Di Pietro: letterina a Gesù Bambino per il Natale 2010

23/12/2009 alle 17:17 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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“Gesù Bambino apri gli occhi a coloro che, invece di fare opposizione, decidono di fare inciuci con questa maggioranza perchè del diavolo non ci si può fidare”. “Caro Gesù Bambino  adesso dicono che bisogna riaprire la stagione del dialogo. E se la prendono con noi perché a questo tavolo del dialogo non ci sediamo. Ma, caro Gesù Bambino, tu lo sai bene com’ fatto il diavolo. Tu lo sai bene che non ci si può fidare di lui” e “con alcune persone, soprattutto con il diavolo, non si può dialogare”. “Nel nostro Paese c’é un diavolo al Governo che pensa di usare le istituzioni solo per farsi gli affari suoi. Che vuole addirittura cambiare la Costituzione perché nella Carta non è previsto che lui non può essere processato. Questo diavolo vuole che nella nostra Costituzione ci sia scritto che alcune persone (lui!) non possono essere processate, non che non possono commettere reati, intendiamoci. Lui questo lo chiama dialogo. E, come tu sai, caro Gesù Bambino, capita spesso che qualcuno abbocchi e dica: ‘Vabbe’ andiamo a dialogaré”. “Caro Gesù Bambino l’anno prossimo mettici in condizione di liberarci politicamente, attraverso l’esercizio democratico del voto, di questo diavolo al Governo. Soprattutto mettici in condizione di far comprendere ai cittadini italiani che non devono cadere nel trabocchetto dando il loro voto di fiducia a persone che fanno credere di fare il loro interesse, ma che in realtà fanno solo gli interessi propri. Gesù Bambino apri gli occhi a coloro che, invece di fare opposizione, decidono di fare inciuci con questa maggioranza”

Terremoto L’Aquila: i giudici danno ragione a Giampaolo Giuliani

23/12/2009 alle 16:57 | Pubblicato su cronaca, politica | 1 commento
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Giampaolo Giuliani il ricercatore che avvertì le autorità cittadine de L’Aquila sulla probabilità del verificarsi di un evento catastrofico lo scorso mese di marzo, ad una settimana dal sisma che il 6 aprile scorso devastò l’Abruzzo, è stato prosciolto da tutte le accuse di procurato allarme dal Tribunale di Sulmona. Giuliani osservando l’aumento del gas radon, avviso’ su un possibile sisma devastante, ma nessuno gli dette retta. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, che nelle settimane scorse ha archiviato il procedimento, ha scritto nella  motivazione dell’archiviazione  che la correlazione tra l’aumento del gas radon e il verificarsi di terremoti, sono riconosciuti come attendibili anche a livello internazionale e quindi in quel caso non si poteva dire ‘inesistente’ il pericolo di un terremoto. Notizia censurata dai TG nazionali.

Governo Berlusconi caccia il prefetto di Latina, così si combatte la Mafia!

21/12/2009 alle 17:16 | Pubblicato su cronaca, politica | Lascia un commento
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Il prefetto Bruno Frattasi è stato rimosso dal suo incarico di rappresentante del Governo a Latina.  Con ben due dettagliate relazioni inviate al Ministero dell’Interno, il prefetto Frattasi aveva chiesto lo scioglimento  dell’amministrazione comunale di Fondi, comune laziale, in provincia di Latina, guidato da una giunta di centrodestra è soggetta ad “infiltrazioni di stampo mafioso”.

