Nuova legge contro la pirateria digitale e multimediale, un nuovo attacco a internet e alla libera informazione on line da Berlusconi
02/02/2009 alle 20:41 | Pubblicato in media, politica | 7 commentiEtichette: berlusconi youtube, commissione contro la pirateria, legge contro la pirateria digitale, pirateria digitale e multimediale
Il 14 gennaio scorso con una pomposa conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro dei Beni Culturali Bondi ha annunciato l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale. A capo di questa commissione è stato posto Mauro Masi, definito tecnico, delegato all’Onu per la proprietà intellettuale, dal maggio scorso è stato nominato Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri da Berlusconi.
La commissione dovrà esprimere anche la sua valutazione sul testo della bozza di legge presentata “sulla diffusione telematica delle opere dell’ingegno” e che l’associazione Altroconsumo ha reso pubblica. Attribuita in partenza alla SIAE, questo testo di legge è stato successivamente disconosciuto dalla SIAE che ha precisato di svolgere unicamente un ruolo di supporto e collaborazione all’interno del “Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale”, unico organismo deputato ad elaborare una eventuale proposta di legge.
“Questa iniziativa, di cui sono ancora nebulosi sia gli autori che i contorni mi sembra un atto di arretratezza culturale e di prepotenza politica” – così il professore Stefano Rodotà ha commenta la notizia sull’istituzione di questo comitato che entro 60 giorni dovrà suggerire una strada da percorrere al Governo. Rodotà ha aggiunto, inoltre, “che una proposta di legge contro la pirateria digitale, spingerebbe di fatto verso una censura del web”.
Stiamo vivendo e provando, giorno dopo giorno, come la rivoluzione del web sia riuscita a portare maggiore trasparenza nella vita pubblica attraverso strumenti come YouTube o i siti di social network come Facebook o Myspace. Obama è stato eletto anche grazie ad internet e tutti, indistintamente, hanno sottolineato l’importanza determinante che ha avuto il web per la sua campagna elettorale e per la creazione di una nuova rete di relazioni politiche e sociali. Ma il web rappresenta, oggi, anche la memoria storica di fatti ed avvenimenti che troppo spesso, in giro per il mondo, l’informazione ufficiale dimentica o fa sparire. Come accade nel nostro Paese ad esempio.
Il web è diventato una miniera di informazioni audio e video per tutti, un patrimonio di inestimabile valore culturale e scientifico e sociale di cui tutti possono fruire (ad eccezione dei paesi totalitari vedi Cina, Iran ecc.).
Purtroppo siamo il Paese delle leggi ad personam, dove se qualcuno ha bisogno di guadagnare per incentivare lo sviluppo di uno standard nuovo di trasmissioni digitali, si fa fare una legge e concede contributi per acquistare dei decoder che vengono prodotti direttamente dal fratello del capo del Governo. Vi ricorderete tutti che la “Solari.com” era la società salita all’onore delle cronache in quanto tra le beneficiarie della legge che destinava un contributo statale all’acquisto dei decoder per il digitale terrestre. Il governo di allora guidato da Silvio Berlusconi fece le cose in grande: non solo aveva previsto denaro pubblico per il fratello del premier (la Solari aveva iniziato a distribuire i decoder Amstrad del tipo mhp nel gennaio 2005, in concomitanza con il lancio del servizio pay per view Mediaset premium), ma addirittura si era premurato, attraverso alcuni articoli della legge Gasparri, di far sì che in Sardegna, regione pilota dello switch off (la definitiva transizione dal sistema televisivo analogico a quello digitale terrestre) l’unico decoder in grado di ricevere il segnale fosse proprio l’mhp distribuito dalla Solari.com.
Oggi si ha l’impressione, ma forse è più di un’impressione, che stia accadendo la stessa cosa di allora. Dal momento che il web sarà il futuro della comunicazione, destinato a soppiantare la televisione e, quindi, ad assorbire anche le risorse finanziarie provenienti dal mercato della pubblicità, qualcuno pensa di limitarlo, bloccarlo, ponendolo sotto attacco. In questa direzione va anche la proposta di legge Cassinelli per limitare l’attività di libera informazione dei blog su internet. A questo proposito leggete questo articolo di Punto Informatico su questa proposta di legge liberticida.
Il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi. E secondo voi è farina del sacco di Bondi and C. l’istituzione di questa “commissione”? Ma dai! Ricordiamo anche l’attacco a Sky da parte del Governo con l’aumento dell’iva al 20%.
I paesi totalitari che limitano la rete, lo fanno solo per conservare il controllo del potere e limitare la libertà di informazione dei cittadini. Nei Paesi dove l’informazione viene controllata e dove non esiste il contraddittorio critico proprio dell’informazione libera, i Governi limitano l’accesso ad internet e i suoi contenuti. Come per la proposta di legge sulle intercettazioni, dove si attribuiscono precise responsabilità ai giornalisti e agli editori nel caso di loro diffusione, anche in questo testo di legge si prevedono “specifici profili di diretta responsabilità civile, amministrativa e penale all’operato dei prestatori di servizi della società dell’informazione”. Una definizione generica per indicare che se tutti non controllano, tutti saranno responsabili: provider, editori, giornalisti, blogger… tutti insomma. Se questa non è censura, non trovo altre parole per definire un simile provvedimento.
Si va, insomma, verso una normalizzazione di quello che Berlusconi non può ancora controllare cioè l’informazione libera su internet. E non potrà mai avere, perché la sua società non ha quella credibilità per creare su internet un qualcosa di nemmeno paragonabile a Youtube. Ha le tv che sempre meno gente guarda e sulle quali sempre meno imprenditori fanno pubblicità.
Non appena questa proposta di legge metterà piede in Parlamento scatterà la mobilitazione internazione di tutto il mondo del web e gli altri Paesi liberi, sono sicuro, non ci lasceranno soli.
In una lettera al professor Mauro Masi diversi protagonisti della rete, innovatori, consumatori e provider (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider, Dmin.it, FIMI, Google Italia, Microsoft), hanno invocato una più prolungata riflessione e una partecipazione più attiva al comitato.
Nel frattempo il Comitato ha avviato la consultazione attraverso un apposito forum su internet, attraverso il quale (dicono loro) tutti i consumatori possono inserire commenti o suggerimenti. Il forum non sarà censurato, dicono loro. E guardate come i servi in tv perorano la causa del Premier.
Perchè Berlusconi ha paura della rete…
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