Benigni sul caso Ruby e Berlusconi e le dimissioni

09/11/2010 alle 04:38 | Pubblicato su costume, cronaca, diritti civili, economia, lavoro, natura, politica, razzismo, società | Lascia un commento
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il monologo di Benigni su Berlusconi

e il caso Ruby a “Vieni via con me”

 

Benigni la canzone su Berlusconi a Vieni via con me

09/11/2010 alle 04:33 | Pubblicato su costume, cronaca, diritti civili, economia, lavoro | Lascia un commento
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la canzone di Benigni su Berlusconi

e le sue proprietà

 

Attacco all’art. 18: il Governo apre la strada ai licenziamenti facili

03/03/2010 alle 23:39 | Pubblicato su lavoro, politica | 2 commenti
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In serata al Senato la maggioranza piduista al potere ha approvato con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti, il disegno di legge n. 1167-B che contiene norme sull’arbitrato volontario per risolvere le controversie di lavoro che  indebolisce e vanificare l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Si tratta di una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro con gravi norme deregolatorie.

Un affievolimento di fatto delle tutele a favore del lavoratore, la parte oggettivamente più debole in questo tipo di controversie. E anche, appunto, un superamento dell’articolo 18, come di altri vincoli legislativi. Perché di fronte a un licenziamento l’arbitro deciderà “secondo equità, la sua concezione di equità, non secondo la legge”.

La norma è davvero complessa. In sostanza – modificando l’articolo 412 del codice di procedura civile – si prevedono due possibilità tra loro alternative per la risoluzione delle controversie: o la via giudiziale oppure quella arbitrale. Già nel contratto di assunzione, anche in deroga ai contratti collettivi, potrebbe essere stabilito (con la cosiddetta clausola compromissoria) che in caso di contrasto le parti si affideranno a un arbitro. Strada assai meno garantista per il lavoratore che in un momento di debolezza negoziale (quello dell’assunzione, appunto) finirebbe per essere costretto ad accettare. E il giudizio dell’arbitro sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali.

Il Ddl limita la competenza del giudice e privilegia il canale dell’arbitrato e della conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso.

Le regole introdotte colpiranno i nuovi assunti (quindi, in larga misura, i giovani).  D’ora in poi sarà molto difficile fare valere in giudizio l’illegittimità di un licenziamento, dal momento che il termine di decadenza di sessanta giorni per l’impugnazione è stato esteso anche ai licenziamenti
intimati oralmente. La giurisprudenza ha sempre ritenuto inapplicabile tale termine ai licenziamenti orali, per l’ovvia considerazione che, in simili casi, non si potrebbe determinare
con certezza il momento dal quale far decorrere il termine. Si può scommettere che, in futuro, i licenziamenti orali, sin qui piuttosto rari, dilagheranno a macchia d’olio: a un datore di lavoro, infatti, basterà sostenere che effettivamente il licenziamento c’è stato, ma ben prima della data indicata dal lavoratore (ed offrirsi di provarlo con testimoni compiacenti), per stoppare il
processo prima ancora di entrare nel merito del giudizio.

Secondo il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani “questo ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano”. Il ddl, ha spiegato a margine del congresso della Camera del Lavoro di Bologna, “porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte”.

“In questo modo – ha detto ancora Epifani – naturalmente si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro lo si segna per tutta la vita. In ogni caso – ha concluso il leader della Cgil – faremo ricorso se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale”.

“Il Governo – afferma – è riuscito nell’impresa che fallì nel 2003: abrogare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, uno degli ultimi baluardi del diritto del lavoro”.

Per il Capogruppo dell’Idv al Senato Felice Belisario “la deregulation imposta da questo esecutivo ha di fatto reso vani 100 anni di lotte sindacali e di morti per i diritti collettivi. Ma quel che più infastidisce è che l’abrogazione dell’articolo, non riuscita nel 2003 perché proposta con chiarezza, riesce ora grazie a un artificio e a una norma incomprensibile inserita in un collegato alla finanziaria. Si tratta dell’ennesima truffa ai danni dei lavoratori, forse la più grave”.

