Eurispes Rapporto Italia 2009 smentisce Berlusconi crolla consenso del Governo. Il 70% degli italiani non crede nel Governo in carica.

30/01/2009 alle 17:59 | Pubblicato su politica, società | 27 commenti
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Oggi a Roma l’Eurispes istituto privato di studi politici, economici e sociali, senza fini di lucro, ha presentato il “Rapporto Italia 2009” che da ventun’anni fotografa la società italiana. Con gli stipendi più bassi d’Europa per gli impiegati e da capogiro per troppi manager, il rapporto rileva che più del 70% degli italiani non crede nel Governo in carica: rispetto allo scorso anno, la fiducia dei cittadini nei confronti del Governo segna una tendenza in aumento passando dal 25,8% del 2008 al 27,7% del 2009. Sebbene il numero di quanti si dicono sfiduciati sia maggioritario (70,5%), questo dato fa registrare un lieve calo rispetto a quello del 2008 (71,5%).”

Dunque un dato importantissimo che smentisce categoricamente i dati sul consenso a questo Governo che Berlusconi sbandiera ai quattro venti ogni giorno.

Dal rapporto emerge una una realtà nazionale caratterizzata da stipendi bassi, precariato e assenza di lavoro. Mentre le retribuzioni in Italia risultano le più basse d’Europa, gli stipendi dei livelli dirigenziali risultano quasi quattro volte superiori a quelli degli impiegati che operano nello stesso comparto. Un divario che cresce ulteriormente se si guarda ai top manager con compensi 243 volte maggiori delle retribuzioni medie.

Solo il 12,4% ritiene che la flessibilità nel lavoro sia uno strumento per eliminare la disoccupazione. Per la maggioranza questa peggiora le possibilità occupazionali dei giovani e rende il lavoro più incerto.

Quasi la meta’ degli italiani boccia l’uso dell’energia nucleare. Con motivazioni differenti, affermano di essere contrari alla attivazione di centrali sul nostro territorio il 45,7% dei cittadini, a fronte del 38,3% dei favorevoli. In particolare, le motivazioni di quanti si oppongono al nucleare sono il non ritenere questa una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all’energia (18,4%) e il timore dei rischi che una tale scelta comporterebbe (27,3%).

Inoltre dal Rapporto Italia 2009 emerge che il 58,9% degli italiani si dice favorevole al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Un dato importante che rileva come gli italiani siano molto più avanti di coloro che siedono in Parlamento. La maggioranza degli italiani afferma – dice l’Eurispes – di considerare l’omosessualità una forma di amore come l’eterosessualità”, e meno di un italiano su 10 (9,3%) la considera immorale.

La Chiesa di Papa Benedetto XVI, invece, registra un forte calo da un anno all’altro, passando dal 49,7% del 2008 al 38,8% di quest’anno. Le “aree deboli” del consenso, per il Vaticano, sono soprattutto il Nord – Ovest (fiducia al 25,9%) e coloro che si dicono di sinistra (fiducia al 23,1%). Al contrario, il sostegno è più forte tra gli over 65enni (51,7%), nel Sud Italia (60,7%) e tra quanti si dicono politicamente di centro (56,3%).

La notizia sul rapporto Eurispes di oggi è stata già censurata dai principali media on line, Corriere.it e Repubblica.it infatti, sono tra le prime testate on line a non dare la notizia nella loro homepage.

Il Ministro Maroni ha, infatti, rubato la scena dell’attenzione della stampa con il “traffico di organi di bambini” – notizia gravissima – ma che in queste ore sta eclissando tutte le notizie drammatiche che arrivano sulla recessione negli Usa e sicuramente occuperà le prime pagine dei quotidiani di domani e le aperture di tutti i tg di prima sera. E’ una notizia che cerca ovviamente di distrarre gli italiani da tutto il resto.

leggi anche:Berlusconi eletto dal popolo: una falsità aberrante!

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Manifestazione piazza Farnese Grillo, Di Pietro, Travaglio completamente censurati da rai e mediaset

28/01/2009 alle 21:41 | Pubblicato su politica, società | 2 commenti
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Una grande manifestazione di cittadini liberi che vogliono resistere al declino di una classe politica collusa con il potere mafioso. Potrete vedere tutti gli interventi che vi posto di seguito e farvi un’idea di cosa è stata la manifestazione, ma il primo che mi preme farvi vedere è quello della censura operata dal TG1 delle ore 20 su tutta la manifestazione di piazza Farnese di oggi. Non una parola sull’Associazione Nazionale dei familiari delle vittime della mafia che ha organizzato l’evento. Non una sola parola per il sostegno dato dalla manifestazione al procuratore di Salerno Luigi Apicella sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio. Il TG1 liquida la manifestazione come “il comizio a Roma con l’attore Grillo contro le proposte del Governo per la legge sulle intercettazioni”. Incentra la notizia su un presunto attacco che Di Pietro avrebbe fatto al Capo dello Stato Napolitano. Non è andata così e lo potete vedere e sentire nel suo intervento completo. Ma l’informazione distorta e di regime punta esclusivamente nel colpevolizzare Di Pietro e nel riportare le parole di solidarietà che vengono dagli esponenti della maggioranza. Censura e disinformazione allo stato puro, da manuale! Guardate invece il servizio di SkyTg24 come non fa sparire la notizia e come riporta tutti i fatti correttamente.

