Benigni sul caso Ruby e Berlusconi e le dimissioni

09/11/2010 alle 04:38 | Pubblicato su costume, cronaca, diritti civili, economia, lavoro, natura, politica, razzismo, società | Lascia un commento
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il monologo di Benigni su Berlusconi

e il caso Ruby a “Vieni via con me”

 

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Benigni la canzone su Berlusconi a Vieni via con me

09/11/2010 alle 04:33 | Pubblicato su costume, cronaca, diritti civili, economia, lavoro | Lascia un commento
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la canzone di Benigni su Berlusconi

e le sue proprietà

 

Consulta: Matrimoni gay giornata storica per la libertà

22/03/2010 alle 17:32 | Pubblicato su diritti civili, omofobia, politica | Lascia un commento
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Martedì 23 marzo 2010 sarà un giorno importante per la storia italiana.

Il 23 Marzo la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità di alcune norme del Codice Civile (Articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis) che, in materia di matrimonio e famiglia, nel riferirsi genericamente a “marito” e “moglie”, discriminano le coppie di persone dello stesso sesso.

È da sottolineare che in Italia non esiste una definizione legale di matrimonio, né un divieto espresso al matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la differenza di sesso è esplicitamente richiesta quale condizione per contrarre matrimonio.

Al contrario sono molti i principi costituzionali che ammoniscono contro l’esclusività del paradigma eterosessuale del matrimonio civile. Tra i più importanti la tutela della dignità di ognuno di cui all’art. 2, quindi il principio imperativo di uguaglianza, affermato dall’art. 3, infine le disposizioni della Carta di Nizza, patrimonio anche dell’Italia grazie all’art. 117.

Inoltre il diritto a sposarsi è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza.

Perciò dichiariamo che siamo profondamente convinti che a tutti i cittadini e a tutte le cittadine debba essere garantita parità e uguaglianza e pertanto anche il diritto di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale.

Il 23 marzo la Corte costituzionale potrà finalmente ribadire la distinzione tra matrimonio religioso e matrimonio civile e affermare che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è un tema eticamente sensibile, ma semplicemente un diritto fondamentale della persona che non può essere negato.

Occorre affermare che il matrimonio civile è un istituto giuridico non sostituibile, né surrogabile da altri, e che solo con l’accesso anche delle coppie dello stesso sesso a tale istituto sono rispettati e pienamente applicati i principi fondamentali di eguaglianza e pari dignità sociale di tutti i cittadini, sanciti dalla nostra Costituzione.

Per questa ragione, congiuntamente a questo appello di cui siamo primi firmatari, si sta promovuendo la costituzione di un Comitato nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.

È quindi a tutti i cittadini che condividono e vivono i valori della piena democrazia, sanciti solennemente nella nostra Carta costituzionale, che rivolgiamo l’invito a sottoscrivere questo appello e a unirsi a noi nella richiesta di sostenere il riconoscimento del diritto di tutti i cittadini, senza distinzioni basate sull’orientamento sessuale, a poter creare la propria famiglia e ad assumere davanti alla legge i diritti e gli obblighi che derivano dal matrimonio.

È giunto il tempo che certi diritti, come il diritto al matrimonio e a costituire una famiglia, diventino diritti certi per tutti!

IVAN SCALFAROTTO
Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico
SERGIO  ROVASIO
Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti

http://www.affermazionecivile.it/

USA: nuova legge contro l’omofobia e fine del “don’t ask, don’t tell” per i militari gay e a Roma nuova aggressione in pieno centro

11/10/2009 alle 19:06 | Pubblicato su diritti civili, omofobia, politica | Lascia un commento
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stop-omofobiaNegli Stati Uniti  è stato approvato dal Congresso, un nuovo provvedimento federale contro le discriminazioni sull’identità di genere, sull’orientamento sessuale e la disabilità. La legge porta il nome di Matthew Shepard (Matthew Shepard, James Byrd Jr. Hate Crimes Prevention Act – HCPA), che fu rapito, torturato e assassinato perché gay nell’ ottobre 1998 vicino a Laramie nel Wyoming e di James Byrd che, morì in un attentato a sfondo razziale in Texas. La legge, inoltre, da preciso mandato al  Federal Bureau of Investigation (FBI) di monitorare i crimini d’odio contro le persone transgender.

