Iran: la rivoluzione per la democrazia che l’Occidente non vuole

25/06/2009 alle 18:28 | Pubblicato su cronaca, politica | 1 commento
Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

L’Iran è solo, solo con la sua voglia di democrazia, solo con la rabbia dei irangiovani che hanno visto su internet cosa vuol dire essere liberi.  L’Iran è solo e continuerà ad esserlo fino a quando il regime degli Ayatholla non avrà represso completamente la rivolta.

I media in Occidente tengono il gioco ai potenti della Terra: grande indignazione, ma poche risposte.

L’Occidente, sprofondato nella più grave recessione economica  mai avuta dal ’29 e, con la consapevolezza che il petrolio entro poco meno di 4 anni, sarà esaurito, gioca con il balletto delle dichiarazioni di condanna dei vari ministri degli esteri senza una concreta linea di fermezza contro la dittatura iraniana.

Perchè?

La democrazia porta sviluppo economico e benessere e fa aumentare i consumi, pensate che cosa potrebbe fare in un Paese ricco di petrolio la democraiza! Se il germe della democrazia contaminasse il medioriente, ricco degli ultimi giacimenti di petrolio della Terra, l’Occidente che conosciamo vedrebbe accellerata la sua capitolazione economica. Se il popolo iraniano conquistasse la democrazia e facesse capitolare il regime degli Ayatholla, sarebbero a rischio tutte le monarchie e le dittature circostanti, Arabia Saudita in primis. Conviene a qualcuno la democrazia in Iran? No proprio a nessuno. L’instabilità in quella zona del mondo non conviene a nessuno, nè al prezzo del petrolio, nè alla ripresa economica del mondo occidentale assatanato di petrolio.

Gli accordi economici e di fornitura delle tecnologie per la raffinazione del petrolio che l’Iran ha sottoscritto con i principali paesi dell’Occidente, prima fra tutte l’Italia, sono stati sottoscritti con il regime di Ahmadi­nejad e nessun leader europeo si permetterebbe di alzare la voce. Avete sentito il nostro premier? Berlusconi non ha detto una sola parola sulla vicenda iraniana, zero. Ha mandato avanti il ministro degli esteri Frattini che, notoriamente, tra i paesi del G8 è quello che conta come il 2 di coppe, cioè zero. L’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Iran:  importiamo petrolio per oltre 25 miliardi di euro l’anno e se venisse a mancare dove andremmo a prenderlo, oppure quale altro paese se ne potrebbe avvantagiare?

La protesta dei cittadini iraniani defraudati del loro voto con elezioni farsa, ormai conclamate universalmente, ci ha dimostrato soltanto come internet possa diventare il detonatore della democrazia dove un regime dittatoriale impone la censura. L’informazione libera corre in rete e fa aprire gli occhi alla gente e fa crescere una coscienza  democratica che si oppone alla repressione. Questo è il valore più grande che la crisi iraniana ha trasmesso al mondo e di cui tutti i Paesi, anche in Occidente, hanno paura.

Il presidente americano Obama, purtroppo, fa il finto duro e non può “fare la voce grossa” con l’Iran: l’America per la prima volta nella sua storia non ha armi da utilizzare contro il regime degli Ayatholla. La guerra che Bush prima della fine del suo mandato avrebbe voluto sferrare all’Iran, è sfumata a causa della crisi finanziaria e l’arretramento dell’economia mondiale ha fatto cambiare idea agli Stati Uniti, che si erano prefissati come obiettivo quello di   mettere le mani anche sul petrolio iraniano. Credete alla bufala del nucleare iraniano per le bombe? E’ una balla come lo sono state le “armi di distruzioni di massa” dell’Iraq! L’Iran sa che il suo petrolio è in via di esaurimento e lo sviluppo della tecnologia nucleare è l’unica via d’uscita per non rimanere a secco tra meno di quattro anni.

