Cosentino: No all’arresto No alle dimissioni la casta lo salva

10/12/2009 alle 21:03 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Con 360 voti a favore e 226 contro la Camera dei Deputati ha respinto, a larga maggioranza, la richiesta di arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, Pdl, accusato dalla Procura di Napoli per il reato di concorso esterno in associazione camorristica.

Bocciate anche le tre mozioni di sfiducia verso Cosentino  presentate dall’Italia dei Valori, Pd  e Udc che chiedevano le dimissioni del parlamentare.  Il 25 novembre scorso il Senato aveva già respinto, con voto segreto, le due mozioni presentate dal Pd e da IdV in merito alle dimissioni del sottosegretario all’Economia, e coordinatore regionale del Pdl in Campania. In quell’occasione il leader dell’IdV Antonio Di Pietro affermò: “L’assoluzione dell’onorevole Cosentino da parte del Parlamento è una vergogna per tutti i cittadini italiani. Oggi abbiamo assistito all’ennesima pagina buia della nostra democrazia: la casta si è nuovamente autoassolta”. “Il caso Cosentino è lo specchio di una classe politica corrotta che, non a caso, vuole sostituirsi alla magistratura. Basta con questa pagliacciata, questo governo e questa maggioranza vogliono cambiare i connotati del nostro sistema democratico. Il voto di oggi è una beffa nei confronti dei cittadini onesti e un danno per le istituzioni. Un sottosegretario con delega al Cipe, organo economico che gestisce i soldi degli italiani, non può e non deve rimanere a ricoprire quel ruolo, deve farsi giudicare come viene richiesto a tutti i semplici cittadini. I signori parlamentari che hanno protetto Cosentino si vergognino!”. Stamani Di Pietro ha invece affermato: “Chiedo al presidente del Consiglio che non c’è, per quale ragione non si debba sentire il bisogno che il governo riacquisti credibilità? Chiediamo senso di responsabilità, senso del limite e il governo per tutta risposta non solo non dà l’autorizzazione all’arresto, ma lo conferma sottosegretario, anzi vuole anche che diventi governatore”. “Questa mattina, ha continuato il leader di IdV, abbiamo vietato ai magistrati di arrestare una persona che secondo la magistratura sta ancora concorrendo al perpetrarsi di reati di stampo camorristico”. “Se lo ha fatto o no sta ai magistrati dimostrarlo, non a noi”, ha concluso Di Pietro. La vicenda legata a Cosentino nasce dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno fatto partire l’inchiesta della Dda di Napoli in seguito alla quale Nicola Cosentino è diventato destinatario di una richiesta di arresto. Al centro di tutto un’accusa: concorso esterno in associazione camorristica. Secondo quanto scrivono gli inquirenti nelle 351 pagine della ordinanza di custodia cautelare in carcere, l’esponente campano del Pdl, avrebbe contribuito a rafforzare i Casalesi, negli anni ’90. E, nella sua carriera politica, ha sempre potuto contare sui voti del clan camorristico. In questo modo è diventato Consigliere Provinciale, Regionale, e poi deputato. Il provvedimento, firmato dal Gip Raffaele Piccirillo su richiesta dei Pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, racconta tutto questo. Accuse pesanti, secondo le quali avrebbe garantito la continuità dei rapporti fra imprenditoria mafiosa e le amministrazioni pubbliche nel Casertano. Sono stati spesso i pentiti a puntare l’indice contro Cosentino. Tra gli ultimi verbali noti, quello delle rivelazioni di Gaetano Vassallo, imprenditore ritenuto contiguo ai Casalesi che da tempo sta collaborando con la giustizia. L’imprenditore avrebbe, fra l’altro, fatto riferimento a comunanze di interessi dei Casalesi e di Cosentino per la realizzazione dell’inceneritore di Santa Maria della Fossa, accuse dalle quali Cosentino si è difeso sostenendo di essersi sempre opposto all’impianto. Intanto per l’accusa Cosentino contribuiva, sin dagli anni ’90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone. La richiesta d’arresto respinta non è comunque un blocco. Essa infatti non impedisce ai magistrati campani di proseguire negli accertamenti e di continuare nelle loro indagini. Nel frattempo crescono i timori su possibili fughe di notizie dalla Procura di Napoli e il rischio per la vita dei pentiti e dei loro familiari. Tempo fa fu proprio il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore a lanciare un monito su possibili fughe di notizie su inchieste dal suo ufficio che mettono a rischio la vita delle persone e danneggiano le indagini stesse.

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