La morte di Shepard scioccò profondamente l’opinione pubblica statunitense e dette l’avvio ad anni di lotte e di campagne contro l’omofobia che hanno trovato l’appoggio di una serie di note celebrità di Hollywood e di importanti personaggi politici. I genitori di Shepard hanno creato una fondazione in suo onore, il Matthew Shepard Foundation e sua madre, Judy Shepard ha recentemente pubblicato un libro intitolato “The Meaning of Matthew: Murder My Son’s in Laramie”.

La legge stabilisce che qualsiasi aggressione, violenza, discriminazione commessa sulla base dell’orientamento sessuale, verrà giudicata come crimine d’odio estendendo in questo modo a gay, lesbiche e transgender, la stessa protezione di cui godono alcune minoranze per razza o religione.

La HCPA estenderebbe per la prima volta a tutti gli Stati Uniti una legislazione uniforme, visto che finora soltanto 12 Stati hanno leggi contro la discriminazione dell’identità di genere e addirittura ben 5 Stati (Arkansas, Georgia, Indiana, Carolina del Sud e Wyoming) non ne hanno affatto, insomma come l’Italia. Il provvedimento adesso sarà sottoposto alla firma, scontata, del Presidente Obama.

Il presidente Obama ha, inoltre, annunciato la fine della politica del «don’t ask, don’t tell», che permetteva ai gay di arruolarsi nelle forze armate soltanto a patto di non dichiarare il proprio orientamento sessuale. Dunque, negli Stati Uniti, gay e lesbiche saranno accettati pienamente nelle forze armate.

E in Italia cosa succede? Lo scorso 2 ottobre la commissione Giustizia della Camera ha concordato il testo base della legge anti-omofobia, di cui è relatrice la Concia. Un iter interminabile, si parla di omofobia dal 2002 e da oltre due anni le associazioni gay denunciano casi di discriminazioni, aggressioni e violenze quotidiane.

Il testo ha raccolto i voti di Pd, Pdl e Lega, mentre si sono espressi contro Idv (che aveva presentato una proposta di legge autonoma) e Udc. La soluzione adottata è quella di un articolo che aggiunge la discriminazione sessuale tra le aggravanti di reato previste nel codice penale: secondo il ddl, quindi, aggrava il reato anche “l’avere, nei delitti colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento e alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.

Per l’Italia dei Valori il “compromesso” raggiunto da Pd e Pdl non darebbe “una risposta adeguata ad un fenomeno di gravità enorme”. Ma è l’Udc di Casini che si distingue per le ragioni del no: “Chi subisce violenza a causa del suo orientamento sessuale”, spiega durante il dibattito in Commissione l’onorevole Roberto Rao, “riceverebbe una protezione privilegiata rispetto alla vittima di violenza tout court, con conseguente violazione del principio di uguaglianza”.
E’ saltata anche l’indicazione dell’identità di genere che serviva a tutelare i transessuali.

Speriamo che in qualcosa in più si riesca ad apportare con gli emendamenti che saranno presentati nel corso della discussione in Aula.

E intanto anche oggi in pieno centro a Roma continuano le aggressioni omofobe contro giovani gay.

leggi anche: DDL Concia: Gay cornuti e mazziati grazie al PD

Blogger arrestati in Azerbaijan perchè si oppongono al Governo

20/07/2009 alle 17:41 | Pubblicato su diritti civili, politica | Lascia un commento
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Emin Milli _Adnan Hajizadeh_Potrebbe essere una notizia già dimenticata o forse solo lontana, come lontana è la terra che offre l’ennesimo scenario del sopruso che viene fatto contro la libera informazione via internet: l’Azerbaijan.