Per Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà ”Il tentativo delle destre di cancellare anni di lotte per i diritti dei lavoratori e’ quanto di piu’ vergognoso si possa compiere”.

“Il Governo Berlusconi – aggiunge – continua a mortificare il nostro impianto normativo e la nostra stessa Costituzione in maniera subdola, strisciante, senza assumersi la responsabilita’ di spiegare il disegno diabolico che ha in mente di perseguire”.

”Sappiamo bene che il PdL e’ abituato ai sotterfugi, a tramare di nascosto -continua Nichi Vendola- ma non dire apertamente ai lavoratori e alle lavoratrici che vogliono ridurre l’articolo 18 a una norma senza alcun valore, sottraendo al giudice la competenza a risolvere le controversie di lavoro e affidandole a un arbitro qualunque che potra’ decidere ”secondo equita” e non secondo la legge italiana, significa voler sopprimere del tutto un sistema di tutele gia’ gravemente compromesso da anni di politiche contro il lavoro”.

”E’ una vergogna -ha concluso Vendola-, a questo punto diventa fondamentale che tutte le forze democratiche e di opposizione si impegnino affinche’ i diritti dei lavoratori italiani non facciano un salto indietro di mezzo secolo, un impegno quanto mai necessario a partire dal sostegno allo sciopero generale convocato dalla Cgil per il 12 marzo”.

Nel ddl, inoltre, il Governo inserisce anche una maxi sanatoria per le aziende che hanno  violato le norme sui contratti co.co.co e a termine. Nello specifico per i lavoratori a progetto o co.co.co se viene accertata la natura subordinata del rapporto di lavoro (escluse le sentenze passate in giudicato), il datore di lavoro che abbia offerto, entro il 30 settembre 2008, un contratto subordinato, non necessariamente a tempo indeterminato, sarà tenuto unicamente a indennizzare il lavoratore, mentre invece prima era obbligato all’assunzione a tempo indeterminato.  Per i contratti a termine, invece, nel caso di violazioni nella trasformazione del contratto a tempo indeterminato, c’è l’obbligo per il datore di lavoro di risarcire il lavoratore con una indennità che sostituisce la stabilizzazione. Insomma un bel passo indietro rispetto alla vecchia normativa. Si tratta di un sostanzioso aiuto agli imprenditori che indebolisce ancora di più il lavoratore.

Napolitano firmerà la legge o possiamo sperare soltanto nel giudizio di incostituzionalità della Suprema Corte?

Precariato scuola: ll più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

20/08/2009 alle 08:06 | Pubblicato su cronaca, lavoro, politica | Lascia un commento
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Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.

Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.

Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.

La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.

E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.

lettera tratta da OrizzonteScuola.it

Le balle di berlusconi: cassa integrazione anche per i precari

10/06/2009 alle 07:07 | Pubblicato su lavoro, politica | Lascia un commento
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Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nella sua relazione del 29 maggio scorso sullo stato dell’economia in Italia, affermò che “Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento“.  Di sicuro un affermazione fatta con cognizione di causa e autorevole da parte di una voce importante delle istituzioni.

Berlusconi venerdì scoro in una trasmissione radiofonica lo smentisce clamorosamente: “Questa è un’informazione di Draghi che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana”.

Nulla di più falso. Quello che Berlusconi ha affermato a Porta Porta senza che nessun giornalista lo contestasse vivacemente ci da la misura dello stato dell’informazione nel nostro Paese. Parole e bugie in libertà del Premier.

