Lo scudo fiscale 3: Berlusconi ci riprova

31/03/2009 alle 07:39 | Pubblicato su economia, politica | Lascia un commento
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Nel 2001 e nel 2002 il Governo Berlusconi diede l’avvio al più grande rimpatrio giuridico di capitali fuggiti all’estero. Venne data la possibilità agli evasori fiscali di far emergere i capitali portati illecitamente fuori dall’Italia, senza che rientrassero nel nostro Paese.  In poco meno di tre anni emersero circa 80 miliardi di euro dai paradisi fiscali. Una decina di giorni fa Berlusconi ha detto che se l’Europa approverà, è pronto a varare nuove misure per far rientrare capitali dai paradisi fiscali oltre oceano. Agevolazioni e sconti fiscali interesserebbero tutti quelli che riportando capitali in patria sottoscrivessero titoli pubblici e investissero nelle proprie aziende.

Se tra i Paesi UE nessuno per il momento ha raccolto l’invito a varare misure in queste senso, il nostro Paese ha fatto da apripista alla discussione.  Tra i partner europei in molti sostengono che gli evasori sono criminali che dovrebbero essere puniti e puntano al fatto che diverse amnistie fiscali applicate in passato, ad esempio in America Latina o in Germania, non sono state un deterrente contro l’evasione. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, in tanti, pensano che una nuova amnistia fiscale potrebbe essere la consacrazione dell’impunità dei furbi che avrebbe come risultato di raccimolare solo le briciole e di dare un nuovo impulso all’evasione.

In questo scenario si inserisce la proposta USA che Barack Obama ha fatto per offrire agli evasori americani un accordo fiscale non punitivo a tutti coloro che ammettono di aver portato denaro su conti correnti esteri, una mossa che probabilmente sarà accolta con favore dalla Svizzera e da altri Paesi se allenterà il controllo sulle loro operazioni off-shore.

Washington sta guidando una guerra globale contro l’evasione fiscale e sta facendo pressione sulla principale banca svizzera, UBS, perché riveli i nomi di migliaia di suoi clienti Usa in un’inchiesta sulla frode fiscale. Stanno promettendo multe di minore entità e nessuna accusa penale a coloro che volontariamente contatteranno le autorità americane nei prossimi sei mesi.

Dal momento che il denaro portato all’estero nei paradisi fiscali è normalmente protetto da severe regole di segreto bancario, al livello mondiale non ci sono dati ufficiali sul totale della cifra evasa.  Il Boston Consulting Group stima che il denaro nascosto in conti esteri possa ammontare a circa 7.000 miliardi di dollari, non tutti non dichiarati, di cui circa un terzo si trova in Svizzera.

In un periodo di così forti tensioni sociali,  non sarebbe meglio se i governi occidentali faccesso quadrato contro le banche che pure hanno ricevuto e continuano a ricevere ingenti finanziamenti pubblici, per costringerle a vuotare il sacco sui loro clienti che hanno distratto denaro nei paradisi fiscali? Piuttosto che premiare costoro alla faccia di chi, invece, è costretto a vivere e lavorare pagando fino all’ultimo centesimo di imposte?

Se nel nostro Paese ogni hanno vengono evasi circa 250 miliardi di euro è davvero così urgente intervenire nel premiare chi, invece, se ne infischia dello Stato e della cosa pubblica? Ebbene gli evasori hanno ricevuto l’ennesimo messaggio benevolo dal Premier perchè se la crisi, deve generare un cambiamento nei comportamenti sociali di tutti, non si capisce perchè chi evade debba continuare a ricevere gratificazioni, sconti e premi fiscali. E alla fine è arrivato anche il terremoto a dare una mano a Tremonti che così avrà meno problemi nel realizzare l’ennesima presa in giro nei confronti degli italiani onesti.

leggi anche: Evasione fiscale sempre più dilagante. Allarme del Dipartimento delle Finanze. Chi ci guadagna e chi ci perde.

leggi anche: Scudo fiscale: dipendenti coglioni e lavoratori autonomi leoni


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