TG1 ore 20,00 CENSURA LA MANIFESTAZIONE

GUARDA ORA IL SERVIZIO DI SKYTG24 SULLA MANIFESTAZIONE di Piazza Farnese

Clicca qui

MARCO TRAVAGLIO

ANTONIO DI PIETRO

BEPPE GRILLO

SALVATORE BORSELLINO


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Manifestazione a sostegno del Procuratore Luigi Apicella a piazza Farnese a Roma 28 gennaio 2009

28/01/2009 alle 08:58 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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In diretta da Piazza Farnese a Roma, la manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale dei familiari delle vittime della mafia per la giustizia e a sostegno di Luigi Apicella.

Interverranno:
Serenetta Monti, Emiliano Morrone, Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Carlo Vulpio.

Segui la diretta della manifestazione

Scandalo intercettazioni Gioacchino Genchi, l’ennesima bufala di Berlusconi per insabbiare le indagini di De Magistris

26/01/2009 alle 21:25 | Pubblicato su politica | 1 commento
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Leggi anche “De Magistris, la storia di Why Not”

Dopo aver eliminato De Magistris, il comandante dei carabinieri Zaccheo, il Procuratore di Salerno Apicella, i giudici Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e tutti quelli che hanno osato scoperchiare il pentolone di marciume che usciva dalle inchieste di Catanzaro, si sferra il colpo finale per eliminare definitivamente lo strumento delle intercettazioni. Gioacchino Genchi stimatissimo professionista, prima uomo dello Stato nella Polizia e poi consulente per le procure di mezza Italia, è stato scelto da Berlusconi per costruire la più colossale balla mediatica per montare ad arte un clamorosa caso di disinformazione. Per altro c’è da dire che l’indagine Why Not è stata l’unica inchiesta dove non ci sono state intercettazioni telefoniche. De Magistris non ha disposto alcuna intercettazione per questa indagine.

Gioacchino Genchi non si è mai occupato di intercettazioni non esiste nessuna banca dati, si occupa da più di 20 anni di consulenze per conto dei giudici e pm. Ha sempre e solo lavorato al fianco dei giudici. Pur essendo un funzionario di polizia non ha mai effettuato intercettazioni telefoniche o ambientali. Lui analizza e incrocia dati che provengono dal fascicolo delle indagini preliminari che poi venivano messi a disposizione delle parti nel processo. Ha esaminato e analizzato come fanno tutti i periti, dati messi a disposizione dai giudici che avevano ordinato e autorizzato le intercettazioni. Non ha mia acquisito dati di personaggi eccellenti della politica o delle istituzioni, quei nomi che sono stati agitati alla vigilia della decapitazione di De Magistris, nel tentativo di suscitare le loro reazioni e insabbiare l’inchiesta. Lui ha sempre ricevuto telefonate già fatte e disposte da un GIP su richiesta di un Pubblico Ministero e insieme ad esse riceveva i tabulati che formano il corollario di quelle intercettazioni. Lui ha sempre riferito al magistrato, è stato sentito in udienza, è stato contro interrogato dagli avvocati dell’imputato che riceveva come l’accusa, tutti gli strumenti per creare il contradditorio in aula.

Per lui è stata chiesta addirittura la corte marziale

Attraverso questa colossale bufala, Berlusconi vuole far digerire all’opinione pubblica una nuova legge sulle intercettazioni che ne limiterà al massimo l’uso, escludendo reati gravissimi. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo il 13 giugno 2008 prevede infatti che i magistrati possano disporre intercettazioni solo per quei reati non colposi che prevedono una pena pari o superiori a 10 anni. Sarebbero pertanto esclusi reati come lo stupro, il sequestro di persona, l’associazione a delinquere, l’estorsione, la ricettazione, la truffa, il furto, il furto in appartamento, la rapina, lo scippo, lo spaccio di droga per le strade, l’omicidio colposo e tutti i reati finanziari. Per quanto riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, potrebbero essere autorizzate intercettazioni solo per quei reati che prevedono una pena superiore a 5 anni. E per chi divulga le intercettazioni il disegno di legge prevede il carcere fino a 5 anni. Berlusconi agita lo spauracchio della privacy violata degli italiani per fare i cavoli propri e dei propri amici.

L’unico scandalo che c’è e che vogliono coprire sono le prove incontrovertibili della spartizione tra i partiti di denaro pubblico in Calabria, che Gioacchino Genchi ha scoperto per conto del PM De Magistris. Questa è la bomba!

Radio Anch’io del 23/01/2009 con Gioacchio Genchi – ascolta.

Intervista di Genchi al Gr1 sul fantomatico “archivio segreto”

Gioacchino Genchi a SKY TG24: Mai fatte intercettazioni


“Io so!” – Passaparola di Marco Travaglio del 26/01/2008.

