De magistris: Poseidon, Why not, Toghe lucane. Chi indaga viene cacciato! E Genchi è l’ultimo a pagare.

22/01/2009 alle 23:22 | Pubblicato su politica | 3 commenti
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La vicenda personale e lavorativa del magistrato Luigi de Magistris che va avanti da quasi tre anni sugli schermi di questa “povera Italia” stuprata dai poteri forti, è il caso più emblematico di come un funzionario dello Stato sia stato rimosso dai suoi incarichi ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova e più ampia Tangentopoli che, da destra a sinistra, avrebbe potuto spazzare via la classe politica corrotta di questo Paese.

Cerchiamo di ricostruire questa vicenda in maniera lineare e schematica con le fonti delle notizie per avere un riassunto di quanto accaduto finora.

Luigi De Magistris pubblico ministero della Procura di Catanzaro avvia nel maggio del 2005 un inchiesta denominata “Poseidon” per un presunto uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari in Calabria che attraverso una frode sui depuratori da 800 milioni di euro, parte dei quali forse sono finiti a An, Udc e Forza Italia. Parallelamente De Magistris porta avanti un’altra inchiesta che ipotizza la presenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica segreta che coinvolge politici, amministratori, magistrati e mafiosi. L’inchiesta prende il nome “Why Not” dal nome da una società di lavoro interinale di Lamezia Terme che fornisce alla regione Calabria i lavoratori per il settore informatico. Un giro di soldi milionario, fatto di appalti e comitati di affari che si intrecciano con magistrati, imprenditori e deputati.

Infine le inchieste di De Magistris si spingono fino alla Basilicata dove le sue indagini scoprono un comitato d’affari comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari che avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. L’inchiesta sarà denominata “toghe lucane”.

Dall’inizio delle sue inchieste De Magistris viene sottoposto a numerose ispezioni, riceve pressione da ambienti istituzionali ed è oggetto anche di svariate interrogazioni parlamentari. Vive sotto scorta. Nell’ottobre del 2007 De Magistris va in televisione e successivamente viene invitato al Parlamento Europeo, per dare testimonianza della sua esperienza di magistrato sulle inchieste che hanno visto sotto inchiesta l’uso dei fondi europei per lo sviluppo in Calabria.

Il primo violento attacca a De Magistris arriva il 21 dicembre 2007 quando l’allora Ministro della Giustizia Mastella chiese al CSM il trasferimento cautelare del magistrato, che secondo i suoi ispettori si era reso responsabile di “gravi anomalie” nella gestione del fascicolo “Toghe lucane” e si era, inoltre, rifiutato di riferire gli sviluppi dell’inchiesta al procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi (che chiederà poi di essere trasferito). Il CSM lo destina ad altro incarico, smette di essere pubblico ministero, diventa giudice del riesame a Napoli, perde tutte le sue inchieste. Insieme a De Magistris viene trasferito nelle Marche il suo migliore uomo di fiducia, il capitano dei carabinieri Pasquale Zaccheo.

Anche Clementina Forleo che si è permessa di difendere in tv De Magistris è stata trasferita e l’hanno fatta passare pure per pazza. Vittima sacrificale in nome dei poteri forti, anche il giornalista Carlo Vulpio, che ha seguito per il Corriere della Sera le vicende di De Magistris sin dall’inizio. Carlo Vulpio non è stato licenziato dal suo giornale, ma è stato “trasferito”. Come tutti quelli che in questi ultimi anni hanno osato fare semplicemente il proprio dovere. Non si occupa più di queste inchieste, ma di altro.

Questa è la schematica storia di questo coraggioso e onesto magistrato, ma che non finisce con il suo trasferimento perché le inchieste che gli sono state sottratte, hanno successivamente fatto altre vittime illustri all’interno della magistratura.

Ma Perché entra in gioco anche la Procura della Repubblica di Salerno? Perché è competente per i fatti che riguardano i magistrati in forza alla Procura della Repubblica di Catanzaro, ed essendo venuti in possesso di notizie di reato a carico di questi magistrati, che hanno completamente isolato il pm De Magistris all’interno di quell’ufficio, apre un inchiesta su di loro.

