I privilegi dei Senatori non più eletti…e la tessera AGIS di Schifani?

22/04/2009 alle 08:23 | Pubblicato su cronaca, politica, società | Lascia un commento
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Che un Senatore possa avere il rimborso del pedaggio autostradale e dei viaggi in treno e in aereo durante il suo mandato, può essere anche accettabile se quest’ultimo persegue davvero l’interesse collettivo a vantaggio di tutto la collettività. Ma scoprire che questo privilegio veniva conservato anche oltre il proprio mandato e finchè rimaneva in vita anche se non più eletto, fa rabbrividire!

Oggi il Presidente del Senato Schifani viene lodato da tutti i quotidiani di regime, perchè ha insediato una commissione composta da senatori che dovrebbe procedere al taglio di questi privilegi. E si è svegliato solo adesso?

E poi perchè mantenere questo bonus ancora per le due legislature successive alla decandenza del mandato???

Si è detto di tutto e di più sui privilegi della “casta” dei parlamentari, ci auguriamo che questa indicazione venuta da Schifani non sia il solito spot!

E la tessera per il cinema gratis quando gliela togliamo?

Vi ricordate della tessera AGIS per entrare al cinema gratis che i parlamentari hanno e che lo stesso attuale Presidente del Senato Schifani si pregiò di esibire il 5 maggio del 2002, quando cerco di entrare nel cinema Aurora a Palermo nonostante fosse tutto esaurito? Si beccò anche “un tapiro d’oro” da parte di Striscia la Notizia.

Magistrale fu il commento del giornalista Simone Lucido su Repubblica dell’epoca:

“Ero presente al cinema Aurora quando il senatore Schifani ha tentato di entrare nonostante la sala fosse piena e lui fosse senza titolo d’ingresso. Ho visto l’arroganza dei suoi accompagnatori, l’arrivo della polizia, la rabbia impotente degli addetti all’ingresso e del gestore. Assistere a queste forme primitive di sopruso e di esercizio del potere fa stare male e mi ero sentito sollevato quando ho visto che il caso, anche se piuttosto edulcorato, era finito sui giornali. Ora, di fronte alle scuse presentate da chi ha subito l’offesa provo un forte senso di pena e di rabbia per un paese in mano a una classe dirigente di così basso profilo“.



Terremoto L’Aquila: la “passione” dell’illegalità di un Paese senza più regole

10/04/2009 alle 07:40 | Pubblicato su politica, società | 1 commento
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Oggi solenni funerali. In una giornata simbolica della tradizione cattolica, la passione di Cristo prima di essere crocefisso, l’Italia va tutta al funerale delle vittime del terremoto abruzzese.

Chi più chi meno si porta dentro l’angoscia per non essere riusciti ad evitare o quantomeno limitare i danni della sciagura capitata. Magari con un evacuazione preventiva, magari cercando di sfollare le persone dalle case subito dopo la scossa delle 23.30, che è stata il preludio di quella ben più devastante delle 3.32.  Ma così non è andata.

Il dolore delle vittime, lo strazio della città, le perdite umane devono far riflettere tutti sui costi di questa tragedia. Tutta l’Italia paga il prezzo dell’illegalità per non essere riusciti a garantire il rispetto di norme certe per la costruzione con criteri anti-sismici dei palazzi. Il malaffare, la corruzione e i mancati controlli, sono lo specchio della medaglia dell’incancrenimento della vita pubblica nel nostro Paese.

Quando l’eccezione diventa la norma e quando si consegna un Paese in mano ai furbi e a chi antepone l’interesse personale su quello della comunità, non ci si può vantare che la macchina dei soccorsi abbia funzionato benissimo e che siamo i primi nel mondo nel riuscire a contrastare le emergenze. Perchè il Paese non vive di questo, ma dovrebbe cercare di evitare le emergenze, come accade in tutto il mondo Occidentale.

Ci aspettano anni molto tristi, durante i quali saranno accertate le responsabilità per il crollo dei palazzi “vuoti”, con colonne fatte di sabbia senza ferro, di creta o senza fondamenta – e durante i quali emergeranno in tutta la loro gravità, le evidenze tragiche di chi avrebbe dovuto vigilare e far rispettare le regole. Poi alla fine non pagherà nessuno.