Vi furono ben 17 arresti e un’ inchiesta durata due anni condotta dai pm De Martino e Curcio della Procura Antimafia, che riguardava la gestione del mercato ortofrutticolo e diversi appalti “sospetti” assegnati in tutta la zona. Era stato arrestato pure l’assessore comunale ai lavori pubblici Riccardo Izzi (Pdl), dopo che le indagini avevano accertato precise collusioni tra diversi funzionari comunali e una cosca della ‘ndrangheta. Secondo l’inchiesta al vertice dell’organizzazione, c’erano i fratelli Carmelo Giovanni Tripodo, Antonio Venanzio Tripodo, figli del boss don Mico. Questi ultimi gestivano il Mof (il mercato ortofrutticolo tra i più grandi d’Italia) e riuscivano ad ottenere favori nell’assegnazione di appalti da parte del comune di Fondi. L’indagine dell’antimafia aveva permesso di individuare una fitta rete che avrebbe portato ad individuare collusioni con i funzionari del comune di Fondi sia per la gestione del Mof sia per l’affidamento di appalti per servizi funebri, traslochi, pulizie, disinfestazioni. Il tutto in cambio di soldi, partecipazione ai dividenti, favori e aiuti, nel caso dell’ex assessore Izzi, per la campagna elettorale dove risultò primo tra gli eletti. Per quanto riguarda il Mof, il gruppo sarebbe stato in grado anche di dettare i prezzi dei prodotti e quali società potevano operarvi. Elementi pesanti che avevano portato il prefetto Frattasi a chiedere inequivocabilmente lo scioglimento del consiglio comunale. Il governo, lo stesso governo che si vanta di aver arrestato (mica gli inquirenti e le forze dell’ordine…) almeno “8 mafiosi al giorno” – dati mai verificati da alcun organismo terzo – ma che guarda caso, però, ha fatto per mesi orecchie da mercante sull’intera vicenda.

FILA E FONDI – Come scrive nel suo articolo su Giornalettismo, Luca Rinaldi  del 4 ottobre scorso, “dopo la segnalazione di Frattasi al ministero dell’Interno, il ministro, aveva inoltrato la richiesta al Consiglio dei Ministri, il quale solitamente approva la richiesta di scioglimento. Per Fondi, non funziona e, dulcis in fundo ci si mette di mezzo pure l’approvazione del pacchetto sicurezza, proprio quello che dovrebbe consentire alle forze del bene di sconfiggere quelle del male: a seguito delle nuove norme inserite, il ministero dell’interno dovrà presentare una nuova domanda in linea con la nuova normativa del multiforme pacchetto sicurezza”. L’escamotage trovato diventarono, quindi, le improvvise (e per la verità assai sospette) dimissioni del sindaco Luigi Parisella, l’intera giunta comunale, nonché di tutti i consiglieri della maggioranza di centrodestra. Scrive ancora Rinaldi: “Il segnale è piuttosto chiaro e facilmente interpretabile, soprattutto alla luce del fatto che il Consiglio dei Ministri aveva deciso di far slittare la decisione sullo scioglimento alla prossima settimana. Ci si chiede allora perché il governo non sia intervenuto prima sciogliendo il comune per mafia, permettendo ai suoi amministratori di agire indisturbati all’interno del territorio, consolidando i rapporti tra istituzioni e criminalità organizzata, nonostante le prove fornite dai magistrati”. Oggi si aggiunge un altro possibile e per certi versi inquietate tassello. Infatti, il Consiglio dei ministri ha “promosso a più alto incarico”, il prefetto di Latina, Bruno Frattasi. Si occuperà d’ora in poi dell’Ufficio di coordinamento delle forze di polizia. Al suo posto è stato nominato Antonio D’Acunto in arrivo da Crotone. Ora D’Acunto dovrà “organizzare” il voto a Fondi, previsto per il prossimo mese di marzo. Compito arduo, poiché è più che concreto il rischio che vengano rieletti gli stessi indicati come collusi con i clan, dato che il commissariamento e le necessarie indagini sulle intese segrete tra politica e mafia sono state, di fatto, tutte bloccate. Il commiato di Frattasi è stato eloquente: “E’ un momento delicato per questa città occorre tenere alta l’attenzione eppure quando mi guardo intorno sono solo”. Il riferimento è chiaro: all’intera area del basso Lazio, dove pure il potente clan camorrista dei casalesi ha attecchito e messo radici. Questo, intanto è successo a Fondi, e questo è quanto è poi successo nel Consiglio dei ministri. Come dicono a Napoli (e magari pure a Fondi) “Zitto, zitto ‘into o’mercato”…

Ecco un altro modo “concreto” di come il governo combatte la mafia.

da Giornalettismo.com

Berlusconi: “attentato di Tartaglia una messa in scena da film”?