La Procura di Salerno notifica gli avvisi di garanzia a coloro che questi reati avrebbero commesso e avendo necessità di acquisire le carte, chiede il fascicolo Why Not  per sette volte perché era stato sottratto al titolare De Magistris da parte del Procuratore Generale di Catanzaro, con una mossa che secondo i giudici di Salerno è illegittima e illegale, tanto che celerebbe addirittura una corruzione giudiziaria per salvare alcuni imputati eccellenti dell’indagine. La Procura di Catanzaro con mille scuse ha negato per ben sette volte ai colleghi di Salerno quelle carte, e tutti lo sapevano anche il CSM. Alla fine i colleghi di Salerno giustamente sono andati a Catanzaro a prendersele con un provvedimento previsto dalla legge, un atto di sequestro, provvedimento tra l’altro di ordinaria amministrazione giudiziaria, il sequestro di carte in originale come succede continuamente in uffici pubblici di ogni genere. Insieme al sequesto degli atti procedono anche a delle perquisizioni a casa degli indagati, magistrati compresi. Ora la Procura di Catanzaro non è competente ad indagare sui magistrati di Salerno, ma ciò nonostante lo ha fatto lo stesso per ripicca e manda gli avvisi di garanzia e contro-sequestri ai giudici di Salerno.

A questo punto entra in gioco l’informazione “deviante” e censurata che giornali e tv hanno dato sulla vicenda etichettando tutto come “guerra fra le procure”. E in grande stile arriva il Presidente della Repubblica con il suo stop e chiede le carte a tutti, dopo che trapela un intercettazione del vice presidente del CSM Nicola Mancino con un indagato eccellente di Why Not.

Dopo l’intervento di Napolitano il ministro della Giustizia Alfano chiede alla sezione disciplinare del Csm il trasferimento di sede e di funzione per sei magistrati di Salerno e Catanzaro e addirittura la sospensione dall’incarico e dallo stipendio del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella. Nella sua richiesta al CSM il ministro Alfano scrive che << Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti>>.

La decisione del CSM non si è fatta attendere ed ha trasferito d’ufficio il pg di Catanzaro Enzo Jannelli, il suo sostituto Alfredo Garbati e i due pm di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani che non potranno più svolgere la funzione di magistrati d’accusa. Altri due magistrati di Catanzaro sono rimasti al loro posto. Il procuratore di Salerno Luigi Apicella è stato sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio con effetto immediato. Un provvedimento senza precedenti nell’Italia repubblicana.

Ma giornali e tg hanno mancato di dare una notizia importantissima: il tribunale del riesame di Salerno al quale gli inquisiti oggetto del provvedimento di perquisizione dei magistrati Nuzzi e Verasani di Salerno, si sono rivolti per chiederne l’annullamento, ha respinto con un ordinanza i ricorsi degli indagati dichiarando dunque fondato, legittimo, impeccabile il provvedimento (che invece il ministro aveva giudicato atto abnorme).

Ora il CSM dovrebbe rispondere sul perché ha cacciato i magistrati di Salerno, nonostante un tribunale della Repubblica, il Riesame di Salerno, ha confermato quei provvedimenti stabilendo che erano fondati e impeccabili.

Alla base di tutta questa storia, drammaticamente, c’è solo la volontà di mettere a tacere quanti indagano su queste scottanti inchieste che potrebbero far scoppiare una nuova Tangentopoli più grave e ampia di quella che ha spazzato via la cosidetta “prima Repubblica”. Uno scandalo di ben più ampie dimensioni che coinvolge oltre la politica, importanti pezzi delle istituzioni, compresa la magistratura che ha coperto per anni scandali e porcherie di amministratori pubblici sia di destra che di sinistra.