Emin Milli e Adnan Hajizadeh sono due giovani blogger e attivisti politici che, nel loro paese l’Azerbaijan, denunciano la grave situazione socio-politica informando i giovani e la popolazione attraverso Facebook, Twitter e Youtube. Milli Emin è anche co-fondatore di un gruppo di giovani, “Alumni Network”, e coordinatore insieme ad Adnan Hajizadeh del movimento  “OL!” che si oppone al regime del il presidente azero Ilham Aliyev.

Amnesty International venerdì scorso ha informato l’opinione pubblica internazionale che i due giovani lo scorso otto luglio, sono stati arrestati con l’accusa di teppismo all’interno di un ristorante nella capitale Baku. In realtà i due giovani  sono stati aggrediti senza aver accennato alla minima provocazione e portati al commissariato di polizia più vicino, si sono incredibilmente  visti formalizzare le accuse per le quali rischiano ora fino a 5 anni di prigione. Gli aggressori, invece, sono stati subito rilasciati.

Secondo Amnesty International e le organizzazioni dei diritti umani azere, le accuse rivolte ai due giovani sono state costruite ad arte per  punire i due blogger, a causa dei loro articoli su internet che criticano il Governo.

Questa non è la prima volta che le autorità di questo paese arrestano senza motivo dei giornalisti per reprimere le voci dei dissidenti.

Il prigioniero di coscienza Qanimat Zahid, caporedattore del giornale di opposizione Azadliq, per esempio, è stato condannato a quattro anni di reclusione con l’accusa   di aggressione e la violenza negli stadi lo scorso  marzo 2008. Numerosi altri  giornalisti sono stati arrestati sulla base di discutibili reati costruiti per farli tacere.

Amnesty International ha recentemente pubblicato un rapporto sulla libertà di espressione in Azerbaigian  intitolato “Azerbaigian: giornalisti indipendenti sotto assedio” dove si denuncia il clima di impunità, che pervade l’Azerbaijan, per i crimini contro coloro che lavorano nei media e nei gruppi che difendono i diritti umani.

Oggi funzionari dell’Unione Europea in visita in Azerbaijan hanno protestato oggi per l’arresto di due blogger dell’opposizione, un’occasione colta dai gruppi umanitari che hano manifestato la loro preoccupazione per le restrizioni alla libertà di opinione nella repubblica caucasica.

“Ho informato il presidente Ilham Aliyev circa la nostra preoccupazione per l’arresto di questi giovani attivisti”, ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, a capo della delegazione europea in missione nel sud del Caucaso, lasciando Baku.

Bildt ha anche confermato che gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Ue hanno inviato un comunicato alle autorità “esprimendo la propria preoccupazione circa le condizioni dei diritti umani e delle libertà in Azerbaijan”.

Gay Pride Roma 2009 un corteo pieno di famiglie e bambini per rivendicare pari diritti e pari dignità

13/06/2009 alle 18:33 | Pubblicato su cronaca, diritti civili, politica | 2 commenti
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Qualche minuto fa si è conclusa la parata annuale del Gay Pride a Roma che ha visto la partecipazione di quasi 250 mila persone (non meravigliatevi domani del dato che fornirà la Questura). Un lungo corteo che a fatica è riuscito ad entrare in piazza Navona, infatti la piazza si è riempita molto prima dell’arrivo del corteo. E’ evidente che la piazza di San Giovanni sarebbe stata la scelta migliore, ma visto che la Destra la fa da padrona in Comune, il Vaticano è riuscito ad impedire la concessione della piazza antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano.

Un corteo colorato e festoso come nella tradizione, ma quest’anno caratterizzato dalla presenza massiccia di famiglie tradizionali e non e, di tanti bambini, figli di coppie etero e coppie gay.

Strade invase di gente, di curiosi di giovani e anziani, che hanno ballato durante tutto il percorso insieme ai manifestanti. Una positività e una straordinaria energia che hanno fatto dimenticare per poche ore i tanti problemi   legati al riconoscimenti di pari diritti anche per le coppie gay.

