La privatizzazione dell’acqua di Berlusconi

17/12/2008 alle 10:38 | Pubblicato su economia, politica | 1 commento
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L’art. 23 bis della legge 133 del 6 agosto 2008 che convertiva il dl 112 del 25 giugno scorso del Governo, ha introdotto per legge la privatizzazione di qualsiasi servizio pubblico locale a partire dalla gestione e distribuzione dell’acqua. Dall’entrata in vigore della legge il servizi idrici potranno essere affidati a società private in qualsiasi forma costituite. Tutte le eventuali concessioni in essere rilasciate con modalità diverse da quanto previsto da questa legge, scadranno improrogabilmente entro il 31 dicembre 2010.

Rimarrà allo Stato soltanto la proprietà delle reti. Questa regolamentazione introdotta dal Governo Berlusconi e fortissimamente voluta anche dal Partito Democratico (vedi il ddl 772 del 30 giugno 2006 proposto dall’allora ministro Linda Lanzillotta), ha sancito il principio per il quale l’acqua non sarà più un bene d’interesse pubblico primario da garantire a tutti i cittadini su tutto il territorio, ma una merce con rilevanza economica che come tale risponderà esclusivamente alle leggi di mercato. Imprenditori e società italiane ed estere del settore, potranno accaparrarsi la gestione idrica delle principali città italiane, togliendo ai comuni qualsiasi diritto nelle decisioni strategiche e nei principi di intervento nella distribuzione del servizio. Già ci sono degli esempi che hanno anticipato questo indirizzo come la scelta dell’amministrazione del comune di Latina e di Aprilia di affidare la gestione dell’acqua alla società francese Veolia, un gruppo multinazionale, che in poco meno di due anni ha aumentato i prezzi dei servizi idrici del 300%. Questo è dunque quello che attende il resto dei cittadini di tutti i comuni italiani, al massimo entro il 1 gennaio 2011.

La notizia della conversione in legge del decreto del Governo è passata in silenzio nella calura agostana, con buona pace del Partito Democratico e di Veltroni.

Al livello mondiale il business dell’acqua muove colossali fiumi di denaro e presto diventerà il nuovo oro nero, perchè qualsiasi attività economica nasce e si sviluppa grazie alla presenza e alla fruizione dell’acqua.

L’Ocse in un documento ufficiale ha previsto che entro il 2025 i due terzi della popolazione mondiale non avrà più accesso all’acqua potabile. Da qui la corsa e le raccomandazioni della Banca Mondiale alla privatizzazione delle strutture idriche di mezzo mondo. L’acqua non deve essere trattata come una merce qualsiasi, è un bene comune, non si può giocare su un bene comune per fare profitti.

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  1. […] La privatizzazione dell’acqua che sarà il più grande business dei prossimi anni, sarà anche la più grande arma di ricatto che l’Occidente potrà esercitare sui paesi in via di sviluppo e, inevitabilmente, provocherà  anche guerre catastrofiche. […]


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