PDL e PD meno L tutti insieme contro il TAR del Lazio

12/08/2009 alle 17:43 | Pubblicato su cronaca, politica | Lascia un commento
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Ieri un tribunale dello Stato ha sentenziato che l’insegnante di religione non può incidere nella valutazione dello studente in sede di scrutinio d’esame. Lo ha stabilito il Tar del Lazio che con sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 scorso ha accolto due ricorsi presentati da alcuni studenti, supportati da diverse associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche, che annunciano oggi la sentenza, per l’annullamento delle Ordinanze ministeriali emanate dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008.

Il Tar ha affermato che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo a una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”. Motiva ancora la sentenza che l’interpretazione data dal ministero dell’Istruzione “ha portato all’adozione di una disciplina annuale delle modalita’ organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di liberta’ religiosa e della libera espressione del pensiero; nonche’ di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

Questa storica sentenza del TAR ribadisce la’ una concreta applicazione al principio supremo della laicità dello Stato.

ll Tar  ha precisato che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non puo’ assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico”,  la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica deve essere assolutamente libera e in nessun modo condizionata.

“In una societa’ democratica” ha affermato il Tar, “certamente puo’ essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali”.

Questa storica sentenza non fa una piega! E pensare che era stato il Governo di Centro-Sinistra a dare la possibilità agli insegnanti di religione di partecipare alla scrutinio per l’attribuzione dei crediti agli studenti!

Oggi tutti insieme appasionatamente, il PD e il PD meno L, si sperticano in attacchi al TAR dopo che il Vaticano ha fatto sentire la sua voce imperiosa contro la sentenza che ha definito un’assurdintà! A che punto siamo arrivati! La Chiesa si permette di attaccare la Magistratura.

Il Ministro Gelmini fa sapere che presentera’ addirittura ricorso al Consiglio di Stato, per far annullare la sentenza del TAR. Vi rendete conto? Nemmeno vivessimo in un Stato confessionale.

Il Governo deve pagare dazio al Vaticano per non aver fatto sentire alta e forte la sua voce contro l’immoralità di certi suoi leader. E’ arrivato il momento. E’ così che va in Italia. Il PD in questo momento è solidale con la povera Chiesa che vede ridurre con questa sentenza un pò del suo potere all’interno delle scuole pubbliche. E pensare che gli insegnanti di religione sono impiegati dello Stato a tutti gli effetti, pagati con il soldi di tutti i cittadini, ma nominati dai vescovi a livello provinciale con carriera e agevolazioni che nessun altro insegnante ha.

Se questo non vi sembra già scandaloso!

E ancora una volta soltanto Antonio Di Pietro dimostra di essere davvero l’unico polico serio e laico in questo Paese, che dicendosi d’accordo con la sentenza del TAR ha affermato oggi: “Da cattolico, rispettoso della Chiesa e dei suoi comandamenti, non posso che condividere la decisione del Tar del Lazio in quanto in uno Stato laico tutti i cittadini, cattolici e non cattolici, hanno uguali diritti. Non ci può essere una discriminazione nel profitto scolastico su base religiosa”.

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