Gay Pride 2009

Lo slogan della manifestazione di quest’anno è stato ‘Liberi tutti, libere tutte’ e alla testa del corteo c’era anche Vladimir Luxuria che ha percorso il centro della città da Piazza della Repubblica, via cavour, Fori Imperiali, via delle Botteghe Oscure (guarda un pò non si poteva passare davanti casa del Berlusca), largo Argentima, C.so Vittorio Emanuele per entrare in Piazza Navona.

Se in un Paese democratico il Ministro delle Pari opportunità giudica inopportuna una manifestazione per aumentare i diritti, perchè dice che “Roma è la capitale della cristianità” – dimenticando che è anche la capitale dell’Italia – è facile immaginare in quale triste contraddizione si trova la Destra al potere rispetto a tutti gli altri governi conservatori dell’Europa occidentale. Un cartellone da un carro faceva sorridere: “Carfagna davanti gran bigotta…dietro gran m….”

L’Italia è il paese messo peggio rispetto a tutta l’Europa Occidentale sul tema dei diritti civili e chi si affanna a paragonarci ad una compiuta democrazia, dovrebbe ricordare che in numerosi Paesi sono stati i Governi Conservatori ad introdurre il riconoscimento delle unioni di fatto (vedi in Francia).

Per ritornare al cuore del corteo, ovviamente sono stati numerosi e divertentissimi i richiami a “Noemi” e al “Papi”: tante ragazze avevano succinte magliette con la scritta “My name is Noemi”, oppure da un carro spuntava la scritta “Carro Anticiarpame” e su un altro “Papi Gay”, o “Habemus Papi”.  A Piazza Navona stretti come sardine, in attesa degli interventi finali degli organizzatori, si è ballato per una mezz’oretta con le casse a tutto volume in un clima di serenità e gioia. Piazza Navona sembrava una grande discoteca all’aperto coloratissima. Tanti poliziotti, tante forze dell’ordine, forse troppi, ma per lo meno dai loro volti si intravedeva la gioia per un evento tranquillo che forse preferirebbero scortare molto più spesso di tanti altri cortei. L’unica nota stonata le bandiere del Partito Democratico. Vladimir Luxuria ha chiesto alla Ministra Carfagna di battere un colpo e di farsi sentire se esiste ancora il suo Ministero. I poteri forti da Ratzinger a Gheddafi per passare dalla Carfagna – ha affermato – potranno rallentare l’affermazione dei diritti civili in Italia, ma non lo potranno impedire. Il Partito della Libertà – ha continuato – nonostante abbia la parola libertà nel suo nome – non tutela la libertà dei cittadini gay che si sentono meno sicuri in questo momento, specie a Roma. Nel suo intervento finale Vladimir Luxuria ha ricordato i 40 anni da Stonewall e ha dedicato il Pride di quest’anno ad un qualsiasi ragazzo gay 16enne che scopertosi gay e che guardando in tv le immagini di Piazza Navona, nonostante le considerazioni omofobe del padre, si sentirà meno solo.

Pochissimi i politici presenti. Non ho visto nomi importanti. L’assessore Croppi del Comune di Roma ha fatto un blitz di pochi minuti a piazza della Repubblica. Il Presidente della provincia di Roma Zingaretti è venuto, Marrazzo (presidente della Regione Lazio) no.

L’evento del Gay Pride romano segna l’inizio della stagione dei Pride che culminerà nel Pride nazionale del 27 giugno a Genova. E tra due anni nel 2011 è previsto l’arrivo a Roma dell’EURO Pride, che si prevede farà confluire nella capitale oltre 2 milioni di partecipanti.

Purtroppo quest’anno la parata arriva dopo l’aggressione omofoba avvenuta qualche giorno fa a Campo dei Fiori, contro una coppia di ragazzi gay americana, che i media hanno completamente taciuto. Nemmeno il sindaco Alemanno, sempre pronto ad andare per ospedali a visitare gente pestata o accoltellata, non si è fatto sentire su questo tragico fatto. Zero, nemmeno un comunicato stampa per deplorare l’accaduto.