Ci vorranno anni per la ricostruzione e nel frattempo le persone continueranno a sopportare il dolore dell’attesa.

La rabbia dei cittadini abruzzesi è ancora sopita dal dolore, ma presto si accorgeranno di essere stati essi stessi presi in giro per primi.

L’illegalità ha un costo elevatissimo per il nostro Paese e una tragedia di questa portata deve farci aprire gli occhi su quello che concretamente significa “ritorno alla moralità pubblica”.

Il futuro è compromesso perchè in un Paese così nessuno vuol investire, nessuno crede, nessuno ha fiducia.

Se queste vittime devono aprirci gli occhi e farci trovare nuovo slancio per ripartire, allora cerchiamo tutti insieme di lavorare per ritrovare un Paese smarrito più civile e più rispettoso di quelle regole che, sono assolutamente necessarie per ritrovare la forza propulsiva per ricominciare a costruire il nostro futuro.

Omofobia è emergenza nell’Unione Europea: rapporto dell’Agenzia per i diritti Fondamentali (FRA)

01/04/2009 alle 07:27 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | Lascia un commento
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Ieri uno studio reso noto dall’Agenzia per i diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea ha evidenziato che il problema dell’omofobia,  sta danneggiando la salute e la carriera di quasi 4 milioni di persone in tutta Europa.

115874L’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali ha detto che in molti paesi la polizia non riesce a gestire i crimini legati all’omofobia (abusi verbali ad attacchi mortali) e che molti governi e scuole non affrontano la questione con la dovuta serietà.

Il direttore dell’agenzia Morten Kjaerum ha sottolineato come in molti paesi Ue questi attacchi non vengono nemmeno denunciati e ha sollecitato un miglioramento del sistema di denunce.

Questo crea un circolo vizioso che spinge le vittime a rimanere “invisibili” invece di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o denunciare alle autorità gli abusi subiti.

“Fin dalla più tenera età, le parole dispregiative usate per gay e lesbiche a scuola insegna a queste persone a rimanere nell’ombra”, spiega lo studio pubblicato oggi.

“Spesso sono vittime di discriminazioni e molestie sul posto di lavoro e in molti paesi non possono rendere legale la loro relazione di coppia”.

Il rapporto indica che gay, bisessuali e transgender nella vita di tutti i giorni sono oggetto di pregiudizio e di discriminazioni che colpiscono tutti gli ambiti sociali, dal posto di lavoro, alla scuola alla sanità.

Lo studio consiglia caldamente di denunciare in modo anonimo i crimini di omofobia per combattere il problema, evidenziando progetti pilota in Danimarca, Paesi Bassi e Slovenia.

Alcuni casi gravi di discriminazione hanno coinvolto le autorità d’asilo, con ufficiali che hanno negato rifugio a fuggitivi perché non credevano che fossero perseguitati per il loro orientamento sessuale.

In termini di sanità, la discriminazione può spingere le vittime ad evitare di chiedere aiuto e, in alcuni casi, queste persone sono state curate partendo dal presupposto che il loro orientamento sessuale fosse “un problema o una malattia”.

Lo studio, che ha messo insieme ricerche condotte in 27 paesi, riporta che oltre la metà dei cittadini dell’Unione Europea sostiene che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale sia molto diffusa nella propria nazione.

Bulgaria, Estonia, Lettonia, Polonia e Romania sono risultate le più ostili nei confronti delle manifestazioni “gay pride” e si sono verificati attacchi in contro-manifestazioni. In altri cinque paesi, Repubblica Ceca, Cipro, Ungheria, Italia e Malta ”appelli a migliorare i diritti di omosessuali e transegender sono stati accolti da risposte negative da alcuni politici e da rappresentanti di istituzioni o di gruppi religiosi”.