Leggi anche “De Magistris, la storia di Why Not”

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Le balle di Berlusconi in Abruzzo e l’informazione che sparisce

25/01/2009 alle 16:05 | Pubblicato su media, politica | Lascia un commento
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Claudio Messora è un coraggioso giornalista abruzzese che attraverso il suo blog BYOBLU racconta agli internauti la verità su fatti e notizie che la televisione oscura e nasconde. Di seguito vi posto il suo servizio sulla clamorosa balla che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha sparato agli abruzzesi, durante la recente campagna elettorale che ha visto la vittoria di Gianni Chiodi. In tv di questo clamoroso scandalo nessuno si è occupato. Questo è l’ennesimo episodio di come si possano vincere le elezioni controllando la televisione e quindi l’informazione. La vera informazione libera sta solo su internet e Berlusconi è solo un millantatore.

La grande balla di Berlusconi in Abruzzo


Dopo aver smascherato la colossale balla, Claudio Messora ha chiesto più volte al neo presidente Gianni Chiodi un’intervista per chiedergli spiegazioni e per farsi intervistare pubblicamente e chiedere dove sono finiti i soldi degli abruzzesi, promessi da Berlusconi il 12 dicembre a Chieti e spariti solo sei giorni dopo a Roma.

Lettera aperta a Gianni Chiodi

Dove sono finiti i soldi degli abruzzesi?

Le palle di Natale di Berlusconi in Abruzzo


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Stop a cortei e manifestazioni pubbliche davanti chiese e negozi

25/01/2009 alle 11:12 | Pubblicato su diritti civili, politica | Lascia un commento
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Il Governo Berlusconi si appresta a sferrare un nuovo attacco alla democrazia nel nostro Paese e nessuno fiata!

Il Ministro dell’interno Maroni, infatti, aveva già annunciato il 13 gennaio 2009 nella seduta n. 67, tenutasi al Senato davanti la Commissione Affari Costituzionali, che sarebbe stato necessario rivedere lo svolgimento di manifestazioni pubbliche davanti ai luoghi di culto. Ebbene nel question time alla Camera del 21 gennaio 2009 lo stesso Maroni rispondendo ad una interrogazione dell’On. De Corato (Pdl), che gli chiedeva conto della manifestazione del 3 gennaio a Milano culminata con la preghiera musulmana davanti al Duomo, ha affermato di essere in procinto di inviare una specifica direttiva ai Prefetti che vieta di manifestare davanti le chiese. Inoltre nella direttiva oltre che davanti ai luoghi di culto, non si potrò manifestare davanti i supermercati e i centri commerciali che saranno interdetti ai percorsi dei cortei, così come già avviene per le sedi istituzionali, quelle di partito e le rappresentanze diplomatiche.

Il Governo prende due piccioni con una fava: uno limita il diritto di manifestare sancito dall’art. 17 della Costituzione che in tempo di crisi economica è sempre meglio tenere sotto controllo, due riceve un plauso dal Vaticano sul come le autorità italiane siano così attente al rispetto della Chiesa in Italia. Un successone!

Prime vittima di questo provvedimento è la Manifestazione per la Giiustizia a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella organizzata per il prossimo 28 gennaio a Roma e a cui è necessario partecipare in massa. Come denuncia Beppe Grillo nel sul blog la manifestazione precedentemente indetta a Piazza della Repubblica, molto più ampia e capiente, è stata spostata a Piazza Farnese. Come giustamente fa notare anche Beppe Grillo, tutte le grandi piazze del nostro Paese vedono la presenza di una qualche chiesa più o meno grande. Quindi che si fa? Non si potrà più manifestare davanti le piazze che accolgono una Chiesa e tantomeno ci si potrà passare vicino con il corteo. Ma non solo, non si potranno fare più manifestazione e cortei che si avvicinano a negozi e centri commerciali, quindi nel centro delle città.

Un colpo decisamente ben assestato alla libertà di espressione. Mai più una manifestazione a piazza San Giovanni a Roma, a piazza del Popolo o a piazza della Repubblica. Cancellate le storiche piazze dei più grandi eventi di libertà di questo Paese. Dicasi la stessa cosa per le più grandi città come Milano, Torino, Bologna e Napoli.

Come dicevo all’inizio nessuno ha fiatato in tv su questa notizia, come nessuno aveva fiatato quando erano stati annunciati i 7000 militari e come nessuno fiaterà ai 30000 nuovi militari che ieri Berlusconi ha annunciato di voler inviare a rinforzo degli altri.

Giorno dopo giorno mi accorgo sempre di più come si fa a normalizzare un Paese senza instaurare la dittatura repressiva, senza morti e feriti e senza sospendere la Costituzione, basta una direttiva di un Ministro oppure l’autocensura dei giornalisti, oppure il trasferimento o la sospensione in massa di magistrati coraggiosi.