21/12/2009 alle 10:15 | Pubblicato su cronaca, politica | 33 commenti
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In questa immagine che ha fatto il giro del mondo, Berlusconi subito dopo essere rientrato in auto dopo aver mostrato alla folla il volto insanguinato, mostra la mano completamente pulita e la camicia completamente intonsa.

Decine di guardie del corpo non hanno notato l’aggressore che addirittura prende la mira prima di lanciare la statuetta del duomo.
I “pretoriani” di Berlusconi, uomini dei servizi segreti civili, sono alti in genere almeno 1,90 cm e ben riescono a coprire il metro e cinquanta del Premier che a differenza di molte altre cariche istituzionali, risulta essere un elemento semplice da difendere in una piazza. Sarebbero stati circa 24 gli uomini dei servizi durante quel pomeriggio che lo proteggevano. Ciò nonostante nessuno si è accorto di nulla? Nessuno è riuscito ad intercettare Tartaglia che con il braccio alzato sopra il marciapiede, prendeva la mira per almeno 10 secondi.
Le guardie erano tutte girate verso il premier,e guardavano verso il basso,
Erano talmente ben disposti che la folla si trovava direttamente alle spalle del premier senza che nessuno la separasse dal Berlusconi!

Striscia la Notizia il giorno dopo l’aggressione riporta la testimonianza di due passanti che hanno segnalato ad un poliziotto di pattuglia la presenza di un soggetto (Tartaglia diranno dopo aver visto le immagini), che “parlava male di berlusconi”, “diceva che lo stava aspettando”,”che berlusconi era un bastardo”, lasciando intendere che fosse uno squilibrato mentale. Il poliziotto ha risposto:”bene, chiami il 133!” Insomma…Tartaglia è stato liberissimo di agire !

Dai numerosi video girati in quegli istanti, emerge un particolare non ancora evidenziato dai media televisivi dal quale si evince chiaramente come un microfonista parli con Tartaglia prima che questi scagli l’oggetto contro Silvio Berlusconi, e sembra addirittura che con un cenno della testa gli indichi il via al lancio.

Inoltre il suo capo rimane immobile; un colpo talmente forte da rompere labbro, due incisivi e naso avrebbe sicuramente provocato un contraccolpo molto forte dovuto al violento impatto, non credete?
La sequenza dei fotogrammi al momento dell’impatto sembra essere stata accelerata, non di molto, ma abbastanza da far notare la violenza del gesto…
La prova?
Nella sequenza a rallentatore (che segue quella a velocità normale) si sentono le voci a velocità normale (e non rallentata!)
inoltre ad un certo punto…c’è un CAMBIO NETTO DI TRACIA AUDIO CON TANTO DI AUMENTO DI VOLUME…
MA SOPRATUTTO…MANCA COMPLETAMENTE LA VOCE DI BERLSUCONI.
Ma come, Berlusconi non emette nessun lamento quando colpito?

Inoltre un oggetto contundente come la miniatura del duomo di milano, essendo lanciato dall’alto verso il basso, PRODURREBBE UN TAGLIO NELLA STESSA DIREZIONE, mentre berlusconi presenta un taglio orizzontale.
Da un taglio che dalle foto sembra abbastanza profondo, impiegherebbe pochi secondi ad uscire del sangue… CHE PERO NON E’ PRESENTE AL MOMENTO DELL’ENTRATA NELL’AUTO!

nelle foto di sinistra c’è il taglio sullo zigomo mentre in quelle di destra no…

Nessun taglio sotto lo zigomo sinistro…

In genere su una ferita viene messo un cerotto, ed intorno a questo viene messo del nastro adesivo per tenerlo fermo.
Avete mai visto una fasciatura del genere, con il nastro adesivo attaccato sul punto della presunta ferita?

Subito dopo il colpo ricevuto,sembra che qualcuno gli passi qualcosa per coprirsi…sembra una busta per fogli, IN QUEL MOMENTO OVVIAMENTE VUOTA !
In una frazione di secondo ha già trovato qualcosa per coprirsi…qui c’è odore di santità!