La manifestazione è riuscita, peccato che la coperatura mediatica in tv sia stata scarsa. SkyTg24 nel corso del pomeriggio ha più volte fatto dei collegamenti in diretta, anche alla fine da piazza Navona. Il TG3 delle h 19.00 ha dedicato in coda al giornale un collegamento in diretta con piazza Navona che, fortunatamente, è andato oltre il solito clichè che i TG ogni hanno raccontanoIl servizio trasmesso dal TgLa7 dell’edizione delle 20, invece, è stato da clichè puro. Un minuto di servizio penoso che ha mostrato solo piume e paillettes. L’inviata si è limitata ad andare a piazza della Repubblica a fare qualche ripresa e basta senza attraversare il corteo ed arrivare a piazza Navona. Al direttore del TgLa7 Antonello Piroso, che stimo tantissimo, dico: “ma che cazzo di giornalisti hai!???” Anche la giornalista del TG1 si è limitata ad andare solo alla partenza del corteo, pessimo anche questo servizio. Il TG2 ne ha parlato “en passant” in appena 20 secondi mentre scorreva qualche immagine, ricordando che questo Gay Pride è stato dedicato dagli organizzatori anche a qui Paesi, come la Russia, dove eventi di questo tipo vengono repressi duramente. Quello che colpiva di più quest’anno nel corteo era la presenza di famiglie con i loro bambini ed erano tanti! Questo messaggio, il più importante, è stato volutamente censurato, tranne dal TG3 . Vi invito a riflettere su come il giornalismo viene fatto in questo Paese, anche a partire dal come vengono raccontati certi eventi come il Gay Pride.

Omofobia è emergenza nell’Unione Europea: rapporto dell’Agenzia per i diritti Fondamentali (FRA)

01/04/2009 alle 07:27 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | Lascia un commento
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Ieri uno studio reso noto dall’Agenzia per i diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea ha evidenziato che il problema dell’omofobia,  sta danneggiando la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in tutta Europa.

115874L’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali ha detto che in molti paesi la polizia non riesce a gestire i crimini legati all’omofobia (abusi verbali ad attacchi mortali) e che molti governi e scuole non affrontano la questione con la dovuta serietà.

Il direttore dell’agenzia Morten Kjaerum ha sottolineato come in molti paesi Ue questi attacchi non vengono nemmeno denunciati e ha sollecitato un miglioramento del sistema di denunce.

Questo crea un circolo vizioso che spinge le vittime a rimanere “invisibili” invece di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o denunciare alle autorità gli abusi subiti.

“Fin dalla più tenera età, le parole dispregiative usate per gay e lesbiche a scuola insegna a queste persone a rimanere nell’ombra”, spiega lo studio pubblicato oggi.

“Spesso sono vittime di discriminazioni e molestie sul posto di lavoro e in molti paesi non possono rendere legale la loro relazione di coppia”.

Il rapporto indica che gay, bisessuali e transgender nella vita di tutti i giorni sono oggetto di pregiudizio e di discriminazioni che colpiscono tutti gli ambiti sociali, dal posto di lavoro, alla scuola alla sanità.

Lo studio consiglia caldamente di denunciare in modo anonimo i crimini di omofobia per combattere il problema, evidenziando progetti pilota in Danimarca, Paesi Bassi e Slovenia.

Alcuni casi gravi di discriminazione hanno coinvolto le autorità d’asilo, con ufficiali che hanno negato rifugio a fuggitivi perché non credevano che fossero perseguitati per il loro orientamento sessuale.

In termini di sanità, la discriminazione può spingere le vittime ad evitare di chiedere aiuto e, in alcuni casi, queste persone sono state curate partendo dal presupposto che il loro orientamento sessuale fosse “un problema o una malattia”.

Lo studio, che ha messo insieme ricerche condotte in 27 paesi, riporta che oltre la metà dei cittadini dell’Unione Europea sostiene che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale sia molto diffusa nella propria nazione.

