Il Duce del fascismo e il Re d’Italia ormai solo un fantoccio

07/03/2010 alle 07:56 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Quello che il Paese ha vissuto ieri è solo l’epilogo manifesto di come  sia cambiata la forma di Governo in Italia. Come durante il ventennio della dittatura fascista, il Capo del Governo Benito Mussolini si faceva firmare tutto e di più da un Re, Vittorio Emanuele III, ridotto ormai a semplice autenticatore della volontà del Duce.

Non credo di essere eccessivo nella similitudine, perchè il Capo del Governo attuale ha di fatto esautorato il Parlamento della sua naturale funzione legislativa, visto che il ricorso alla fiducia è assolutamente prevalente ed ogni dibattito in aula è impedito. Ma c’è di più. Il Presidente della Repubblica fa segnare ormai già un record  durante il suo mandato: quello di aver avallato il maggior numero di provvedimenti di legge ritenuti incostituzionali dalla suprema Corte. E questo probabilmente la dice lunga sulla sua capacità di valutare o meno un provvedimento di legge secondo i dettami della Costituzione vigente.

Il decreto legge definito da Berlusconi “interpretativo” che di fatto riammette la lista del PDL esclusa nel Lazio, non “interpreta” un bel niente ma semmai estende il provvedimento di legge già esistente e sancito da un’altra legge ordinaria.

Si stabilisce al primo punto, infatti, che “il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale”. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati, specifica il decreto, “può essere provata con ogni mezzo idoneo”.

Il secondo articolo dispone che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti, “purché tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarità della autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di una irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro della autorità
autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonché dell’indicazione della qualificazione dell’autorità autenticante, purché autorizzata.

Nel terzo articolo del provvedimento, le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono “definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio”. “Contro le decisioni di ammissione può essere proposto esclusivamente ricorso al giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati è ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che può essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale è ammesso immediatamente ricorso al giudice amministrativo”. Le disposizioni si applicano anche “alle operazioni e ad ogni altra attività relativa alle elezioni Regionali, in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Per le elezioni regionali, i delegati possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti di lunedì 8 marzo.

Insomma non bisogna essere dei Costituzionalisti per evidenziare una palese riapertura dei termini di presentazione delle liste fino alle 20 di domani lunedì 8 marzo. Inoltre interpretare la presenza dei delegati alla presentazione delle liste, anche nei bagni del Tribunale o alla macchinetta del caffè al piano terra, come sufficiente  “a  provare con ogni mezzo idoneo” il loro arrivo in tempo è francamente esilarante. Inoltre viene a cadere la necessaria autenticazione delle firme, visto che non è più necessaria che ci sia un timbro di autenticazione e si evidenzi l’identità dell’autenticatore.  Insomma è possibile a questo punto fabbricarsi timbri fai da te e apporre scarabocchi illegibili a proprio piacimento tanto secondo loro “la sostanza prevale sulla forma”.

Di fondo a tutta questa triste vicenda c’è l’assunto che ormai andiamo ripetendo da anni: una assoluta e continua mancanza di rispetto per le regole da parte della maggioranza. E’ la regola del “facciamo come cazzo ci pare”. Decine negli anni scorsi sono stati i casi di esclusione di liste dei partiti alle consultazioni elettorali e mai, mai nessun Governo si è permesso di fare una porcata simile.

Ma la gente cosa avrà capito di tutta questa storia?

Purtroppo visto che esiste la censura del Governo sull’informazione, esiste l’auto-censura dei giornalisti servi e parzialmente servi del servizio pubblico, la gente attraverso la TV per i 2/3 dell’informazione esistente ha capito che “i magistrati comunisti volevano escludere il PDL dalle elezioni e che Napolitano è stato attaccato da Di Pietro che vuole chiedere l’impeachment ed ora tutti difendono Napolitano da Di Pietro che è l’elemento eversivo di questa democrazia”.

Ecco cosa il Duce del nuovo Fascismo e il suo sistema mass mediatico è riuscito a far capire alla metà della popolazione che non usa internet per informarsi e resistere.

Siamo stanchi, stanchi davvero di vedere calpestate le regole della Costituzine ed ancora più stanchi di sopportare chi non avendo mai avuto una credibilità politica, continua a far credere “lucciole per lanterne” agli italiani.

Non ne usciamo più da questa situazione, ci vuole uno scatto di orgoglio da parte degli italiani tutti, un ripristino di legalità che parta dalle coscienze personali di ognuno di noi. Forse sarà la crisi economica che infonderà questo sentimento a tutti, o forse potrà essere il detonatore di quella rivoluzione democratica mai compiuta.

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