Inoltre quando si porta le mani al volto, tiene i pugni serrati, stringendo fortemente quella busta nera (colore scuro scelto a caso? ) E che ci faceva con una busta nera in mano?
Tra l’altro le sue mani resteranno pulite senza macchie di sangue….

Il suo volto resterà coperto per tutto il tempo impiegato per raggiungere l’auto…
E’ proprio una delle guardie ad assicurarsi che la busta sia ben attaccata al volto di berlusconi!
Una busta ovviamente non sterile,toccata da chissà quanta gente,mica l’ideale per tamponare una (presunta) emorraggia!

Berlusconi si copre il volto fino all’entrata in macchina….non c’è nessun taglio sullo zigomo.

Il video della diretta trasmesso è  SEMPRE in PRIMO PIANO SU BERLUSCONI TRANNE al MOMENTO DEL LANCIO DELL’OGGETTO.
Addirittura l’operatore sposta la telecamera proprio nel momento in cui il braccio dell’assalitore diventa visibile nell’inquadratura (in alto a sinistra).

IL VOLTO DI BERLUSCONI VIENE OSCURATO CON UNA MACCHIA SCURA..mentre quello dell’autista si vede nitidamente…
Appena salito in macchina si vede un uomo che si avvicina a Berlusconi con in mano un oggetto, poi apre la giacca (forse per metterlo via o per tirare fuori altro)…e proprio in quel momento l’autista copre il collega con la mano, impedendoci di vedere cosa stesse facendo…poi giunge un altro collega sul sedile anteriore, che copre totalmente quelli posteriori in cui c’è Berlusconi.
Un particolare: LA CAMICIA E’ ANCORA PULITISSIMA ! Queste sono le immagini di RaiNews24.

UN POVERO FOTOGRAFO E’ STATO BRUTALMENTE E VIOLENTEMENTE CACCIATO VIA dalla scena per evitargli di scattare qualche innocente foto, magari con le macchine modernissime ad altissima risoluzione poteva scovare qualche particolare interessante….

LE SCENE TAGLIATE: BERLUSCONI E STATO IN MACCHINA PIU DI QUANTO SEMBRA.
La telecamera è la stessa, ma sembra ci sia il taglio di una parte del video: il tipo nell’auto appoggia il braccio sul sedile dell’autista, ma nella scena seguente appare girato da tutt’altra parte !


COSA SUCCEDE IN MACCHINA ?
Berlusconi viene portato in macchina. Nessuno sa se l’aggressore abbia agito da solo….o forse si. Invece di allontanarsi subito da un luogo pericoloso..la macchina resta li. Le immagini parlano da sole.

E alla fine arriva un altro “colpo di teatro”: L’USCITA DALL’AUTO ALLA FACCIA DEL POTENZIALE ED IMMINENTE PERICOLO
dopo qualche minuto, Berlusconi convince le guardie a farlo uscire di nuovo, allo scopo, si dirà di rassicurare sostenitori e familiari.
Mentre posa per i fotografi si notano molte ferite sul volto…ma continua ad avere UNA CAMICIA BIANCHISSIMA E LE MANI PULITE.
Berlusconi, evidentemente non considera nemmeno la possibilità di un ulteriore aggressione, intorno a lui non c’è la scorta, che anzi viene sovrastata dalla sua posizione (si trova sul predellino dell’automobile), forse sapeva che null’altro di male gli sarebbe accaduto e conscio di non poter lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione per suscitare le emozioni del popolo italiano!
E’ addirittura un membro della scorta ad aiutarlo a salire sull’auto…

E SPUNTA UN PANNELLO CHE COPRE BERLUSCONI TENUTO IN MANO DA UNA GUARDIA DEL CORPO.
Una delle guardie del corpo tira fuori dalla giacca un pannello nero, e lo alza a livello del viso del premier, e dice qualcosa a Berlusconi mentre questi esce dall’auto, facendo inoltre un gesto della mano come a dire “Aspetti un secondo”.
Serviva mica per nascondere il lato sinistro del viso di Berlusconi.[quello colpito], dalle telecamere e dalle macchine fotografiche presenti sulla scena?
Il fatto che alla fine dei conti questo stratagemma non abbia funzionato alla perfezione non significa che il ragionamento alla base non sia valido.

