Scende l’euribor e le banche aumentano lo spread

11/01/2009 alle 08:51 | Pubblicato su economia, politica | Lascia un commento
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Se per effetto della crisi finanziaria che ha trovolto tutto il mondo e l’abbassamento del tasso ufficiale di sconto della BCE, i tassi di riferimento Euribor e Irs sono scesi ai livelli di quasi tre anni e mezzo fa, le banche hanno fatto presto a rialzare lo spread. Questi parametri esprimono un tasso di riferimento che viene calcolato giornalmente e che esprime il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee. Lo spread, invece, è il margine di guadagno della banca che aggiunto al tasso Euribor o Irs, esprime il tasso che viene praticato al cliente. L’esperienza più vicina a noi che ha a che fare con questi due parametri riguarda i mutui per l’acquisto della prima casa. Ebbene a tutt’oggi anche se dallo scorso ottobre il tasso BCE è sceso dal 4,25% al 2,50% per i nuovi clienti sostanzialmente non è cambiato nulla. Perché il decremento del tasso BCE è stato compensato dall’aumento dello spread che le banche applicano sull’erogazione dei mutui e prestiti personali. Se ad ottobre lo spread medio applicato su un mutuo a tasso variabile per una durata di 30 anni era dello 0,85%, oggi è arrivato allo 1,40%. Inoltre in molte banche sono ricomparse le spese di istruttoria. Che la crisi di liquidità delle banche sia ormai conclamata si evidenzia anche dallo stop che si è avuto sulla vendita dei mutui al 100%, conseguenza anche del prossimo crollo del valore degli immobili anche nel nostro Paese*. Infatti non c’è più nessuna banca che li eroga e ci si limita ufficialmente alla vendita dei mutui che arrivano fino all’80% del prezzo di acquisto dell’immobile. Altra nota dolente riguarda i prestiti personali che nel nostro paese di solito arrivano fino ad un importo massimo di trentamila euro con una durata compresa tra 12 e 84 rate. Anche qui la storia non cambia. A fronte di un abbassamento del tasso ufficiale di sconto BCE al 2,00%, il livello dei tassi medi per un prestito personale entro trentamila euro, rimane su livelli medi compresi tra 1’11 e il 13% lo stesso di quest’estate. Tasso che con spese di istruttoria, assicurazione e spese di addebito rata può arrivare tranquillamente a superare il 15%. E questa situazione riguarda il settore retail, cioè i mutui e i prestiti che riguardano i clienti privati. Non diversa è la storia per i clienti con partita iva e cioè artigiani, negozianti e imprese. I livelli di tasso di interesse su fidi, prestiti e mutui per le imprese sono aumenti molto più che per la clientela privata con evidenti ripercussioni sull’attività imprenditoriale di questi soggetti.

La musica non cambia insomma! Nonostante l’emorragia di clienti che hanno chiuso i proprio conti correnti per ricorrere al più tradizionale libretto di risparmio alle Poste, le banche foraggiate dallo Stato per evitare qualsiasi possibile crisi di liquidità o addirittura la bancarotta, continuano insomma a fare il bello e il cattivo tempo. Non è aumentata la trasparenza, non è aumentata la concorrenza, insomma non è cambiato proprio niente!

*E se scoppia la bolla immobiliare in Italia accradrà che le banche…(guarda il video)


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