WHY NOT ULTIMO ATTO:  BISOGNA ELIMINARE GENCHI

Dopo aver eliminato De Magistris, il comandante dei carabinieri Zaccheo, il Procuratore di Salerno Apicella, i giudici Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e tutti quelli che hanno osato scoperchiare il pentolone di marciume che usciva dalle inchieste di Catanzaro, si sferra il colpo finale per eliminare definitivamente lo strumento delle intercettazioni. Gioacchino Genchi stimatissimo professionista, prima uomo dello Stato nella Polizia e poi consulente per le procure di mezza Italia, è stato scelto da Berlusconi per costruire la più colossale balla mediatica per montare ad arte un clamorosa caso di disinformazione. Per altro c’è da dire che l’indagine Why Not è stata l’unica inchiesta dove non ci sono state intercettazioni telefoniche. De Magistris non ha disposto alcuna intercettazione per questa indagine.

Gioacchino Genchi non si è mai occupato di intercettazioni non esiste nessuna banca dati, si occupa da più di 20 anni di consulenze per conto dei giudici e pm. Ha sempre e solo lavorato al fianco dei giudici. Pur essendo un funzionario di polizia non ha mai effettuato intercettazioni telefoniche o ambientali. Lui analizza e incrocia dati che provengono dal fascicolo delle indagini preliminari che poi venivano messi a disposizione delle parti nel processo. Ha esaminato e analizzato come fanno tutti i periti, dati messi a disposizione dai giudici che avevano ordinato e autorizzato le intercettazioni. Non ha mia acquisito dati di personaggi eccellenti della politica o delle istituzioni, quei nomi che sono stati agitati alla vigilia della decapitazione di De Magistris, nel tentativo di suscitare le loro reazioni e insabbiare l’inchiesta. Lui ha sempre ricevuto telefonate già fatte e disposte da un GIP su richiesta di un Pubblico Ministero e insieme ad esse riceveva i tabulati che formano il corollario di quelle intercettazioni. Lui ha sempre riferito al magistrato, è stato sentito in udienza, è stato contro interrogato dagli avvocati dell’imputato che riceveva come l’accusa, tutti gli strumenti per creare il contradditorio in aula. Per lui è stata chiesta addirittura la corte marziale

Attraverso questa colossale bufala, Berlusconi vuole far digerire all’opinione pubblica una nuova legge sulle intercettazioni che ne limiterà al massimo l’uso, escludendo reati gravissimi.

Tre i punti fondamentali che sconvolgono completamente il sistema delle intercettazioni e di fatto annullano l’operato e gli sforzi delle forze dell’ordine per contrastare il crimine organizzato:

  1. Se passasse questa legge per i reati puniti con meno di 10 anni le intercettazioni sarebbero di fatto abrogate perché per poterle disporre occorrerebbe di fatto che si sia già provata la colpevolezza dell’indagato. Piuttosto che intercettarlo, dunque, lo si andrebbe proprio ad arrestare.
  2. Sono 60 i giorni  di durata massima per le intercettazioni e se al 59 giorno, se si scoprono i reati tutto viene vanificato. Insomma, chi delinque continuerà indisturbato a farlo.
  3. Per le estorsioni, il pizzo che sconvolge l’attività economica di centinaia di cittadini nelle regioni del meridione, Berlusconi vuole che sia la persona offesa a chiedere le intercettazioni. E sappiamo che è già difficile che denuncino di essere taglieggiati. Di fatto si fa un regalo alla criminalità organizzata che avrà la possibilità di vessare di più i cittadini.

L’unico scandalo che c’è e che vogliono coprire sono le prove incontrovertibili della spartizione tra i partiti di denaro pubblico in Calabria, che Gioacchino Genchi ha scoperto per conto del PM De Magistris. Questa è la bomba!

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  2. […] ben sappiamo tutti, in Italia se tocchi i fili dell’alta tensione, muori. Ciò significa che se calpesti i piedi dei poteri forti, fai una brutta fine. Una volta si usava il tritolo (vedi Falcone e Borsellino ad esempio), oggi – […]

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