Dopo aver posato per i fotografi, berlusconi rientra in macchina e viene scattata questa foto. Berlusconi non si preoccupa per niente di pulirsi il viso insanguinato (davvero insanguinato?) …ma usa un fazzoletto per asciugarsi il sudore sulla fronte.

BERLUSCONI ALLA FINE VA VIA IN AUTO COL FINESTRINO ABBASSATO A PASSO DI LUMACA.
Vi sembra normale che berlusconi, mentre viene accompagnato a passo di lumaca verso l’ospedale abbia il finestrino abbassato? Gli piace cosi tanto esporsi ai lanci di souvenir? Dov’è il sangue che esce copioso? Perche l’auto procede lentamente trattandosi di un attendato al premier che presenta (a loro dire) setto nasale, 2 denti fratturati e un labbro spaccato?

Questa l’analisi dei fatti accaduti da parte della rete che non può oscurare le immagini o i video trasmessi dalle tv nazionali.

Di Pietro: NO a questa finanziaria 2010 criminogena

17/12/2009 alle 16:21 | Pubblicato su economia | Lascia un commento
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“Signor Presidente, il gruppo dell’Italia dei Valori esprime la più ferma contrarietà alla legge finanziaria 2010. Lo facciamo sia per ragioni di merito, sia per ragioni di metodo. Per ragioni di merito a sua volta lo facciamo sia perché riteniamo che questa legge sia iniqua, sia perché la riteniamo criminogena. La riteniamo criminogena perché le fonti delle entrate previste per far quadrare i conti pubblici sono pressoché esclusivamente quelle previste con il famigerato scudo fiscale.
Vale a dire, con una tangente di Stato
, perché di tangente si tratta, al 4 per cento, come si usava una volta, nella prima Repubblica. Tangente che questo Governo percepisce dagli evasori fiscali, ma non solo dagli evasori fiscali: anche dai corrotti, dai corruttori, dai mercanti di droga, dai rapinatori, dai truffatori, perché il colore del denaro è sempre quello, perché il denaro non ha odore, perché anche quando torna dall’estero, sempre di denaro di provenienza illecita si tratta, perché quella lecita poteva già tornare tranquillamente. È denaro di provenienza illecita, di qualsiasi provenienza illecita, anche di quella dell’evasione fiscale. Denaro, insomma, nascosto come bottino all’estero e nei paradisi fiscali, un po’ come ha fatto anche il Presidente del Consiglio che, quanto ad evasione fiscale, ad occultamento di fondi illeciti all’estero, non è stato e non è secondo a nessuno.
In un Paese normale, in uno Stato di diritto, i proventi dei reati dovrebbero essere perseguiti e confiscati e non rimessi nelle mani dei delinquenti che non li immettono in circuito in un’operazione legale, se li terranno sempre nei loro forzieri; pagando la tangente, hanno fatto un riciclaggio di Stato. Anzi, di più, hanno ricattato lo Stato, che ora deve sottostare a tale immorale compromesso per fare cassa in modo spicciolo e senza rispetto per quelli che, invece, le tasse le hanno pagate sempre e comunque. Insomma, lo Stato riciclatore, lo Stato ricettatore: questo è lo Stato del Governo Berlusconi.
Mi riferisco, invece, a tutte quelle persone che, come i lavoratori e i pensionati che le tasse le pagano, adesso si vedono trattati, appunto, in modo iniquo, ma mi riferisco anche ai tanti professionisti, ai commercianti, agli imprenditori perbene che ora, proprio per colpa di questo binario, di questo doppio binario instaurato dal Governo Berlusconi, si trovano a combattere ad armi impari perché ci sono concorrenti che non rispettano le regole del gioco, non rispettano le regole del mercato e quindi vincono sempre.