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Il Governo berlusconi bocciato dalla Corte dei Conti sui provvedimenti per la lotta all’evasione fiscale

24/01/2009 alle 20:33 | Pubblicato su economia, politica | Lascia un commento
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Ieri sera nella prima puntata di “Malpensa Italia” di Gianluigi Paragone (vice-direttore del quotidiano Libero) in onda su Raidue in seconda serata, abbiamo assistito nuovamente ad un esempio di come si eludono le domande attraverso la perenne “campagna elettorale” che i ministri del Governo Berlusconi attuano ogni volta che vanno in tv. E’ stato il ministro Tremonti che ad una domanda del conduttore su cosa il Governo stesse facendo per combattere l’evasione fiscale (dopo aver trasmesso un servizio sull’argomento), invece di dare una risposta concreta se ne è uscito chiedendo a D’Alema “perché all’ultime elezioni non hanno candidato Visco e Padoa-Schioppa se davvero erano così bravi”. Tremonti a corto di argomenti, visto che con l’art. 32 della Legge 6 agosto 2008, n. 133 il Governo ha fatto abolire proprio tutti quei provvedimenti presi dal precedente Governo Prodi per contrastare l’evasione fiscale, ha cercato di sviare la domanda come in campagna elettorale. Ma D’Alema gli ha risposto per le rime ricordandogli che non è lui ad accusarli di agevolare l’evasione fiscale, ma la Corte dei Conti che ha lanciato l’allarme per i passi indietro del Governo sulla lotta all’evasione fiscale. D’Alema che apre un foglio di giornale del Sole 24ore gli ricorda la notizia (comparsa tra giovedì 21 e venerdì 22 sui principali quotidiani economici). Tremonti dice “che sono fatti troppo grandi per valutarli così superficialmente”. Poi arriva il conduttore a salvare il Ministro cambiando interlocutore.

D’Alema faceva riferimento alla relazione quadrimestrale della Corte dei Conti sulle misure adottate dal Governo Berlusconi da maggio ad agosto 2008. Relazione pubblica che potete leggere tutti cliccando qui. Nel documento della più importante magistratura contabile del Paese, i giudici dicono che:

  • aver abolito l’obbligo di indicare negli assegni bancari il codice fiscale di ciascun girante;
  • aver aumentato l’importo massimo dei trasferimenti in contanti tra soggetti da 5000 euro a 12.500 euro;
  • aver aumentato il limite da 5000 euro a 12.500 euro per l’indicazione della clausola di “non trasferibilità” sugli assegni bancari; aver aumentato da 5000 euro a 12500 euro il limite massimo dei depositi e libretti al portatore;
  • aver abrogato l’obbligo per i liberi professionisti e commercianti di tenere un conto corrente bancario o postale, il cosiddetto conto fiscale, sul quale far affluire tutte le somme riscosse nell’esercizio dell’attività e dal quale sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese;
  • aver abrogato l’obbligo per i professionisti di riscuotere i pagamenti delle loro prestazioni per importi superiori a 100 euro con strumenti di pagamento elettronico o assegni o bonifici e aver abolito l’obbligo di presentazione dell’elenco clienti/fornitori;

rischia di incentivare i comportamenti fraudolenti da parte degli evasori fiscali.

La Corte inoltre afferma che il gettito previsto dal Governo per la lotta all’evasione è sovrastimato e che la cosiddetta “Robin Tax” comporta il rischio di traslare i maggiori oneri delle aziende cui è diretta, sui consumatori finali. La Corte, insomma, smonta una parte fondamentale della manovra economica triennale del Governo Berlusconi e scrive, inoltre, che l’eccessivo ricorso ai decreti legge determina elementi di criticità nella legislazione di spesa.

Avevo già scritto un post su questo argomento intitolandolo “il regalo di Berlusconi a commercianti e liberi professionisti” con tutti i provvedimenti che la Corte dei Conti mette sotto accusa. Sinceramente non ci voleva la Corte per capire che erano fatti apposta per tornare ad evadere le tasse per i commercianti e i liberi professionisti. Un regalino di Berlusconi per la vittoria alle elezioni.

Tutto questo vi dimostra, ancora una volta, come le notizie spariscono dalla televisione e come certi giornalisti non fanno domande e non indagano i fatti. Gustatevi il video.

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Femminicidio stalking la violenza sulle donne nascosta

24/01/2009 alle 13:52 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | Lascia un commento
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Oggi giornali e tv focalizzano la loro attenzione “sugli stupri nella capitale”, uno per la verità accaduto in un piccolo comune a est della città di Roma, Guidonia. Fatti gravissimi che creano sconcerto e rabbia, specie se pensiamo che queste violenze riguardano sempre le donne. Da subito stampa e tv amplificano queste tragiche notizie spostando il problema sulla sicurezza nelle città e il contrasto all’immigrazione. E’ addirittura intervenuto il Governo d’urgenza, prorogando l’intervento dei militari nelle città. Per altri sei mesi i militari potranno fare la guardia all’obelisco a piazza S. Giovanni in Laterano a Roma. Oppure fare la guardia fuori dall’Ambasciata dell’Arabia Saudita su viale Regina Margherita, sempre a Roma. Le forze dell’ordine hanno intrapreso battute nelle campagne intorno a Guidonia per abbattere baracche abusive, setacciare i campi nomadi ecensire gli immigrati senza fissa dimora, extracomunitari e non. I nemici sono sempre i rumeni. Questo è lo scenario che i cittadini hanno sotto gli occhi attraverso le televisioni.