Il decreto legge “anticrisi” n.185 convertito in legge con modifiche il 28 gennaio 2009 prevede un intervento una tantum a beneficio dei lavoratori parasubordinati che hanno percepito almeno 5000 euro e meno di 13819 euro nell’anno 2008 da parte di un unico committente e che ora risultano senza commesse di lavoro e svolgono attività in settori o zone dichiarati in stato di crisi (poi soppresso nel decreto attuativo). Si tratta di un intervento di sostegno del reddito in via sperimentale e non di un’indennità di disoccupazione. Il valore del sussidio è del 20% del reddito percepito l’anno precedente per il 2009 e del 10% successivamente. I lavoratori parasubordinati, infatti, sono considerati autonomi dal punto di vista previdenziale, e dunque senza diritto alle prestazioni di disoccupazione. I particolari requisiti necessari per accedere ai sussidi (per esempio, due anni almeno di iscrizione alla cassa) escludono la maggior parte dei lavoratori a tempo determinato, ma soprattutto quelli con un contratto di lavoro somministrato o interinale per non parlare degli apprendisti.

Art. 10 bis TUSL: legge salva manager e datori di lavoro 2, Berlusconi ci riprova

21/04/2009 alle 07:26 | Pubblicato su lavoro, politica | 2 commenti
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Ci risiamo. La maggioranza di Berlusconi in ossequio al suo progetto di eliminare progressivamente quelle tutule che garantiscono la sicurezza sui posto di lavoro, ci riprova con un nuovo testo con disposizioni integrative e correttive (uscito dal Consiglio dei Ministri del 27/03/2009) al Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 meglio noto come “Testo Unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro”, già fortemente ridimensionato rispetto alla prima stesura del Governo Prodi.

Con l’art. 10 bis inserito alla chetichella, nel silenzio generale dei media, impegnati dagli eventi tragici del terremoto in Abruzzo, la maggioranza comunicando preventivamente a Confindustria di quanto stava per fare (come ha denunciato il segretario della Fiom Cremaschi che ha chiaramente denunciato che “Le aziende erano al corrente della modifica in arrivo”), vorrebbe sancire l’impunità di manager e datori di lavoro nei casi di morti bianche che si imputano alla mancata osservanza delle misure di sicurezza.

La nuova formulazione dell’art. 10 bis “prevede infatti che la responsabilità del datore di lavoro – hanno spiegato Elena Poli e Sergio Bonetto, avvocati del foro di Torino – sia subordinata ad alcune condizioni tra le quali spicca quella di cui alla lettera ‘d’, in base alla quale la responsabilità è esclusa se l’evento sia imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza”. La norma è “retroattiva, per cui il primo effetto si avrà sui processi in corso. Di fatto, si elimina la possibilità di accertare la responsabilità di chi sta più in alto, in moti casi top manager e amministratore delegato” ha detto Poli. “Siamo di fronte a un’altra porcata che sta passando nel silenzio generale – ha affermato il segretario generale Fiom, Gianni Rinaldini – sulla base delle richieste fatte dalla Confindustria. Siamo di fronte a uno stravolgimento del Testo unico sulla sicurezza grave e inaccettabile, tanto più in considerazione del processo in corso sul rogo della ThyssenKrupp”.

Insomma un muratore cade da una impalcatura e muore e la colpa sarà solo sua perchè non ha usato le adeguate misure di sicurezza per proteggersi. Il senso di questa norma è questo. Laddove è possibile coinvolgere una figura subordinata, il top manager e più in generale il datore di lavoro non sarà più imputabile.

Questa norma è peggio del lodo Alfano, l’ennesima porcata ai danni della legalità, perchè cancella completamente le responsabilità di chi doveva decidere ai vertici, non le sospende.

Perchè in Italia si muore sempre il primo giorno di lavoro?