Esclusa l’eventualità di un intervento militare, gli iraniani rimangono soli. A questo punto solo la guerra civile può portare ad una resa dei conti in Iran e far affermare la democrazia. Nessuno può aiutarli. La rivolta  è davvero spontanea. I giovani di Teheran sono soli di fronte al mondo, ma il regime non gode più del sostegno della popolazione e resiste solo grazie al sostegno delle forze armate. E anzi c’è il rischio concreto che una parte di mondo si schieri per lo status quo e sostenga il regime di Ahmadinejad: la Russia e Cina.

Nessuno dirà mai queste cose in tv, ma è la verità.

Un profondo scoramento e tristezza mi assale quando penso che noi europei, nati e vissuti nella democrazia, siamo gli unici privilegiati che continuano a prosperare a discapito di tutti gli altri esseri umani di questo pianeta.

La nostra vita e il nostro benessere si fonda sull’0ppressione e lo sfruttametno di più della metà degli abitanti della Terra.

Non è giusto.

Se davvero entro pochi anni ci dovrà essere un cambiamento radicale di questo mondo, allora mi auguro davvero che il riequilibrio dello sfruttamento delle risorse energetiche porti anche al ribaltamento tra chi sta bene e chi è oppresso.

Puttanopoli di Marco Travaglio

23/06/2009 alle 07:25 | Pubblicato su cronaca, politica | Lascia un commento
Tag: , , ,

Italia come l’Iran: la polizia reprime le contestazioni a Berlusconi a manganellate e la tv di stato cancella le notizie.

20/06/2009 alle 22:16 | Pubblicato su cronaca, politica | Lascia un commento
Tag: , , , , ,

L’informazione corre libera sulla rete attravverso i blog e i social network. Video, notizie, immagini sono a disposizione di tutti su internet e non possono essere manipolate perchè alla fine la verità viene sempre a galla.

La censura ci può essere, ma un minuto dopo altrove quella notizia cancellata ricompare più forte che mai per rompere il silenzio della disinformazione. Quello che i regimi totalitari in giro per il mondo vorrebbero fare non è più possibile. In Iran la libertà d’informazione sta vincendo.

Nemmeno più i regimi  democratici dell’Occidente riescono a cancellare le notizie, nemmeno più Berlusconi riesce a farlo. Può tenere a libro paga ancora per un pò, i suoi scagnozzi a Mediaset oppure il direttore del TG1 Augusto Minzolini, ma altrove in rete le notizie fluiscono vigorosamente senza sosta.

I comizi, ormai, Berlusconi li fa in piazza solo se c’è la polizia che manganella la gente che lo contesta e lo fischia. Altrimenti li può fare solo da Bruno Vespa.

Come in Iran l’informazione “clandestina” dei cittadini che corre su internet, riuscirà ad abbattere il regime degli Ayatholla, anche in Italia sarà internet che manderà a casa Berlusconi. Minzolini può cancellare le notizie sul TG1, ma gli italiani le andranno a cercare su internet.

Il declino di Berlusconi è cominciato: quando la polizia manganella in piazza la gente durante una manifestazione pubblica e la tv di Stato censura le notizie, come in Cina o in Iran, vuol dire che “l’imperatore” sta per cadere.

TG1 ore 20 scandaloso Minzolini: censura di Governo all’ennesima potenza, scompare l’inchiesta di Bari sulle squillo di Palazzo Grazioli

20/06/2009 alle 20:10 | Pubblicato su cronaca, media, politica | 3 commenti
Tag: , , , , , , ,

Questa sera ho voluto verificare personalmente l’approccio che il TG1 dtgni Augusto Minzolini avrebbe dato alla seconda puntata sullo “scandalo delle squillo a pagamento”, che riguarda Silvio Berlusconi  “come utilizzatore finale” nelle feste tenutesi tra Villa Certosa e Palazzo Grazioli.