In nessun modo si giustificano queste violenze e chi se ne è reso responsabile dovrà pagare.

Ciò che però è indispensabile denunciare in maniera forte è l’ipocrisia di chi oggi torna a ribadire che esiste l’emergenza sicurezza, senza affrontare il problema più ampio della violenza sulle donne.

Nonostante la strage di donne continui, un vero e proprio quotidiano femminicidio silenzioso, il Governo continua ad essere latitante continua con i suoi spot sulla sicurezza con i “soldatini nelle città”.

Giovedì scorso ben tre donne, tre mogli, tre mamme, sono state uccise dai loro mariti. Massacrate a roncolate, a colpi di pistola, violentate. Ma i media non si sono minimamente soffermati sul problema del femminicidio. Dall’inizio dell’anno sono già 20 le donne rimaste vittime di violenza all’interno della propria famiglia. Quasi una al giorno. L’anno scorso le donne rimaste vittime di abusi e violenze consumate all’interno del nucleo familiare sono state ben 238. Una strage infinita. A nessuno è venuto in mente di andare ad intervistare il ministro dell’interno Maroni o il Presidente del Consiglio per chiedere conto di cosa il Governo sta facendo per risolvere questo problema. Le notizie passano, le donne muoiono e poi arrivano gli stupri che accendono i riflettori sull’unico problema che sembra avere questo Paese rispetto alla sicurezza: gli immigrati. Ed anche questa volta non è la violenza sulle donne l’emergenza su cui focalizzare gli sforzi del Governo.

In Italia è sempre più emergenza. La principale e prevalente violenza sulle donne si genera all’interno dei nuclei familiari, figli, mariti, conviventi ne sono spessissimo i responsabili prevalenti. Le donne sono completamente lasciate sole al loro destino, vittime di abusi, molestie, violenze fisiche e psicologiche ripetute, sistematiche.

Anche in questo caso, il Governo ha fatto solo spot. L’annunciata legge sullo stalking che il Ministro delle pari opportunità Carfagna aveva annunciato e che il Governo ha presentato al Parlamento giace in chissà quale cassetto al Senato. Contrariamente a quanto annunciato dal Ministro Carfagna che aveva detto che la legge sarebbe stata approvata entro la fine di marzo, il disegno di legge del Governo non è stato nemmeno calendarizzato e quasi sicuramente non lo sarà che dopo l’estate. In Italia, l’86% delle vittime dello stalking e’ una donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%). Sono dati diffusi dall’Osservatorio nazionale stalking dell’Associazione italiana di psicologia e criminologia.

Ammettere che sia la famiglia il principale coacervo di violenza nella nostra società è un tabù, specie per tutti quelli che continuano a sbracciarsi per difenderne i valori fondanti che a loro dire vengono minacciati dal relativismo culturale della sinistra e da chi vuole una legge sulle unioni civili per le coppie di fatto.

Più morti della mafia. La famiglia italiana uccide più della mafia, della criminalità organizzata straniera e di quella comune. Ogni tre giorni una donna muore per mano del proprio compagno. Sono infatti oltre 1.300 le vittime negli ultimi sei anni. Quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, la casa, si trasforma a volte in una camera delle torture. Ma esiste una violenza che non arriva alle prime pagine dei giornali. E’ quella dell’umiliazione quotidiana, della dipendenza economica, della denigrazione che alcuni uomini operano nei confronti delle loro compagne. Un processo invisibile, di cui la violenza fisica è solo l’ultimo atto. I responsabili sono – in entrambi i casi – uomini possessivi, incapaci di gestire l’abbandono, la separazione e il rifiuto.

La storia di Stella Palermo

In Spagna dove esiste lo stesso problema, tra i primi provvedimenti che il Premier Zapatero, ha concretizzato dopo la sua vittoria all’elezioni c’è stata una legge che affrontava il problema della violenza sulle donne. Il Governo Spagnolo ha fatto approvare dal Parlamento una legge che istituisce tribunali speciali deputati unicamente a reprimere questo problema, con pene severissime.

La legge afferma che “si tratta di una violenza diretta contro le donne per il mero fatto di essere donne, considerate dai propri aggressori, come soggetti privi dei più elementari diritti di libertà di rispetto e di potere decisionale”. La violenza “di genere”, afferma questa legge, costituisce uno degli attacchi più pericolosi ai diritti fondamentali.

I “tribunali per la violenza di genere” sono competenti a istruire e decidere le cause per omicidi, lesioni, violazioni della libertà, sessualità dell’integrità morale o di ogni altro reato che comporta violenza e intimidazione commesso contro una persona che è o è stata moglie o che ha avuto una relazione sentimentale, con o senza convivenza con l’aggressore.