Bulgaria, Estonia, Lettonia, Polonia e Romania sono risultate le più ostili nei confronti delle manifestazioni “gay pride” e si sono verificati attacchi in contro-manifestazioni. In altri cinque paesi, Repubblica Ceca, Cipro, Ungheria, Italia e Malta ”appelli a migliorare i diritti di omosessuali e transegender sono stati accolti da risposte negative da alcuni politici e da rappresentanti di istituzioni o di gruppi religiosi”.

Soltanto tre stati dell’Ue, Belgio, Paesi Bassi e Spagna, danno pieni diritti ai matrimoni tra persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, mentre la maggior parte degli altri paesi non dà loro alcun diritto in questo senso.

Nei Paesi Bassi, l’82% degli intervistati si è dichiarato a favore dei matrimoni con partner dello stesso sesso, rispetto all’11% in Romania e al 12% in Lettonia.

Il livello di accettazione, continua lo studio, è piuttosto elevato anche in Francia, Austria, Svezia e Spagna, dove figure politiche e religiose hanno partecipato a dimostrazioni gay pride per dare visibilità alla questione.

Ma l’apertura mentale tende a diminuire quando si chiede un’opinione sull’eventualità che gli omosessuali adottino dei bambini.

Anche se la rappresentazione dell’omosessualità sui media è leggermente migliorata, continuano a prevalere gli stereotipi, conclude lo studio.

L’Italia risulta  per numero di abitanti, il paese con il più alto tasso di omofobia sia sociale che politica e istituzionale.

Il documento ricorda, inoltre, come in Italia la presenza vaticana costituisca un elemento decisivo di sostegno all’ideologia omofobica e discriminatoria.

Per quanto riguarda l’Italia però un terreno fondamentale per la lotta all’omofobia è rappresentato dai media perché, mentre l’atteggiamento della carta stampata è relativamente positivo (salvo la cronaca nera), permane una fortissima difficoltà nei mezzi radio-televisivi dove, quando si parla di omosessualità, prevale una presenza religiosa omofoba quasi sempre senza contradditorio. Inoltre, sempre più spesso, i media italiani danno ampio spazio a battaglie “contro l’omosessualità” ad opera di uomini di spettacolo, calciatori e cantanti, che in nome di una non meglio specificata “lobby gay”,   evidenziano che l’orientamento sessuale sia sempre più una scelta che fa moda, piuttosto che una naturale inclinazione dell’individuo quale essa in realtà è.

La rapida approvazione di una normativa anti-omofobia rappresenterebbe un segnale molto forte di controtendenza sia sul piano legislativo che su quello culturale e politico. I numerosi appelli affinchè il Parlamento italiano estenda le aggravanti della legge Mancino del 1993 anche ai reati d’odio contro gay e trans, sono rimasti finora inascoltati per l’opposizione delle gerarchie vaticane.

leggi anche: il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel mondo

<<Beautiful thing del 1996, un film straordinario che andrebbe proiettato in tutte le scuole per rappresentare quello che gli adolescenti gay soffrono nella scoperta e accettazione della propria omosessualità>>.

leggi anche:

Omosessualità = pedofilia l’equazione ignobile di Bertone

Apolide per legge dalla nascita: i figli degli immigrati senza permesso di soggiorno non potranno essere più iscritti all’anagrafe.

15/03/2009 alle 04:39 | Pubblicato su diritti civili, politica | 1 commento
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Il DDL sulla sicurezza (disegno di legge 733) contiene tra gli altri provvedimenti scellerati come “l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini”, la “schedatura dei senta tetto” e  la  “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”, anche l’introduzione dell’obbligo per gli stranieri di presentare il permesso di soggiorno per accedere a provvedimenti di stato civile, contrariamente a quanto stabiliva il comma 2 dell’articolo 6 del D. Lgs. 286/1998 che esentava lo straniero da tale obbligo.