Insomma, questa legge finanziaria è criminogena perché mette voglia di violare la legge perché così si fa prima e si fa meglio. Oltre che criminogena, questa legge finanziaria è anche iniqua, perché prevede un uso ingiusto ed improprio delle risorse rispetto ai bisogni dei cittadini e delle priorità del Paese: una volta fatto il riciclaggio di Stato, queste risorse vengono buttate via, ad esempio, per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, come è accaduto anche questa mattina, in Consiglio dei ministri, dove si sono stati stanziati altri 330 milioni di euro aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalla finanziaria. E poi la gran cassa mediatica di questo Governo dice che per il Ponte sullo Stretto di Messina non si mettono soldi: allora, cosa sono questi, bruscolini?
Altri miliardi li avete buttati via con l’insensata modalità di vendita all’Alitalia, con le autostrade da fare in Libia a Gheddafi, e così via. Insomma, un sacco di soldi usati in modo iniquo nel mentre le piazze, le fabbriche, le scuole, le chiese, i campanili, i tetti sono pieni di gente disoccupata che protesta perché non arriva a fine mese e non vede alcun spiraglio per il proprio futuro. Addirittura c’è una miriade di piccoli imprenditori che nel nord-est, come riferiscono i mass media e i giornali di oggi, si stanno suicidando, a trenta-quaranta la volta. Di più, stanno scioperando anche coloro che dovrebbero essere addetti ai controlli e alla sicurezza del nostro Paese. Mi riferisco, ad esempio, alle tante manifestazioni di protesta degli agenti di polizia, dei dipendenti del Ministero dell’interno, del Ministero della difesa, del Ministero dell’economia e delle finanze, dei vigili del fuoco, della Polizia penitenziaria, ieri anche dei dipendenti del Ministero della giustizia, che hanno manifestato qui fuori. E poi vi domandate perché c’è disagio sociale!
Mi riferisco, ma solo per ricordarli in via esemplificativa in questa sede e per dare loro un attestato di solidarietà, ai dipendenti di Agile-ex Eutelia, ai dipendenti del gruppo Omega, ai lavoratori che stanno finendo la cassa integrazione, ai posti di lavoro in pericolo reale come quelli della FIAT di Termini Imerese, della FIAT di Pomigliano D’arco, ai lavoratori della Dalmine, sia quelli di Livorno che di Bergamo, ai cantieri navali di Castellammare di Stabia e non solo, anche a quelli di Palermo. Mi riferisco al settore chimico di Porto Marghera e di Porto Torres, alla Mac-Iveco di Brescia, ai dipendenti della Merloni di Fabriano, a quelli della Manuli di Ascoli, a quelli dell’Alcoa, ossia circa duemila dipendenti in Sardegna, ai lavoratori della Selfin di Caserta, ai lavoratori della Lasme di Melfi, a quelli della Ferretti di Forlì.
Inoltre, mi riferisco ai ricercatori dell’Ispra che non sono personale qualsiasi, ma altamente qualificato che non hanno più alcuno spazio e alcuna possibilità; ai lavoratori della Lares di Paderno Dugnano; a quelli della Nokia Siemens di Cinisello; ai lavoratori della Val di Sangro dell’Abruzzo; ai cassaintegrati dell’Ilva di Taranto. Potrei continuare all’infinito. Anche in questo momento, mentre sto parlando e il Governo non ascolta, anche in questo momento, ci sono fuori da Montecitorio addirittura i giudici di pace che stanno manifestando, proprio perché non hanno alcuna risposta alle loro esigenze.