In Italia una legge simile è ostacolata anche dalla Chiesa che non può accettare che venga riconosciuto per legge il reato di violenza contro la donna. Questo è l’unico motivo per cui questa legge non passa e viene affossata di legislatura in legislatura, così come del resto una legge che punisca l’omofobia.

E l’altro ieri a Foggia un uomo ha mandato alla ex moglie un Sms dove diceva “domani ti ammazzo”, cosa che poi puntualmente ha fatto. Ma quante altre morti annunciate dobbiamo avere per ottenere questa legge? Quante altre storie “Amore Criminale” dovrà raccontare in tv per svegliare le coscienze dei politici? E’ assurdo. Quella sullo stalking è una legge semplice che darebbe alle forze dell’ordine la possibilità di intervenire. E poi c’è il problema della giustizia, ma questa è un’altra storia, ancora più triste. Per l’omicidio della sig.ra Reggiani, la tragedia di Tor di Quinto a Roma (che fece scatenare la Destra contro il Governo Prodi), il giudice ha ridotto la pena all’imputato perchè la donna si è ribellata. Oppure a Genova, Luca Delfino, che ha massacrato e ucciso due donne che ha perseguitato per anni, si è visto riconoscere l’infermità mentale e anche per lui la pena è stata ridotta. Non è un Paese civile questo.

guarda la trasmissione completa di Otto e Mezzo del 26/11/2008

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Marcegaglia esce dalla cordata Alitalia Cai

23/01/2009 alle 05:45 | Pubblicato su economia, politica | Lascia un commento
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L’aveva annunciato a Report e l’ha fatto. Emma Marcegaglia (tra le altre cose presidente di Confindustria) ha lasciato la cordata italiana dei “patrioti” che ha “salvato” a spese dell’Erario Alitalia.

La Marcegaglia ha confermato ieri di essere uscita dal capitale di CAI perchè il suo compito è esaurito. Le bugie che Berlusconi ha raccontato per mesi agli italiani su questo pseudo salvataggio, piano piano iniziato a venire fuori. Il presunto patto a non vendere per 4 anni, già smentito dalla Gabanelli a Report nell’ottobre scorso, insomma è una bufala vera e propria venduta agli italiani dal Presidente del Consiglio.

La notizia, ieri sera, non è passata in nessun telegiornale di prima serata, nè Rai nè Mediaset, nè La7. Solo SkyTg24 ha riportato la notizia.

Insomma per salvare AirOne e Banca Intesa, si sono incassati i 300 milioni di euro dallo Stato del prestito ponte e nominato 16 soci di cui 10 indagati o condannati per truffa e mazzette, e fare cassa dopo l’arrivo della compagnia straniera, che guarda caso è la stessa che aveva individuato il Governo Prodi.

La truffa ai danni dello Stato che ha arricchito pochi amici di Berlusconi a danno di tutta la collettività, continua…

Per non dimenticare questa triste vicenda ecco l’inchiesta di Report e il commento di Marco Travaglio:

  1. Report 12 ottobre Alitalia Cai, prima parte video
  2. Report 12 ottobre Alitalia Cai, seconda parte video
  3. Report 12 ottobre Alitalia Cai, terza parte video
  4. Report 12 ottobre Alitalia Cai, quarta parte video
  5. Report 12 ottobre Alitalia Cai, quinta parte video
  6. Report 12 ottobre Alitalia Cai, sesta parte video
  7. Report 12 ottobre Alitalia Cai, settima parte video
  8. Report 12 ottobre Alitalia Cai, ottava parte video

Alitalia, una commedia italiana

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De magistris: Poseidon, Why not, Toghe lucane. Chi indaga viene cacciato! E Genchi è l’ultimo a pagare.

22/01/2009 alle 23:22 | Pubblicato su politica | 3 commenti
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La vicenda personale e lavorativa del magistrato Luigi de Magistris che va avanti da quasi tre anni sugli schermi di questa “povera Italia” stuprata dai poteri forti, è il caso più emblematico di come un funzionario dello Stato sia stato rimosso dai suoi incarichi ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova e più ampia Tangentopoli che, da destra a sinistra, avrebbe potuto spazzare via la classe politica corrotta di questo Paese.

Cerchiamo di ricostruire questa vicenda in maniera lineare e schematica con le fonti delle notizie per avere un riassunto di quanto accaduto finora.

Luigi De Magistris pubblico ministero della Procura di Catanzaro avvia nel maggio del 2005 un inchiesta denominata “Poseidon” per un presunto uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari in Calabria che attraverso una frode sui depuratori da 800 milioni di euro, parte dei quali forse sono finiti a An, Udc e Forza Italia. Parallelamente De Magistris porta avanti un’altra inchiesta che ipotizza la presenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica segreta che coinvolge politici, amministratori, magistrati e mafiosi. L’inchiesta prende il nome “Why Not” dal nome da una società di lavoro interinale di Lamezia Terme che fornisce alla regione Calabria i lavoratori per il settore informatico. Un giro di soldi milionario, fatto di appalti e comitati di affari che si intrecciano con magistrati, imprenditori e deputati.