28/03/2009 alle 21:07 | Pubblicato su lavoro, politica | Lascia un commento
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Le cronache ci stanno abituando sempre più spesso a notizie di morti di lavoratori assunti proprio il primo giorno di lavoro. Sembra una litania quella delle edizioni locali di tg e carta stampata che specificano, sempre, che nei cantieri le cosidette “morti bianche” avvengono  il primo giorno di servizio del lavoratore. Che il povero lavoratore morto sia stato assunto e abbia iniziato a lavorare proprio il giorno stesso della sua morte, di sicuro non potrà mai testimoniarlo a nessuno, ma i datori di lavorano ci tengono sempre a precisarlo che,”purtroppo”,  era il primo giorno di lavoro.

Perchè si dichiara sempre che la morte è avvenuta il primo giorno di lavoro?

Perchè il governo Berlusconi con il l’art. 39 del D.L.  112 del 25 giugno 2008, convertito in legge il 6 agosto 2008, n. 133 ha “semplificato” la materia della tenuta del libro matricola e le relative sanzioni per chi contravviene alle nuove disposizioni.

In particolare Berlusconi ha voluto istituire il “libro unico del lavoro” che non è più necessario conservare sul luogo dove si svolge l’attività lavorativa, come era prima. Il nuovo libro unico del lavoro dovrà essere conservato presso la sede legale del datore di lavoro o, in alternativa, presso lo studio dei consulenti del lavoro o degli altri professionisti abilitati. L’iscrizione del lavoratore dovrà avvenire “soltanto” entro il giorno 16 del mese successivo. E’ evidente che questa “semplificazione”, in un Paese di diffusa illegalità, vada nella direzione di facilitare il più possibile il lavoro nero, il lavoro irregolare di quelli che comunemente vengono rappresentati come “non segnati”. E nell’edilizia questa piaga è dilagante. Ma c’è di più! La legge sul “libro unico del lavoro” prevede che in caso di controllo da parte degli ispettori del lavoro, il datore di lavoro abbia tempo 15 giorni prima di fornire il registro e se non lo fa, la sanzione pecuniaria va da 250€ a 2000€. Come dire se vi becchiamo vi diamo tutto il tempo per mettervi in regola con la compilazione del “libro unico del lavoro”. Cosa volte di più? Prima dell’approvazione di questo decreto legge, il datore di lavoro aveva l’obbligo della tenuta del libro matricola e del libro paga in ogni sede di lavoro. L’iscrizione del lavoratore doveva avvenire il primo giorno di lavoro e in caso di omessa istituzione e presentazione immediata di questi registri, in caso di ispezioni, la sanzione amministrativa andava da 4000€ a 12.000€. Le sanzioni erano state inasprire dal Governo Prodi con l’art. 1178 della legge finanziaria 2007 (l. 296 del 27/12/2006).

Vi ricordo che nello stesso decreto legge sempre nell’art.39 c’è stata anche l’abrogazione della legge 188 del 17 ottobre 2007, voluta dal Governo Prodi, per combattere la piaga delle dimissioni in bianco.

Continuo a chiedermi cosa di liberale ci possa essere in Berlusconi, se ogni provvedimento che questa maggioranza prende, va nella direzione opposta al contrasto dell’illegalità. Si cerca, costantemente, in ogni provvedimento, di favorire chi froda e chi specula sulla pelle dei lavoratori, senza rafforzare le misure di ispezione e verifica.

leggi anche: Le dimissioni in bianco dei lavoratori volute da Berlusconi

Protesta cassaintegrati Alitalia bloccano autostrada roma-fiumicino. Senza un euro da tre mesi.

15/02/2009 alle 10:40 | Pubblicato su lavoro | Lascia un commento
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Giovedì scorso 12 febbraio circa 200 cassaintegrati di Alitalia hanno manifestato in prossimità dell’Aeroporto Leonardo Da Vinci, bloccando l’uscita dell’autostrada Roma-Fiumicino per richiamare l’attenzione dei media sul gravissimo problema causato da CAI che ha letteralmente abbandonato a loro stessi i lavoratori messi in cassa integrazione che da tre mesi non percepiscono un centesimo.