La visione del TG1 di questa sera è stata agghiacciante, imbarazzante e vomitevole. Non una parola, nè un accenno all’inchiesta di Bari che oggi si arricchisce di ulteriori elementi, dopo l’interrogatorio di Barbara Montereale che ha confermato anche la presenza di Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli la sera dell’elezione di Obama. La Montereale, 23 anni, si definisce una ragazza immagine e non una escort ed ha confermato di aver ricevuto 10000 euro da Berlusconi dopo la serata passata insieme, ma ha precisato senza fare sesso (leggi l’intervista completa su Repubblica) ed ha commentato “meno male che Silvio c’è”. Parlando della D’Addario, la ‘ragazza immagine’ conferma il racconto fatto al ‘Corriere’ dalla quarantaduenne barese, sua amica: “Mi disse di aver passato una notte a Palazzo Grazioli e di aver avuto un rapporto sessuale con il presidente”.

Ecco la scaletta delle notizie del TG1 delle ore 20.00 di oggi 20 giugno 2009:

  1. Iran
  2. Referendum elettorale
  3. Confcommercio: reddito Italia indietro al 2001
  4. Tromba d’aria Campo di Mare
  5. Pirati nel golfo di Napoli
  6. Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo
  7. Terremoto L’Aquila + concerto all’Olimpico
  8. Guerra civile in Somalia
  9. Autobomba in moschea in Iraq
  10. Inchiesta pedofilia
  11. Processo di Perugia
  12. Uomo uccide la madre
  13. Truffa antimalocchio a Vicenza
  14. Quanto costano le vacanze
  15. I torpedoni ritornano in auge
  16. Gli italiani sfaticati in cucina
  17. Islanda torna la caccia alle balene
  18. Obama supereroe cartoon
  19. Formula uno
  20. Calcio Italia-Brasile
  21. Tanti saluti arrivederci e grazie

Avrete notato che sembra di stare in un altro Paese, completamente!

A questo punto mi chiedo se un direttore di testata della TV pubblica, pagata con denaro pubblico, per svolgere un servizio pubblico, possa ancora rimanere al suo posto come fa Minzolini. Il TG1 è diventato organo di Governo e non informa i cittadini, bensì occulta coscienziosamente la verità dei fatti. Le notizie spariscono e non si fa servizio pubblico, ma servizio privato a Silvio Berlusconi. Mi chiedo se Augusto Minzolini si possa definire un vero giornalista e se il suo atteggiamento non sia uguale a quello degli Ayatholla in Iran che stanno censurando la protesta dei cittadini contro i brogli elettorali. E Berlusconi si permette di lanciare anatemi contro chi lo contesta in piazza perchè, dice, non sanno cos’è la libertà! La situazione è gravissima.

A questo punto mi chiedo qual è la differenza tra il direttore del TG1 e il direttore del TG3 Antonio Di Bella, che sia nell’edizione delle 14.20 che in quella delle 19 di oggi, come seconda notizia ha riportato la cronaca sugli sviluppi dell’inchiesta di Bari sulle “ragazze squillo”. Chi è il vero giornalista tra Minzolini e Di Bella? Chi è dei due che fa servizio pubblico? Chi è libero tra i due? Chi è che lavora per il servizio pubblico? Chi dei due sta letteralmente rubando lo stipendio ai cittadini? Chi dei due dovrebbe dimettersi subito?

edizione TG3 ore 19.00

edizione TG3 ore 14.20

Il silenzio della Chiesa e l’ipocrisia dei vescovi su chi minaccia veramente la famiglia

20/06/2009 alle 05:11 | Pubblicato su politica | 4 commenti
Tag: , , , , ,

Due anni fa scoppiò la polemica feroce della Chiesa e dei suoi vescovi contro il disegno di legge sui “Dico”,  che i ministri Bindi e Pollastrini avevano preparato e a cui il Governo aveva dato seguito inviandolo alle Camere. Fu un tentativo maldestro per cercare di introdurre le unioni civili in Italia anche tra conviventi dello stesso sesso, una brutta legge sicuramente per come veniva concepita tecnicamente, ma pur sempre un tentativo per dare una scossa alla discussione in Parlamento. Non se ne fece nulla perchè come tutti sappiamo il Governo Prodi cadde a febbraio 2008.