Insomma, la morale della favola è che voi dite che c’è disagio sociale e protesta del Paese. Certo che c’è protesta del Paese, certo che c’è disagio sociale, certo che c’è il rischio di una rivolta! Ma accusate noi dell’opposizione che denunciamo tutto questo? Di chi è la colpa se tutto questo sta avvenendo? Nostra che la denunciamo o voi che commettete questa assoluta ingiustizia ed iniquità?. Guardatevi allo specchio, voi del Governo e della maggioranza, guardatevi allo specchio! Perché siete voi che, con il vostro menefreghismo verso i bisogni dei più deboli e dei più bisognosi, voi, che state portando avanti leggi e provvedimenti che interessano solo la casta, ma che dico, solo qualcuno di voi, ma che dico, solo uno di voi, il vostro Presidente del Consiglio, create allarme e protesta civile! Allora, di chi è la colpa di tutto quello che sta avvenendo? Di chi è la colpa di questo disagio? Ecco le ragioni di merito per cui noi protestiamo contro questo disegno di legge finanziaria, perché è iniquo e criminogeno.
Protestiamo anche per ragioni di metodo, perché questo disegno di legge finanziaria non è una legge, ma un’ennesima imposizione che questo Governo sta imponendo a questo Parlamento. Non solo alla minoranza, perché noi non stiamo facendo ostruzionismo e, se lo facessimo, già impedirlo sarebbe una mancanza di democrazia. È un’imposizione contro la vostra stessa maggioranza, perché egli emendamenti proposti erano quelli della vostra maggioranza. Siccome non trovate un accordo, mettete il voto di fiducia perché così ricattate i vostri stessi parlamentari che devono accettare di votare questo provvedimento, altrimenti si torna alle urne e chi fa le liste non terrà più conto di quelli che non si sono adeguati .
Questo metodo impositivo, prevaricatorio, provocatorio, fascista e piduista è il metodo di sempre e che adottate. Anche in questa occasione, cosa sapete fare? Sapete negare ogni ruolo al Parlamento, tant’è vero che in questi anni tutto è stato deciso con decreti-legge, ma che dico, con voti di fiducia. Voi del Governo rifiutate la validità delle decisioni della Corte costituzionale, ogni volta che questa si permette di cancellare qualche provvedimento incostituzionale.Per voi la Corte costituzionale va abolita semplicemente perché si permette di dire che state violando la Costituzione. Voi contestate le funzioni di garante degli ultimi Capi dello Stato, tutti e tre: da Scalfaro, a Ciampi e a Napolitano. Voi delegittimate la magistratura ogni giorno, anzi delegittimate ogni organo di controllo. Accusate di eversione coloro che chiedono spiegazioni all’operato del vostro Presidente del Consiglio. Voi denigrate gli avversari politici con dossieraggi e spioni al soldo del Presidente del Consiglio per costringerli con il ricatto alla resa. Voi imbavagliate quegli organi di informazione che non vogliono ridursi solo a fare da grancassa delle sue folli decisioni. Voi criminalizzate come terroristi coloro che, come Marco Travaglio, cercano di aprire gli occhi all’opinione pubblica e ai cittadini prima che sia troppo tardi! Voi state mettendo a rischio della vita queste persone, perché state mettendo in condizione di armare la mano assassina! Voi siete i mandanti morali della libera espressione. Voi e solo voi…
Qualcuno fa come Ponzio Pilato, il quale per natura e per professione sostiene che tutto questo non sarebbe espressione di un modello fascista, ma solo del diritto della maggioranza di governare. Ma va là, ma va là, ma va là, come direbbe qualcuno. Signori del Governo e della maggioranza, voi avete diritto sì di governare, ma in uno Stato di diritto e democratico il voto popolare non può distruggere l’imperio della legge: anche chi viene votato dal popolo deve rispettare la legge e voi non la rispettate.”


