Cina: la repressione nel Turkestan dell’est e l’indifferenza del G8

07/07/2009 alle 06:10 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Domani si apre il G8 a L’Aquila e sicuramente nessun capo di stato aprirà la berlusca_taobocca su quanto sta accadendo in queste ore nella regione del Turkestan dell’Est in Cina. Non c’è stata la condanna dell’Iran per le repressioni sanguinose contro i sostenitori del leader dell’opposizione Moussavi, non ci sarà nessuna condanna per la Cina. Ma la repressione cinese in questa regione ridenominata dai comunisti di Pechino Xinjiang, non si ferma ed anzi il blocco di internet in quell’area da parte delle autorità è già in atto.

re206xngX_20090706Ieri Napolitano ha farfugliato qualcosa al presidente Hu Jintao in visita al Quirinale sul rispetto dei diritti umani, ma niente di incisivo e forte, una carezza più che altro in ossequio al potere economico che la Cina ha sul mondo intero. A Berlusconi, invece, non gliene può fregare di meno come del resto quanto accaduto in Iran.

Quelli di ieri in Cina sono stati gli incidenti piu’ gravi dalla rivolta tibetana della primavera dell’anno scorso e, tra i piu’ gravi, ad essersi mai verificati nel Turkestan dell’Est, una regione desertica e montuosa ricca di risorse naturali nel nordovest della Cina. L’etnia prevalente della regione è quella degli uighuri di religione musulmana. Gli scontri e le rivole contro la polizia in assetto di guerra, sono stati provocati dall’immobilismo delle autorità locali che non hanno intrapreso nessuna azione per punire dei teppisti cinesi,  responsabili di brutali omicidi contro degli operai uighuri in un dormitorio vicino una fabbrica di giocattoli. Le manifestazioni prima pacifiche di alcuni studenti, in pochi minuti si sono trasformate in violentissime repressioni da parte dell’esercito cinese.

Sarebbero più di 500 i morti tra i cinesi uighuri, notizie che provengono da fonti non ufficiali dal momento che l’agenzia di stampa Nuova Cina, continua a parlare di 156 morti e a distribuire immagini a tutto il mondo dove si vedono studenti uighuri che lanciano sassi e distruggono automobili.

Nel frattempo è calata la censura su internet che  è stato bloccato in tutta la regione,  anche se le agenzie di stampa parlano solo della capitale Urumqi. Meglio non far sapere al mondo intero, meglio non dare la possibilità alla gente di conoscere la verità e si sa che oggi le notizie vere vanno solo su internet.

La democrazia  ormai è un optional solo per i paesi del vecchio occidente:  alla potenza economica della dittatura più sanguinaria al mondo, i grandi della Terra non possono opporre nulla, perchè la Cina ha in mano più della metà del debito estero statunitense quindi “zitti e mosca”….”caro Obama ti teniamo per le balle!”

Per capire quanto sia grave la crisi in Cina, il presidente/dittatore comunista cinese Hu Jintao ha lasciato Roma per ripartire alla volta di Pechino. La Cina, dunque, non parteciperà ai lavori del G8 sia perchè si defila in questo modo dalle eventuali critiche della stampa internazionale, sia perchè questo G8 non deciderà nulla sia perchè la sua agenda è del tutto inconsistente e non decisiva per le sorti del mondo.

Rilevo, infine, che ieri sera il TG1 ha dedicato a questa notizia appena 2 minuti alla fine del telegiornale. Alle 20,29 dopo 29 minuti dall’apertura il TG1 ha parlato della crisi nel Turkestan dell’Est, inguattando così la notizia e ponendola in maniera assolutamente secondaria.

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