Infine le inchieste di De Magistris si spingono fino alla Basilicata dove le sue indagini scoprono un comitato d’affari comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari che avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. L’inchiesta sarà denominata “toghe lucane”.

Dall’inizio delle sue inchieste De Magistris viene sottoposto a numerose ispezioni, riceve pressione da ambienti istituzionali ed è oggetto anche di svariate interrogazioni parlamentari. Vive sotto scorta. Nell’ottobre del 2007 De Magistris va in televisione e successivamente viene invitato al Parlamento Europeo, per dare testimonianza della sua esperienza di magistrato sulle inchieste che hanno visto sotto inchiesta l’uso dei fondi europei per lo sviluppo in Calabria.

Il primo violento attacca a De Magistris arriva il 21 dicembre 2007 quando l’allora Ministro della Giustizia Mastella chiese al CSM il trasferimento cautelare del magistrato, che secondo i suoi ispettori si era reso responsabile di “gravi anomalie” nella gestione del fascicolo “Toghe lucane” e si era, inoltre, rifiutato di riferire gli sviluppi dell’inchiesta al procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi (che chiederà poi di essere trasferito). Il CSM lo destina ad altro incarico, smette di essere pubblico ministero, diventa giudice del riesame a Napoli, perde tutte le sue inchieste. Insieme a De Magistris viene trasferito nelle Marche il suo migliore uomo di fiducia, il capitano dei carabinieri Pasquale Zaccheo.

Anche Clementina Forleo che si è permessa di difendere in tv De Magistris è stata trasferita e l’hanno fatta passare pure per pazza. Vittima sacrificale in nome dei poteri forti, anche il giornalista Carlo Vulpio, che ha seguito per il Corriere della Sera le vicende di De Magistris sin dall’inizio. Carlo Vulpio non è stato licenziato dal suo giornale, ma è stato “trasferito”. Come tutti quelli che in questi ultimi anni hanno osato fare semplicemente il proprio dovere. Non si occupa più di queste inchieste, ma di altro.

Questa è la schematica storia di questo coraggioso e onesto magistrato, ma che non finisce con il suo trasferimento perché le inchieste che gli sono state sottratte, hanno successivamente fatto altre vittime illustri all’interno della magistratura.

Ma Perché entra in gioco anche la Procura della Repubblica di Salerno? Perché è competente per i fatti che riguardano i magistrati in forza alla Procura della Repubblica di Catanzaro, ed essendo venuti in possesso di notizie di reato a carico di questi magistrati, che hanno completamente isolato il pm De Magistris all’interno di quell’ufficio, apre un inchiesta su di loro.

La Procura di Salerno notifica gli avvisi di garanzia a coloro che questi reati avrebbero commesso e avendo necessità di acquisire le carte, chiede il fascicolo Why Not  per sette volte perché era stato sottratto al titolare De Magistris da parte del Procuratore Generale di Catanzaro, con una mossa che secondo i giudici di Salerno è illegittima e illegale, tanto che celerebbe addirittura una corruzione giudiziaria per salvare alcuni imputati eccellenti dell’indagine. La Procura di Catanzaro con mille scuse ha negato per ben sette volte ai colleghi di Salerno quelle carte, e tutti lo sapevano anche il CSM. Alla fine i colleghi di Salerno giustamente sono andati a Catanzaro a prendersele con un provvedimento previsto dalla legge, un atto di sequestro, provvedimento tra l’altro di ordinaria amministrazione giudiziaria, il sequestro di carte in originale come succede continuamente in uffici pubblici di ogni genere. Insieme al sequesto degli atti procedono anche a delle perquisizioni a casa degli indagati, magistrati compresi. Ora la Procura di Catanzaro non è competente ad indagare sui magistrati di Salerno, ma ciò nonostante lo ha fatto lo stesso per ripicca e manda gli avvisi di garanzia e contro-sequestri ai giudici di Salerno.

A questo punto entra in gioco l’informazione “deviante” e censurata che giornali e tv hanno dato sulla vicenda etichettando tutto come “guerra fra le procure”. E in grande stile arriva il Presidente della Repubblica con il suo stop e chiede le carte a tutti, dopo che trapela un intercettazione del vice presidente del CSM Nicola Mancino con un indagato eccellente di Why Not.

Dopo l’intervento di Napolitano il ministro della Giustizia Alfano chiede alla sezione disciplinare del Csm il trasferimento di sede e di funzione per sei magistrati di Salerno e Catanzaro e addirittura la sospensione dall’incarico e dallo stipendio del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella. Nella sua richiesta al CSM il ministro Alfano scrive che << Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti>>.

La decisione del CSM non si è fatta attendere ed ha trasferito d’ufficio il pg di Catanzaro Enzo Jannelli, il suo sostituto Alfredo Garbati e i due pm di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani che non potranno più svolgere la funzione di magistrati d’accusa. Altri due magistrati di Catanzaro sono rimasti al loro posto. Il procuratore di Salerno Luigi Apicella è stato sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio con effetto immediato. Un provvedimento senza precedenti nell’Italia repubblicana.