Genchi: “la nascita mafiosa di Forza Italia”

17/12/2009 alle 15:02 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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“Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “Caso Genchi”. Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino. Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel ’94, ’95, ’96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia suDell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni ’90, sulla fine della Prima Repubblica e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare. C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.
La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento. Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia. Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi. Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord, quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza Italia. E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo, costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare, all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro genitori. In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia. Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri sono stati creati a febbraio. Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo, quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo. Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano. Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno, condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti telefonici conSpatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali: prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo chiamano a casa di Silvio Berlusconi.
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non sono opinioni, sono dati oggettivi.”

Gioacchino Genchi

Facebook censura GAY.tv

16/12/2009 alle 21:58 | Pubblicato su media, politica | Lascia un commento
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GAY.tv non ha mai amato l’attuale Governo, e non ha mai nascosto di non condividere molti aspetti della condotta politica ed etica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In questi ultimi mesi, in modo particolare, GAY.tv si è posta in maniera critica nei confronti di una maggioranza che si è, a nostro parere, resa partecipe di un clima di omofobia, discriminazione e violenza contro la comunità  lgbt, a livello legislativo e sociale. GAY.tv ha criticato e non mancherà di criticare in futuro le azioni della classe politica che mettono in pericolo la laicità dello Stato, nonché il diritto al riconoscimento di pari dignità e tutela a tutti i cittadini, a prescindere dal loro orientamento sessuale.
La posizione di GAY.tv rispetto al governo Berlusconi è sempre stata trasparente, ma soprattutto è sempre rimasta chiaramente ascritta all’interno di quella imprescindibile linea di confine che distingue la critica dissidente dalla violenza e dall’odio.
Tuttavia, nel clima febbrile che ha contraddistinto i giorni seguenti all’aggressione al Presidente del Consiglio questa fondamentale differenza è venuta meno. Il dibattito politico e mediatico ha sottolineato l’emergenza di eliminare i gruppi nati su Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, per arginare la deriva d’odio legata al suo gesto inqualificabile. A fare le spese di tutto ciò è stata anche GAY.tv, la cui fan page su Facebook è stata oscurata dal social network, unitamente ai profili PERSONALI degli amministratori, 4 membri su 5 della redazione. La sensazione è quella che si sia instaurato un pesante clima di reazione; tale reazione sembra tradursi nell‘azione di una task force di persone che in queste ore si sono occupate di segnalare come “abuso” alcuni gruppi, pagine e profili giudicati potenzialmente critici, compresi quelli (come la fan page di GAY.tv) che avevano decisamente condannato un gesto da cui non ci sentiamo nemmeno di prendere le distanze, tanto giudichiamo deprecabile, incivile e non democratico (nonché compiuto da uno psicolabile).

Sembra tuttavia che Facebook abbia preso atto, come da prassi, di queste presunte segnalazioni di abuso. Il risultato è l’oscuramento della pagina GAY.tv e dei profili degli amministratori. Lungi da noi insinuare l’esistenza di un “complotto” di Facebook volto specificatamente a colpire GAY.tv. Non esistendo alcuna motivazione specifica per bloccare la visibilità di GAY.tv sul social network (ribadiamo che non è stato espresso alcun sostegno a Massimo Tartaglia), la rimozione della nostra pagina e dei nostri profili non può che configurarsi in una definizione: censura preventiva.

 E tale censura è praticata facendo di tutta l’erba un fascio, accomunando GAY.tv ai gruppi Facebook inneggianti alla violenza, mettendo sullo stesso piano l’informazione critica e i fan invasati dall’odio.

GAY.tv ha sempre fatto sentire la sua voce per criticare quello che non condivide di un Governo e di un Premier. E continuerà a farlo.Da oggi sappiamo che Facebook non è dalla parte della libera stampa.

GAY.tv rivolge un appello ai suoi utenti ancora in possesso di un profilo su Facebook:
chiunque se la sentisse (ovviamente a suo rischio e pericolo) è invitato a postare sul suo wall e a far circolare sul network questo articolo. Facciamo in modo che la nostra voce non venga messa a tacere dalla censura.

articolo da GAY.TV

Di Pietro resistenza e opposizione al governo piduista

16/12/2009 alle 09:22 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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L’intervista di Antonio Di Pietro questa mattina a Rainews24:

La Campagna d’odio del Popolo della Libertà continua

15/12/2009 alle 18:24 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Fabrizio Cicchitto si iscrisse (fascicolo n. 945, tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre1980) alla loggia massonica P2, venne successivamente cacciato dal Partito Socialista italiano. Fu riammesso nell’ottobre1987 da Bettino Craxi, seppure in ruoli marginali, ha poi adottato le posizioni del segretario del PSI, fino alla dissoluzione del partito a causa delle inchieste di Mani Pulite.

E la Russa l’altro ieri aveva detto…

La risposta di Di Pietro al vomito di odio che il piduista Cicchitto ha riversato oggi alla Camera:

Travaglio è un “terrorista mediatico” perchè non fa sparire i fatti

15/12/2009 alle 17:59 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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