Afghanistan i morti diversi dell’Occidente

17/09/2009 alle 17:35 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Se e come qualcuno un giorno studierà sui banchi di scuola la guerra che, poco più di otto anni fa, fu scatenata dagli americani in Afghanistan, credo che non troverà mai un capitolo dedicato al diverso valore dei morti tra le parti in causa.

Puntualmente, nel nostro Paese, dove la stragrande maggioranza della popolazione percepisce il nostro intervento come completamente inutile e dove, peraltro, lo stesso intervento nella sua operatività va contro la Costituzione vigente – ogni qual volta siamo colpiti dal dramma della morte di un soldato, assistiamo alla sequela di attestazioni di cordoglio verso dei valorosi uomoni che combattevano per la libertà. Almeno così vengono definiti.

Ed oggi, purtroppo, di nuovo il pallottoliere delle morti tra i nostri militari deve essere aggiornato. Sei nuovi morti, sei ragazzi, sei militari che aveva fatto una scelta, quella di svolgere una professione pericolosa per la quale si anno onori solo se salti in aria in un attentato all’estero.

Mi interrogo sul dolore che dovremmo provare, se come italiani o come familiari delle vittime. Ha un valore provare dolore per un militare ucciso in un conflitto senza fine che non ha prodotto e probabilmente non produrra, nessun beneficio per la popolazione e nè per la sicurezza del mondo intero?

Se pensiamo ai quasi 700 mila afghani, già morti tra la popolazione civile, e agli oltre 800 morti tra i militari americani, mi dico che valore può avere il dolore per altri sei militari morti. Forse perchè l’Italia ne ha persi pochi, forse perchè il nostro Paese è diverso dagli altri? Il ministro della Difesa con voce rotta, emozionato, davanti alle tv si prodiga in attestazioni di stima verso l’esercito. Si richiama ai valori della Patria e si fa appello allo spirito di nazione che in un momento simile deve unire il Paese.

E’ retorica, lo sappiamo. Davanti una guerra che ha avuto la velleità di difendere l’Occidente dal terrorismo internazionale e che poi si è trasformata in una missione per portare la libertà in un Paese dove si governava con la sharia, mi chiedo quale obiettivo le forze alleate in campo contro i talebani dovrebbero perseguire ancora.

Il futuro che l’Afghanistan ha, potrà essere solcato solo dall’odio di chi combatte per un’ideale legittimo (secondo la propria cultura),  contro un’ideale altrettanto legittimo,  quello che vuole imporre con le armi la democrazia.

Se poi la guerra è stata scatenata perchè in quel momento era necessario smaltire una certa quantità di armamenti stipati negli arsenali americani, un pò per rinvigorire l’economia, un pò perchè ciclicamente è necessario guerreggiare, l’ipocrisia del dolore che oggi la politica mostra è ancor di più odiosa e fastidiosa.

Quello che colpisce e che deve farci rispettare queste morti, è che i militari caduti oggi credevano per davvero in quello che facevano. Di questo ne sono sicuro. Per il resto davanti una tragedia così grande, non ci possono essere morti di serie A e morti di serie B. Si muore tutti i giorni in Afghanistan.

Gli italiani sono lontani da questo dolore e solo la potenza della tv oggi farà risaltare il cordoglio nazionale come lutto collettivo, perchè altrimenti non interesserebbe a nessuno e domani quando la tv non ne parlerà più, saranno morti già dimenticati e tutto continuerà come prima.

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