Il testo in discussione alla Camera in questi giorni, introduce dunque l’obbligo per un cittadino straniero extra-Ue di esibire il permesso di soggiorno in corso di validità per registrare un bambino all’anagrafe: nessun permesso di soggiorno dunque, nessuna iscrizione. Il bambino nasce clandestino e tale rimane per tutta la sua esistenza a meno che non intervenga la regolarizzazione dei genitori con un valido permesso.  Tecnicamente quel bambino sarà un “apolide”, non riconosciuto cioè come cittadino da nessuno stato e quindi privo di ogni fondamentale e minimo diritto.

Viene da sè che questa norma, se approvata, esporrà pericolosamente questi bambini ai peggiori rischi sanitari. E insieme a loro le loro stesse madri che non potranno più partorire in una struttura pubblica e quindi sicura. Sarà la criminalità che si avvantaggerà di questa ulteriore chance di business: schiavitù, traffico di organi umani, prostituzione minorile. Le organizzazioni malavitose ringraziano. Quale polizia, quale magistrato potrà indagare su un vero e proprio fantasma? Un bambino “invisibile” rapito e magari struprato e poi ucciso da pedofili che protezione e tutela potrà avere?

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Conferenza Onu contro il razzismo: l’Italia non partecipa, unico Paese in Europa a ritirarsi per sostenere l’apartheid di Israele

07/03/2009 alle 05:34 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | 1 commento
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La prima Conferenza mondiale dell’ONU contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenophobia e l’intolleranza che vi è associata – si tenne a Durban in Sud Africa nel 2001.  La prossima assise generale di tutti i Paesi del mondo denominata “Durban II”, si terrà a Ginevra in Svizzera dal 20 al 25 aprile 2009. A Durban la conferenza dell’Onu aveva al centro non solo la questione di Israele e Palestina, ma il tema delle «riparazioni» per la schiavitù che il Sud chiedeva al Nord e i problemi dei migranti. Erano temi non solo per le diplomazie, ma discussi dagli 8.000 partecipanti al Forum della società civile, con confronti e scontri tra valori, esperienze e proposte di organizzazioni sociali di tutto il mondo.

In queste ore divampa la polemica dell’Italia e Israele contro la bozza di testo preparatoria che dovrà aprire i lavori della conferenza.

L’Italia per bocca del suo ministro degli Esteri Frattini, ha già annunciato che non parteciperà alla conferenza perchè ha giudicato alcune frasi della bozza preparatoria dei lavori  “aggressive e antisemite”.  Il documento esprime infatti una critica durissima nei confronti della politica israeliana nei territori palestinesi occupati. 

Nella dichiarazione si legge che la condotta tenuta da Tel Aviv costituisce “una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l’umanità e una forma contemporanea di apartheid”. In altri stralci del testo viene espressa “profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato, mentre Tel Aviv viene accusata di “tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori” oltre che di costituire “una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza”.

Ieri Frattini, al termine di un incontro bilaterale con la collega israeliana Tzipi Livni a margine del Consiglio Esteri Nato a Bruxelles,  aveva annunciato che l’Italia non avrebbe partecipato alla Conferenza Onu sul razzismo a causa della bozza di dichiarazione finale contenente delle ”frasi aggressive e antisemite” ed aveva riferito di aver ”parlato personalmente con l’Olanda, la Danimarca e la Francia” spiegando come avessero espresso ”grandi dubbi”. Per questo il titolare della Farnesina aveva affermato di auspicare che altri Stati europei potessero seguire l’esempio italiano.

Ma poche ore fa la Francia ha annunciato che, invece, vi parteciperà “perchè è importante esserci per permettere che le tensioni non degenerino e non prendano il posto della lotta in difesa per i diritti umani”. Anche il Vaticano farà lo stesso ed anche tutti gli altri paesi europei.

