Se Mario Rossi brucia il corano

10/09/2010 alle 06:29 | Pubblicato su politica | Lascia un commento
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Un perfetto sconosciuto come un pastore protestante americano di nome Terry Jones nell’assolata Florida, dichiara su internet di voler bruciare il “Corano” per commemorare l’11 settembre.

E’ come se Mario Rossi una mattina si svegliasse e comunicasse in un anonimo messaggio su YouTube, la sua volontà di bruciare una copia del Corano a Centocelle, un quartiere periferico di Roma.  Chi se ne accorgerebbe? Ma una costante tensione internazionale conviene all’altra America che controlla e decide le guerre a tavolino, nonostante Obama si dica indignato. Parte così il circolo mediatico intorno a questa non notizia, perchè Terry Jones era un perfetto sconosciuto, un capo di una setta evangelica con poco meno di 50 adepti. Le grandi tv americane e i grandi giornali hanno deciso a tavolino di farne un personaggio mediatico di primo piano.

Questa manovra, come la battaglia per salvare Sakineh, continua a perseguire un unico obiettivo:  rafforzare la campagna d’odio nei confronti di un nuovo nemico l’Islam tutto intero.

Preparare l’opinione pubblica mondiale ad uno scontro ideologico senza precedenti tra Occidente e mondo arabo è ormai l’obiettivo conclamato di quel gruppetto di fondamentalisti del Nuovo Ordine Mondiale che, una volta dato fuoco alle polveri, compatterà tutte le nazioni del mondo contro la causa comune.

Sul fronte opposto, quello arabo,  i fondamentalisti trovano terreno fertile nel rispondere a simili provocazioni che, per chi non ha niente e nemmeno l’idea di sperare in un futuro migliore, è uno straordinario collante che rafforza l’odio per l’Occidente.

Insomma ci stanno provando a far scoppiare una terza guerra mondiale, più o meno convenzionale, anche perchè sarebbe l’unico scenario possibile per uscire da una crisi economica e finanziaria senza precedenti.

Sarò pazzo a pensare queste cose? Non credo.

Come l’attacco alle torri gemelle fu pianificato dall’amministrazione Bush, una guerra scatenata contro l’Iran è già stata pianificata con tanto di piani di attacco. Si aspetta solo una scintilla per dar fuoco alle polveri.

Ma quante Sakineh ci sono nel mondo?

05/09/2010 alle 11:20 | Pubblicato su politica | 1 commento
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Sakineh Mohammadi Ashtiani 43 anni,  è una donna iraniana madre di due figli che sta per essere lapidata secondo la sharia, la legge islamica, che riserva alle adultere un unico trattamento: la morte.

E’ scattata una straordinaria campagna internazionale di solidarietà globale nei paesi Occidentali, per fare pressioni sul governo iraniano affinchè revochi la condanna. Ma qualcuno si è mai chiesto quante Sakineh ci sono nel mondo che versano nella sua stessa situazione o che sono schiave, senza diritti e in procinto di essere mandate sul patibolo a causa della ferocia di cui si può macchiare il maschilismo della religione?

La battaglia mediatica per salvare Sakineh è puramente strumentale alla campagna di demonizzazione dell’Iran, propedeutica all’attacco finale che gli Stati Uniti e Israele prima o poi, sferreranno contro il regime di Mahmud Ahmadinejad.

A chi interessa veramente di Sakineh? Ai petrolieri italiani o francesi che raffinano il greggio estratto in Iran? No. Ai capi di Stato del G8, G10 o G20, neppure. Al Papa altrettanto.

Le tante Sakineh in Afghanistan morivano tutti i giorni sotto il regime dei talebani prima e oggi, sotto quello filo americano di Karzai. E le Sakineh in Arabia Saudita, monarchia assoluta, dove è presente altrettanto la legge della sharia le donne  patiscono ogni giorno. Anche le Sakineh della porta accanto, sul nostro pianerottolo, pestate di botte dal proprio marito o dal proprio compagno, sole e incapaci di salvarsi dal loro carneficie gridano giustizia, ma non ci mobilitiamo per loro.

Quando è necessario trovare un nemico globale da combattere, l’ipocrisia di cui il mondo dell’informazione globalizzata è capace  è  stupefacente.

Nessuno vuole salvare per davvero Sakineh. Non c’è via di scampo a questa carneficina.

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