Iran: la rivoluzione per la democrazia che l’Occidente non vuole

25/06/2009 alle 18:28 | Pubblicato su cronaca, politica | 1 commento
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L’Iran è solo, solo con la sua voglia di democrazia, solo con la rabbia dei irangiovani che hanno visto su internet cosa vuol dire essere liberi.  L’Iran è solo e continuerà ad esserlo fino a quando il regime degli Ayatholla non avrà represso completamente la rivolta.

I media in Occidente tengono il gioco ai potenti della Terra: grande indignazione, ma poche risposte.

L’Occidente, sprofondato nella più grave recessione economica  mai avuta dal ’29 e, con la consapevolezza che il petrolio entro poco meno di 4 anni, sarà esaurito, gioca con il balletto delle dichiarazioni di condanna dei vari ministri degli esteri senza una concreta linea di fermezza contro la dittatura iraniana.

Perchè?

La democrazia porta sviluppo economico e benessere e fa aumentare i consumi, pensate che cosa potrebbe fare in un Paese ricco di petrolio la democraiza! Se il germe della democrazia contaminasse il medioriente, ricco degli ultimi giacimenti di petrolio della Terra, l’Occidente che conosciamo vedrebbe accellerata la sua capitolazione economica. Se il popolo iraniano conquistasse la democrazia e facesse capitolare il regime degli Ayatholla, sarebbero a rischio tutte le monarchie e le dittature circostanti, Arabia Saudita in primis. Conviene a qualcuno la democrazia in Iran? No proprio a nessuno. L’instabilità in quella zona del mondo non conviene a nessuno, nè al prezzo del petrolio, nè alla ripresa economica del mondo occidentale assatanato di petrolio.

Gli accordi economici e di fornitura delle tecnologie per la raffinazione del petrolio che l’Iran ha sottoscritto con i principali paesi dell’Occidente, prima fra tutte l’Italia, sono stati sottoscritti con il regime di Ahmadi­nejad e nessun leader europeo si permetterebbe di alzare la voce. Avete sentito il nostro premier? Berlusconi non ha detto una sola parola sulla vicenda iraniana, zero. Ha mandato avanti il ministro degli esteri Frattini che, notoriamente, tra i paesi del G8 è quello che conta come il 2 di coppe, cioè zero. L’Italia è il primo partner commerciale europeo dell’Iran:  importiamo petrolio per oltre 25 miliardi di euro l’anno e se venisse a mancare dove andremmo a prenderlo, oppure quale altro paese se ne potrebbe avvantagiare?

La protesta dei cittadini iraniani defraudati del loro voto con elezioni farsa, ormai conclamate universalmente, ci ha dimostrato soltanto come internet possa diventare il detonatore della democrazia dove un regime dittatoriale impone la censura. L’informazione libera corre in rete e fa aprire gli occhi alla gente e fa crescere una coscienza  democratica che si oppone alla repressione. Questo è il valore più grande che la crisi iraniana ha trasmesso al mondo e di cui tutti i Paesi, anche in Occidente, hanno paura.

Il presidente americano Obama, purtroppo, fa il finto duro e non può “fare la voce grossa” con l’Iran: l’America per la prima volta nella sua storia non ha armi da utilizzare contro il regime degli Ayatholla. La guerra che Bush prima della fine del suo mandato avrebbe voluto sferrare all’Iran, è sfumata a causa della crisi finanziaria e l’arretramento dell’economia mondiale ha fatto cambiare idea agli Stati Uniti, che si erano prefissati come obiettivo quello di   mettere le mani anche sul petrolio iraniano. Credete alla bufala del nucleare iraniano per le bombe? E’ una balla come lo sono state le “armi di distruzioni di massa” dell’Iraq! L’Iran sa che il suo petrolio è in via di esaurimento e lo sviluppo della tecnologia nucleare è l’unica via d’uscita per non rimanere a secco tra meno di quattro anni.

Esclusa l’eventualità di un intervento militare, gli iraniani rimangono soli. A questo punto solo la guerra civile può portare ad una resa dei conti in Iran e far affermare la democrazia. Nessuno può aiutarli. La rivolta  è davvero spontanea. I giovani di Teheran sono soli di fronte al mondo, ma il regime non gode più del sostegno della popolazione e resiste solo grazie al sostegno delle forze armate. E anzi c’è il rischio concreto che una parte di mondo si schieri per lo status quo e sostenga il regime di Ahmadinejad: la Russia e Cina.

Nessuno dirà mai queste cose in tv, ma è la verità.

Un profondo scoramento e tristezza mi assale quando penso che noi europei, nati e vissuti nella democrazia, siamo gli unici privilegiati che continuano a prosperare a discapito di tutti gli altri esseri umani di questo pianeta.

La nostra vita e il nostro benessere si fonda sull’0ppressione e lo sfruttametno di più della metà degli abitanti della Terra.

Non è giusto.

Se davvero entro pochi anni ci dovrà essere un cambiamento radicale di questo mondo, allora mi auguro davvero che il riequilibrio dello sfruttamento delle risorse energetiche porti anche al ribaltamento tra chi sta bene e chi è oppresso.

1 commento »

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  1. […] la bocca su quanto sta accadendo in queste ore nella regione del Turkestan dell’Est in Cina. Non c’è stata la condanna dell’Iran per le repressioni sanguinose contro i sostenitori del leader dell’opposizione Moussavi, non […]


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