In quella occasione la feroce campagna condotta dalla Chiesa e dai suoi vescovi contro i Dico, toccò livelli di inusitata violenza verbale e mediatica:

“I Dico non possono essere accettati in quanto l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia” e ancora: “I Dico ferita per la società”, “I Dico minacciano la famiglia”. E ancora “è incoerente il cristiano che dovesse sostenere la legalizzazione delle coppie di fatto”, anteponendo il problema della fede ad ogni altra tematica di ordine civile e sociale”. “I Dico contrastano con la centralità della famiglia”. “I Dico non possono essere accettati  per le prevedibili  ricadute sulla mentalità e il costume”. “Se diciamo sì ai Dico diciamo sì alla pedofilia”. “La legge sulle coppie di fatto fa male a molti e i cattolici faranno di tutto per impedirla”. “La Chiesa difenderà il sacramento del matrimonio e continuerà a farlo. Quello che viene minacciato e screditato è il matrimonio. Se viene indebolita la stabilità della famiglia è incrinato il nucleo fondamentale della società”.

E il 12 maggio 2007 si arrivò addirittura ad una manifestazione a Piazza San Giovanni a Roma, il cosidetto “family day” che vide la partecipazione di tutti e di più, da Berlusconi a Rutelli. Tutti si coalizzarono contro il disegno di legge sulle unioni civili, in maniera trasversale, tutti a difendere la famiglia dagli attacchi dei Dico e a sperticarsi in commenti e lodi alla Chiesa e ai suoi vescovi che avevano il sacrosanto diritto di far sentire la loro autorevole voce.

Alla luce di quanto sta accadendo oggi in Italia, mi verrebbe da chiedere ai vescovi e a monsignor Bagnasco: “ma chi indebolisce veramente la famiglia con il suo comportamento, le sue azioni e il suo atteggiamento?”.

La Chiesa tace sugli scandali che stanno travolgendo il Premier, non un comunicato, non un commento, nulla. I media raccontano di un modello diseducativo per tutti, che evidenzia come la falsità sia stato il sentimento prevalente di un rapporto matrimoniale naufragato irrimediabilmente. E i vescovi non fanno alcun richiamo ai cattolici che votano in un certo modo e certi uomini, modelli deprecabili da seguire.

Si potrebbe dire che questo atteggiamento da parte della Chiesa, tanto presente nella vita pubblica e politica del nostro Paese, è di ipocrisia calcolata e mirata a mantenere la conservazione del suo potere temporale.

Se la Chiesa si schierasse duramente, oggi, contro questi comportamenti deleteri per la stabilità della famiglia (andare a puttane e trattare le donne come merce di scambio), si metterebbe contro chi gli garantisce stabilità economica e privilegi. E allora si astiene.

Il mio non è un appello alla Chiesa a schierarsi pro o contro Berlusconi, bensì la riflessione su un sistema di potere fatto di ipocrisia e ignobile opportunismo economico. Se non si riconosce oggi questa incongruenza di comportamenti e valutazioni, la prossima volta che apriranno bocca su chi “minaccia per davvero la famiglia”, la loro credibilità già fortemente screditata potrà essere una volta per tutte buttata alle ortiche.

Referendum NO all’astensione: è un dovere andare a votare!

