De Magistris: Contro l’omofobia, la risposta delle leggi

03/09/2009 alle 11:31 | Pubblicato su cronaca, omofobia, politica, razzismo | Lascia un commento
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dal blog di LuigiDeMagistri.it Roma, Rimini, Napoli, ancora Roma. L’omofobia dilaga nel paese e in una sola settimana si susseguono gli episodi di aggressione alle coppie omosessuali, senza distinzione geografica, nella più assoluta continuità, dal Nord al Sud passando per il centro della penisola.

Con il disegno di legge che contrasta l’omofobia ancora perso nei meandri del Parlamento, con la legge sulle unioni di fatto cestinata nel dimenticatoio delle istituzioni e con la sessualità che diventa un’arma politica per delegittimare l’avversario: il direttore di Avvenire colpito dall’attacco de Il Giornale per le sue vicende private legate alla sua presunta omosessualità, quasi essere omosessuali fosse un motivo di vergogna e quindi uno strumento di delegittimazione, mentre si insinua il sospetto che esista una sorta di “schedatura” sulle abitudini intime e private delle persone, come pure in passato accadeva.

Il tutto in piena stagione securitaria, con il governo che ha militarizzato –almeno così sostiene Maroni- il paese, schierando esercito e ronde di volontari a tutela del territorio. Ma senza una cultura della tolleranza diffusa, come dimostrano le recenti aggressioni omofobe, non c’è militare o rondista che possa garantire la protezione collettiva.

A meno che il governo non pensi che agli omosessuali non debba esser garantita la stessa sicurezza che spetta alle giovani coppie eterosessuali che camminano per le strade del centro di qualsiasi città.

La politica è fatta di azioni simboliche, i rappresentanti istituzionali hanno il dovere di inviare messaggi di tolleranza, il Parlamento ha il compito di varare leggi che non discriminino i cittadini ma governino la realtà sociale in movimento garantendo i diritti di tutti.

Per questo è compito e al tempo stesso dovere della Camera e del Senato arrivare ad una legge sulle coppie di fatto, che ponga fine alla discriminazione esistente fra esseri umani di serie A e serie B, fra amori legittimi e illegittimi, fra scelte ratificabili davanti allo Stato o alla Chiesa ed altre confinate nel silenzio della non esistenza, del non lecito.

C’è poi un disegno di legge, prima firmataria on. Paola Concia del Pd, che punta ad introdurre l’aggravante della discriminazione per motivi di orientamento sessuale e identità di genere nei reati contro la persona: la Camera lo deve calendarizzare subito e subito approvare.

Varando questi due provvedimenti si invierebbe un segnale chiaro anche al paese su come non possa essere tollerata, dallo Stato e dalla politica, qualsiasi forma di razzismo a sfondo sessuale; sarebbe un contributo anche a quella rivoluzione culturale che sola può garantire il rispetto di tutti nella differenza di ciascuno.

Le resistenze che si dicono religiose non bastano a giustificare il vuoto legislativo di questo paese: la cristianità non convive con la sofferenza, l’ingiustizia, la discriminazione. Cristiano sarebbe approvare norme che già esistono nella maggior parte degli altri stati europei e riconoscere la libertà sessuale quando questa non nuoce a nessuno.

Cristiano è non sentirsi minacciati dalla diversità, della pelle o della vita intima, ma riconoscerla e accettarla. Questa strada è più forte di ogni esercito, ogni pattuglia, ogni ronda, ogni telecamera schierata sul territorio. E’ l’unica che può rendere una società degna di questo nome: inclusiva e capace di garantire diritti e doveri a coloro che la animano e la vivono. Questa è l’unica forma di sicurezza.

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