Ma giornali e tg hanno mancato di dare una notizia importantissima: il tribunale del riesame di Salerno al quale gli inquisiti oggetto del provvedimento di perquisizione dei magistrati Nuzzi e Verasani di Salerno, si sono rivolti per chiederne l’annullamento, ha respinto con un ordinanza i ricorsi degli indagati dichiarando dunque fondato, legittimo, impeccabile il provvedimento (che invece il ministro aveva giudicato atto abnorme).

Ora il CSM dovrebbe rispondere sul perché ha cacciato i magistrati di Salerno, nonostante un tribunale della Repubblica, il Riesame di Salerno, ha confermato quei provvedimenti stabilendo che erano fondati e impeccabili.

Alla base di tutta questa storia, drammaticamente, c’è solo la volontà di mettere a tacere quanti indagano su queste scottanti inchieste che potrebbero far scoppiare una nuova Tangentopoli più grave e ampia di quella che ha spazzato via la cosidetta “prima Repubblica”. Uno scandalo di ben più ampie dimensioni che coinvolge oltre la politica, importanti pezzi delle istituzioni, compresa la magistratura che ha coperto per anni scandali e porcherie di amministratori pubblici sia di destra che di sinistra.

WHY NOT ULTIMO ATTO:  BISOGNA ELIMINARE GENCHI

Dopo aver eliminato De Magistris, il comandante dei carabinieri Zaccheo, il Procuratore di Salerno Apicella, i giudici Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e tutti quelli che hanno osato scoperchiare il pentolone di marciume che usciva dalle inchieste di Catanzaro, si sferra il colpo finale per eliminare definitivamente lo strumento delle intercettazioni. Gioacchino Genchi stimatissimo professionista, prima uomo dello Stato nella Polizia e poi consulente per le procure di mezza Italia, è stato scelto da Berlusconi per costruire la più colossale balla mediatica per montare ad arte un clamorosa caso di disinformazione. Per altro c’è da dire che l’indagine Why Not è stata l’unica inchiesta dove non ci sono state intercettazioni telefoniche. De Magistris non ha disposto alcuna intercettazione per questa indagine.

Gioacchino Genchi non si è mai occupato di intercettazioni non esiste nessuna banca dati, si occupa da più di 20 anni di consulenze per conto dei giudici e pm. Ha sempre e solo lavorato al fianco dei giudici. Pur essendo un funzionario di polizia non ha mai effettuato intercettazioni telefoniche o ambientali. Lui analizza e incrocia dati che provengono dal fascicolo delle indagini preliminari che poi venivano messi a disposizione delle parti nel processo. Ha esaminato e analizzato come fanno tutti i periti, dati messi a disposizione dai giudici che avevano ordinato e autorizzato le intercettazioni. Non ha mia acquisito dati di personaggi eccellenti della politica o delle istituzioni, quei nomi che sono stati agitati alla vigilia della decapitazione di De Magistris, nel tentativo di suscitare le loro reazioni e insabbiare l’inchiesta. Lui ha sempre ricevuto telefonate già fatte e disposte da un GIP su richiesta di un Pubblico Ministero e insieme ad esse riceveva i tabulati che formano il corollario di quelle intercettazioni. Lui ha sempre riferito al magistrato, è stato sentito in udienza, è stato contro interrogato dagli avvocati dell’imputato che riceveva come l’accusa, tutti gli strumenti per creare il contradditorio in aula. Per lui è stata chiesta addirittura la corte marziale

Attraverso questa colossale bufala, Berlusconi vuole far digerire all’opinione pubblica una nuova legge sulle intercettazioni che ne limiterà al massimo l’uso, escludendo reati gravissimi.

Tre i punti fondamentali che sconvolgono completamente il sistema delle intercettazioni e di fatto annullano l’operato e gli sforzi delle forze dell’ordine per contrastare il crimine organizzato:

  1. Se passasse questa legge per i reati puniti con meno di 10 anni le intercettazioni sarebbero di fatto abrogate perché per poterle disporre occorrerebbe di fatto che si sia già provata la colpevolezza dell’indagato. Piuttosto che intercettarlo, dunque, lo si andrebbe proprio ad arrestare.
  2. Sono 60 i giorni  di durata massima per le intercettazioni e se al 59 giorno, se si scoprono i reati tutto viene vanificato. Insomma, chi delinque continuerà indisturbato a farlo.
  3. Per le estorsioni, il pizzo che sconvolge l’attività economica di centinaia di cittadini nelle regioni del meridione, Berlusconi vuole che sia la persona offesa a chiedere le intercettazioni. E sappiamo che è già difficile che denuncino di essere taglieggiati. Di fatto si fa un regalo alla criminalità organizzata che avrà la possibilità di vessare di più i cittadini.

L’unico scandalo che c’è e che vogliono coprire sono le prove incontrovertibili della spartizione tra i partiti di denaro pubblico in Calabria, che Gioacchino Genchi ha scoperto per conto del PM De Magistris. Questa è la bomba!

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