19/06/2009 alle 20:16 | Pubblicato su politica | 3 commenti
Tag: , , , , , , ,

Domenica io voterò come di seguito indicato e invito tutti ad andare a votare, non andare a votare vuol dire fare un favore alla Lega e un torto al futuro della democrazia nel nostro Paese:

quesito_1Con il premio di maggioranza al partito con più voti e senza il ripristino del voto di preferenza, Berlusconi (domani chi sa chi altri!) designrerebbe in pratica la larga maggioranza dei parlamentari;  sarebbe in grado da solo di modificare la Costituzione, creare il governo, occupare tutte le posizioni che contano nell’intero sistema e negli organi costituzionali.

quasito_2Con il premio di maggioranza al partito con più voti e senza il ripristino del voto di preferenza, Berlusconi (domani chi sa chi altri!) designrerebbe in pratica la larga maggioranza dei parlamentari;  sarebbe in grado da solo di modificare la Costituzione, creare il governo, occupare tutte le posizioni che contano nell’intero sistema e negli organi costituzionali.

quesito_3Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato. In questo modo ci si potrà candidare in una sola circoscrizione, perchè è ingiusto che un capolista si candidi ovunque.

Terremoto L’Aquila: segregati nelle tendopoli senza più diritti

19/06/2009 alle 19:40 | Pubblicato su cronaca, politica | 1 commento
Tag: , , , ,

Cara Redazione,

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.

Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.

Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a più di due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!

Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.

L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.

Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.

Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.

Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.

Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!

Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.

Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.

Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli ho parlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!

Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?

Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.
Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi aquilani, di essere triturati dalla società
dello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.
L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!
Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.

Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!

Ciao a tutti

Pina Lauria

Il puttaniere incallito e i cortigiani di palazzo

19/06/2009 alle 05:46 | Pubblicato su politica | 2 commenti
Tag: , , , , ,

La lotta contro il tempo per far approvare il disegno di legge Alfano sulle daddario01hintercettazioni che bloccherà l’attività investigativa delle forze dell’ordine e della magistratura e, istituzionalizzerà, il bavaglio per l’informazione che non ci permetterà più di sapere nulla sulle inchieste scottanti che riguardano la criminalità e le caste, ci svela la strategia politica ed elettorale di Berlusconi: governare a mani libere senza il timore degli scheletri nell’armadio.

Non ho mai creduto alle tesi del complotto contro questa o quell’altra parte politica, giacchè è risultato evidente a tutti che alternativamente sia nei Governi di centro sinistra che di centro destra degli ultimi 15 anni, le inchieste della magistratura hanno riguardato sia Prodi che Berlusconi senza distinzioni.

Il problema grave, sta nel fatto che è la classe dirigente sempre la stessa,   anche ai massimi livelli e non riesce a stare fuori da fatti criminosi, perchè l’economia della cosa pubblica si fa senza concorrenza e  le necessarie procedure di trasparenza, ma con le tangenti. Alternativamente dall’una e dall’altra parte, ministri e sottosegratari, sono stati riciclati dopo anni di attività politica sul territorio quando erano già immischiati in inchieste aperte dalla magistratura. Se quindi oggi ci sono ministri del Governo Berlusconi indagati, lo si deve solo alla loro precedente attività amministrativa svolta a livello locale e non al fatto di essere diventati parte dell’esecutivo.

Il marcio c’era prima e continua ad esserci oggi. Per il Premier vale lo stesso discorso. Lui ha già lo “scudo spaziale” del lodo Alfano, ma ciò nonostante è necessario impedire all’opinione pubblica di sapere la verità.

E in questo scenario che va vista l’ennesima inchiesta che la procura di Bari ha avviato nei mesi scorsi e che vede coinvolto di riflesso Berlusconi, attraverso il giro di “signorine escort” che avrebbero allietato le notti e le feste a Villa Certosa e Palazzo Grazioli.