Dunque l’Italia di Berlusconi scegli di allinearsi con Israele contro tutto il resto dell’Europa, come se nell’ultima aggressione di Israele nei confronti dei Palestinesi a Gaza lo scorso gennaio, non fosse accaduto nulla. Le frasi incriminate non sono affatto razziste ma denunciano chiaramente l’azione criminale del Governo israeliano che massacra, segrega e discrimina i palestinesi in violazione di ogni norma internazionale. Nulla più. Il fatto che si voglia impedire in una conferenza dell’Onu di analizzare quanto accaduto per impedire che aggressioni simili si ripetano nel prossimo futuro, è inammissibile.

Il razzismo, in tempi di migrazioni mondiali e di politiche repressive contro immigrati e minoranze, è sicuramente uno dei più urgenti problemi internazionali. Di questo, alla conferenza di Ginevra, tutti governi dovrebbero essere chiamati a rispondere,  all’opinione pubblica e alle vittime di tutto il mondo. Anche l’aggressione di Israele nei confronti dei Palestinesi è un tema che va discusso senza censure, nella maniera più trasparente possibile e senza demagogia.

Ma si sa, ormai la linea del Governo italiano nei confronti dei temi dell’immigrazione va nella direzione della discriminazione e della chiusura totale. Sicuramente in ambito internazionale tutti i provvedimenti che stanno accompagnando le decisioni interne di Berlusconi e della Lega, verso gli immigrati e i cittadini di etnia rom, non ci fanno fare una bella figura all’Onu e, pertanto, è meglio non esporre il fianco a critiche ben più feroci che potrebbero venire dalla partecipazione ad un evento internazionale di portate globale come quello che si terra a Ginevra alla fine di aprile.

Le tv e i Tg hanno omesso completamente di leggere quelle che sono le frasi che Frattini ha definito razziste e antisemite.

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Roberto Benigni a Sanremo 2009: Omosessualità di peccati c’è solo la stupidità!

18/02/2009 alle 07:30 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | 15 commenti
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Benigni ieri sera a Sanremo ha scritto un pezzo straordinario della storia della tv italiana! Ha scritto un pezzo di storia civile, ha mostrato quanto siano molto più avanti gli italiani rispetto alla sua classe politica! Benigni parlando di omosessualità, per le polemiche sorte intorto al testo della canzone di Povia, ha detto:

“E’ una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c’è solo la stupidità”. “Per rendere l’idea dell’assurdità e ridicolaggine” di certi atteggiamenti, Benigni ricorda che gli omosessuali “sono stati seviziati e sono morti nei campi di concentramento perché amavano un’altra persona. Mettiamo che un eterosessuale si innamori focosamente di una persona dell’altro sesso – spiega – e a un certo punto lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché si è innamorato. Tanti omosessuali sono stati torturati perché amavano un’altra persona”.

Benigni giudica “assurdo” che si parli di omosessualità “con tanta rozzezza”, “sono persone che si amano, non è che per colpa loro finisce la razza, come dice qualcuno”. Nella storia dell’umanità, continua, “ci hanno fatto dei doni enormi, ed è il sentimento dell’amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c’è l’amore tutto diventa grande.

“Nemmeno la fede rassicura, l’unica cosa che rassicura è l’amore”.

Infine Benigni ricorda Oscar Wilde, “messo ai lavori forzati per la sua omosessualità. In prigione ha scritto una lettera alla persona per la quale era stato condannato”. La lettera, Benigni la legge tutta. Poi lascia il teatro, ed è standing ovation.

La Rai ha disperatamente oscurato tutti i video degli utenti di Youtube che ieri sera hanno postato l’intervento di Benigni in rete. Lo trovate su Facebook e  potete già scaricarvelo attraverso i principali programmi di file sharing come Emule o Torrent. E’ inoltre presente integralmente sui principali siti web di contenuti video di mezza Europa, sui quali la Chiesa e tutti i preti vaticani non possono intervenire. Continuate a meditare su come si possa rimanere nella Chiesa in questo Paese! Con l’80% di preti gay all’interno della Chiesa cattolica italiana, il Vaticano continua la sua azione censoria sui media italiani. Meditate da che parte sta la verità.

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L’intervento completo a questo link clicca

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