Un problema importante che dimostra come la nuova dirigenza CAI non abbia minimamente cura di quelli che sono rimasti fuori dalla nuova società. CAI sta ritardando la trasmissione della documentazione all’Inps per dare avvio al pagamento delle indennità previste dalla cassa integrazione.

I lavoratori rivendicavano legittimamente quello di cui hanno diritto. La misura estrema del blocco dell’autostrada è stato il motivo per la quasi totalità dei media di attaccare questi lavoratori e di parlare per tutto il giorno di “ennesima follia alitalia” senza dare spazio alle motivazioni di questo gesto estremo. Quasi tutti i Tg hanno totalmente puntato il focus della notizia sul disagio dei passeggeri. In pochi hanno proposto ed evidenziato le ragioni di questo gesto.

Sicurezza sul lavoro il Governo rinvia di due anni l’emanazione dei decreti attuativi del dl 81/2008. Confindustria ringrazia.

15/02/2009 alle 09:46 | Pubblicato su lavoro, politica | Lascia un commento
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Lo scorso 11 febbraio al Senato è stata votata l’ennesima fiducia richiesta dal Governo al maxi emendamento al dl “mille proroghe” nr. 207/2008. Con il voto è stato approvato anche il dl che passa alla Camera dei Deputati per la conversione definitiva entro la fine del mese.

Dopo il regalo alla lobby dei taxisti, il regalo a Confindustria che proroga di altri sei mesi l’entrata in vigore della “class action” e l’abrogazione del pagamento dell’Ici sugli immobili rurali (ringraziano i farabutti che vivono in ville accatastate in questo modo), un altro regalo a Confindustria arriva con l’ulteriore rinvio di 2 anni per l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo 81/2008 proposto dal precedente Governo Prodi e approvato nella scorsa legislatura. Stiamo parlando del “Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” che introduce una normativa unica in tema di rispetto della sicurezza sul lavoro.

Quanto sia stato osteggiato dalla Confindustria questo provvedimento di legge è cosa nota ma è scandaloso come il Governo Berlusconi continui a rinviarne l’entrata in vigore. Si sa che questo Governo è il “Governo di Confindustria” e che l’obiettivo principale di questa maggioranza non è la tutela dei lavoratori, bensì la difesa degli interessi degli industriali. Basti ricordare come tra i primi atti del Governo Berlusconi, poco dopo il suo insediamento, ci sia stata l’abrogazione della legge 188/07 approvata nella passata legislatura che introduceva “il divieto di far firmare preventivamente le dimissioni in bianco al lavoratore e alle lavoratrici”.

Insomma la logica che porta avanti questo Governo è ormai arcinota: “i lavoratori devono già ringraziare se hanno un posto di lavoro e per il resto non devono rompere i coglioni, né scioperi né rivendicazioni”. Si sa che Berlusconi si è accaparrato il silenzio totale di CISL, UIL e UGL e di questi tempi non farsi rompere le scatole dai sindacati è una grande conquista, vuol dire meno rogne, meno scioperi e più controllo sociale. Avete sentito per caso in tv o letto sui giornali che questi sindacati hanno protestato contro questo provvedimento? Macchè! Pappa e ciccia con Berlusconi. Non mi meraviglierei se uno dei segretari di questi sindacati avesse ricevuto la promessa di un seggio sicuro alle prossime elezioni europee di giugno.

Misure anti crisi: Berlusconi rafforza la casta dei Taxisti e limita la concorrenza nel trasporto pubblico

13/02/2009 alle 08:33 | Pubblicato su economia, lavoro, politica | Lascia un commento
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Il Governo liberista di destra di Berlusconi che “lotta per una maggiore libertà e concorrenza nel mercato” e che “pone al centro della sua azione di governo la liberalizzazione dell’economia dai lacci e lacciuoli”, ieri al Senato con l’ennesimo voto di fiducia nel decreto “mille proroghe” che contiene un maxi-emendamento che ogni 60 giorni viene ripresentato al Parlamento, ha fatto un super regalo alla casta dei taxisti penalizzando il servizio di noleggio con conducente (ncc). Gli autonoleggiatori, infatti, non potranno più fare la concorrenza ai taxi sulle strade dei comuni dove esiste tale servizio. Sono state introdotto anche sanzioni pesanti per i contravventori. E’ finita, dunque, la concorrenza nel settore del servizio taxi soprattutto nelle grandi aree urbane come Roma e Milano.