Un imprenditore per ammorbidire le posizioni dei potenti che avrebbero potuto agevolarlo nella sua attività economica, avrebbe pagato delle prostitute per portare a casa appalti nella sanità pugliese. E in questi incontri dove la “merce offerta” si giocava il tutto per tutto per “svoltare”, i potenti avrebbero offerto candidature alle elezioni, tutto nel più classico dei comportamenti di ciò che accade tra una giovane che si offre ad un politico vecchio e laido che, travolto dalla passione e imbottito di viagra, fa promesse che non manterrà mai per carpirne i favori. Così sarebbe andata.

Il problema in tutta questa vicenda, non è sul fatto che il Premier possa andare o meno a puttane, che è un comportamento che non giudico e che dipende dalla coscienza personale di ognuno di noi, ma nella carica istituzionale che ricopre.

Mi preme solo ricordare che chi va al Family day ed è sposato e va a letto con donne diverse dalla propria moglie dimostra il massimo dell’ipocrisia e calpesta quei valori legati alla famiglia che un minuto prima difendeva strenuamente. E pensare che due anni fa erano i Dico a minacciare la famiglia!

Un Capo di Governo deve essere un esempio di specchiata moralità per tutto il Paese e non può essere soggetto a simili ricatti e a certi scandali. La sua attività deve essere condotta senza timori e nel rispetto della legge. Non può garantire lo svolgimento della sua attività politica attraverso la censura dell’informazione o il blocco dell’attività investigativa della magistratura.

Berlusconi capo di Governo a mio giudizio, è l’esempio più inappropriato di chi dovrebbe guidare una maggioranza politica forte di un Paese che fa parte del G8. Non ha più la credibilità e l’autorevolezza per portare avanti il suo mandato. Come può un politico che mente alla moglie e alla propria famiglia, essere credibile agli occhi degli elettori?

leggi anche: TG1 ore 20 scandaloso Minzolini: censura di Governo all’ennesima potenza, scompare l’inchiesta di Bari sulle squillo di Palazzo Grazioli

Terremoto L’Aquila: le bugie di Berlusconi agli aquilani che protestano a Roma davanti Montecitorio e la censura del TG1

17/06/2009 alle 08:56 | Pubblicato su cronaca, politica | 2 commenti
Tag: , , , , , , ,

Le proteste legittime dei cittadini abruzzesi terremotati che ieri hanno manifestato davanti la Camera dei Deputati, arrivano dopo disperati appelli fatti al Governo e a Berlusconi per rivedere i provvedimenti varati per la ricostruzione. Il decreto Abruzzo sarà varato così com’è senza modifiche. Quello che si contesta e la mancanza delle necessarie coperture finanziarie e l’esclusione dai fondi per la ricostruzione delle case dei non residenti.

Forti_e_gentili_si_fessi_noDuro il Sindaco dell’Aquila che ha affermato che «Se il governo non cambia strategia – ha detto – la ricostruzione della città non ci sarà, ci saranno solo le 15mila casette. E questo significa la morte dell’Aquila, che sarebbe una sconfitta per il paese». «Purtroppo», ha infatti aggiunto, le “casette” non saranno pronte per settembre. «Forse un primo nucleo sarà consegnato a ottobre», ma «non saranno pronte prima di dicembre».

Anche il Presidente della Provincia de L’Aquila Pezzopane dice: «Ci sentiamo traditi dal governo perchè ha dato un parere negativo su un emendamento per noi vitale come quello che riguardava le case dei non residenti».

E anche Gianfranco Fini dopo l’incontro con la delegazione dei cittadini aquilani arrivati per protestare ha affermato: «È la prima volta che in una calamità naturale si fa un distinguo tra case dei residenti e non residenti».