In questo modo si batte la crisi, sì ma quella dei taxisti che in questo modo vedranno proteggere il loro lavoro e il loro monopolio nel servizio di trasporto pubblico. E tutti gli altri vadano a fare in culo, specie i consumatori!

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“Art. 3. – (Servizio di noleggio con conducente). – 1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio.

2. Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco.
3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione“;

b) dopo l’articolo 5, è inserito il seguente:
“Art. 5-
bis. – (Accesso nel territorio di altri comuni). – 1. Per il servizio di noleggio con conducente i comuni possono prevedere la regolamentazione dell’accesso nel loro territorio o, specificamente, all’interno delle aree a traffico limitato dello stesso, da parte dei titolari di autorizzazioni rilasciate da altri comuni, mediante la preventiva comunicazione contenente, con autocertificazione, l’osservanza e la titolarità dei requisiti di operatività della presente legge e dei dati relativi al singolo servizio per cui si inoltra la comunicazione e/o il pagamento di un importo di accesso“;
c) all’articolo 8, il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. Per poter conseguire e mantenere l’autorizzazione per il servizio di noleggio con conducente è obbligatoria la disponibilità, in base a valido titolo giuridico, di una sede, di una rimessa o di un pontile di attracco situati nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione“;
d) all’articolo 11, i commi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
“3. Nel servizio di noleggio con conducente, esercitato a mezzo di autovetture, è vietata la sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercìto il servizio di taxi. In detti comuni i veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente possono sostare, a disposizione dell’utenza, esclusivamente all’interno della rimessa. I comuni in cui non è esercìto il servizio taxi possono autorizzare i veicoli immatricolati per il servizio di noleggio con conducente allo stazionamento su aree pubbliche destinate al servizio di taxi. Ai veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente è consentito l’uso delle corsie preferenziali e delle altre facilitazioni alla circolazione previste per i taxi e gli altri servizi pubblici.

4. Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso la rimessa. L’inizio ed il termine di ogni singolo servizio di noleggio con conducente devono avvenire alla rimessa, situata nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione, con ritorno alla stessa, mentre il prelevamento e l’arrivo a destinazione dell’utente possono avvenire anche nel territorio di altri comuni. Nel servizio di noleggio con conducente è previsto l’obbligo di compilazione e tenuta da parte del conducente di un ‘foglio di servizio’ completo dei seguenti dati: a) fogli vidimati e con progressione numerica; b) timbro dell’azienda e/o società titolare della licenza. La compilazione dovrà essere singola per ogni prestazione e prevedere l’indicazione di: 1) targa veicolo; 2) nome del conducente; 3) data, luogo e km. di partenza e arrivo; 4) orario di inizio servizio, destinazione e orario di fine servizio; 5) dati del committente. Tale documentazione dovrà essere tenuta a bordo del veicolo per un periodo di due settimane“;

e) dopo l’articolo 11, è inserito il seguente:
“Art. 11-
bis. – (Sanzioni) – 1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 85 e 86 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e dalle rispettive leggi regionali, l’inosservanza da parte dei conducenti di taxi e degli esercenti il servizio di noleggio con conducente di quanto disposto dagli articoli 3 e 11 della presente legge è punita:

a) con un mese di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla prima inosservanza;

b) con due mesi di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla seconda inosservanza;
c) con tre mesi di sospensione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla terza inosservanza;
d) con la cancellazione dal ruolo di cui all’articolo 6 alla quarta inosservanza“.

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