Questa è la seconda presa per il culo  che Berlusconi fa agli abruzzesi. Ricordiamo la prima alla vigilia delle elezioni regionali lo scorso dicembre, quando Berlusconi annunciò che il CIPE avrebbe stanziato 16 miliardi di euro per le infrastrutture in Abruzzo. Prima delle elezioni europee Berlusconi aveva garantito al Sindaco Cialente e alla Presidente della Provincia Pezzopane che la ricostruzione ci sarebbe stata per tutti e non solo per i residenti e le prime case. Le elezioni ci sono state e ora cari abruzzesi, secondo la logica degli spot di Berlusconi, potete andare “a fanculo!”.  Vince la linea di Tremonti e quella della Lega e nei telegiornali dove hanno messo i loro leccaculi, vedi il TG1, censurano pure le notizie, come accaduto ieri nell’edizione delle 13.30 durante la quale non si è dato conto ai cittadini della protesta che era in corso a Montecitorio. Guardate come ancora questa mattina su La7, l’On. Bonaiuti, cercava attaccando il direttore Piroso e l’On. Donadi dell’IDV, di continare a dire palle ai telespettatori sulla ricostruzione in Abruzzo.

leggi anche: Terremoto L’Aquila: vietato manifestare contro Berlusconi, la polizia reprime il dissenso, quando passa il Premier

Berlusconi Obama incontro alla Casa Bianca senza diretta televisiva della conferenza stampa

16/06/2009 alle 08:20 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
Tag: , , , ,

Ieri sera tra le 22 e le 24 le all news italiane, Rainews24 e SkyTg24, erano entrambe pronte a mandare in diretta le immagini di Berlusconi insieme ad Obama alla Casa Bianca. Un incontro che in agenda sarebbe dovuto durare 60 minuti ma che poi si è protratto per quasi due ore.

La diretta non c’è stata ed anzi gli anchormen televisivi erano anche piuttosto imbarazzati perchè continuavano a rimandare i telespettatori “a tra poco”. Alla fine nessuna conferenza stampa. Le prime immagini registrate sono arrivate alle 2.00 di notte e sono trasmesse a mozzichi e bocconi.

Non sono riuscito a trovare nessuna notizia sui media internazionali sul resoconto dell’incontro, anzi si puntualizza solo sulla sua sobrietà e sull’opportunità offertagli da Obama di ripulirsi dai “luridi dettagli sulla sua vita privata” e ripristinare la sua reputazione in ambito internazionale – come scrive l’edizione on line di Times. Questo la dice lunga sull’importanza e il ruolo che il nostro Paese ha oggi rispetto all’alleato americano. Teso e nervoso e con il volto tirato, Berlusconi stavolta ha mantenuto un profilo basso rivolgendosi sempre al suo interlocutore come “Presidente Obama”. Forse non si aspettava di trovare un Obama così sereno rilassato che nei suoi confronti è stato molto gentile. E’ la prima volta che Berlusconi in ambito internazionale mostra un così basso profilo rispetto al suo interlocutore, senza battute e lazzi. Lui non è mai timido, davanti ad Obama lo era sinceramente e si notava.

In Italia i titoli delle prime pagine dei giornali di oggi andati in stampa prima delle 23, riportano titoli trionfalistici su questo incontro con foto di archivio, specie quelli di proprietà del Premier.

O nell’agenda dell’incontro la diretta della conferenza stampa non era contemplata, oppure l’amministrazione americana ha pensato bene di non farla, visto che Obama come già fatto con Sarcozy non vuole apparire troppo vicino a certi leaders.

Ma invece, dopo aver visto i titoli dei giornali della maggioranza, si capisce che probabilmente l’intervista non è andata in onda in diretta per poterla manipolare ad uso e consumo del Premier. La prima indicazione si vede dai titoli trinfalistici di certa stampa che, riportano titoli come: “Bello vederti, Amico mio!” Traduzione letterale di quanto Obama, serio, ha detto: “Nice to meet you my friend!” – Frase tipica della conversazione americana che si usa dire quando non si vuole ripetere il nome del proprio interlocutore, per accorciare la frase. La traduzione corretta sarebbe: “Mi fa piacere vederla Presidente Berlusconi!”.

Pagina successiva »


Entries e commenti feeds.