Soltanto tre stati dell’Ue, Belgio, Paesi Bassi e Spagna, danno pieni diritti ai matrimoni tra persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender, mentre la maggior parte degli altri paesi non dà loro alcun diritto in questo senso.

Nei Paesi Bassi, l’82% degli intervistati si è dichiarato a favore dei matrimoni con partner dello stesso sesso, rispetto all’11% in Romania e al 12% in Lettonia.

Il livello di accettazione, continua lo studio, è piuttosto elevato anche in Francia, Austria, Svezia e Spagna, dove figure politiche e religiose hanno partecipato a dimostrazioni gay pride per dare visibilità alla questione.

Ma l’apertura mentale tende a diminuire quando si chiede un’opinione sull’eventualità che gli omosessuali adottino dei bambini.

Anche se la rappresentazione dell’omosessualità sui media è leggermente migliorata, continuano a prevalere gli stereotipi, conclude lo studio.

L’Italia risulta  per numero di abitanti, il paese con il più alto tasso di omofobia sia sociale che politica e istituzionale.

Il documento ricorda, inoltre, come in Italia la presenza vaticana costituisca un elemento decisivo di sostegno all’ideologia omofobica e discriminatoria.

Per quanto riguarda l’Italia però un terreno fondamentale per la lotta all’omofobia è rappresentato dai media perché, mentre l’atteggiamento della carta stampata è relativamente positivo (salvo la cronaca nera), permane una fortissima difficoltà nei mezzi radio-televisivi dove, quando si parla di omosessualità, prevale una presenza religiosa omofoba quasi sempre senza contradditorio. Inoltre, sempre più spesso, i media italiani danno ampio spazio a battaglie “contro l’omosessualità” ad opera di uomini di spettacolo, calciatori e cantanti, che in nome di una non meglio specificata “lobby gay”,   evidenziano che l’orientamento sessuale sia sempre più una scelta che fa moda, piuttosto che una naturale inclinazione dell’individuo quale essa in realtà è.

La rapida approvazione di una normativa anti-omofobia rappresenterebbe un segnale molto forte di controtendenza sia sul piano legislativo che su quello culturale e politico. I numerosi appelli affinchè il Parlamento italiano estenda le aggravanti della legge Mancino del 1993 anche ai reati d’odio contro gay e trans, sono rimasti finora inascoltati per l’opposizione delle gerarchie vaticane.

leggi anche: il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel mondo

<<Beautiful thing del 1996, un film straordinario che andrebbe proiettato in tutte le scuole per rappresentare quello che gli adolescenti gay soffrono nella scoperta e accettazione della propria omosessualità>>.

leggi anche:

Omosessualità = pedofilia l’equazione ignobile di Bertone

Grillo 168 L’Europa di “cosa nostra” e le banche

01/04/2009 alle 06:40 | Pubblicato su politica, società | Lascia un commento
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Giuseppe Moscarella (An) sindaco di Orta Nova picchia un giornalista della Stampa, Gianni Lannes, per reprimere il dissenso e cancellare l’informazione libera: è il Popolo della Libertà!

29/03/2009 alle 08:59 | Pubblicato su cronaca, politica, società | Lascia un commento
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Gianni Lannes è un giornalista de La Stampa di Torino che è stato picchiato dal sindaco di Orta Nova in provincia di Foggia, Giuseppe Moscarella di Alleanza Nazionale oggi PDL, che si è visto chiedere la documentazione sulla situazione di ben 4 edifici scolastici pericolanti, senza nessuna certificazione, che ospitano 2 mila studenti, oltre agli insegnanti e al corpo non docente. Ad Orta Nova sono arrivati 2 milioni di euro per sistemare queste scuole; ma la giunta non ha speso un solo euro. E’ stata presentata un’interpellanza dall’On. Leoluca Orlando il 28 gennaio scorso al presidente del Consiglio Berlusconi, al ministro Gelmini e al ministro delle infrastrutture Matteoli e a tutt’oggi non è ancora giunta alcuna risposta. I vigili del fuoco hanno scoperto che queste scuole non sono mai state collaudate, sono prive di certificazione antincendio, praticamente sono totalmente illegali eppure sono aperte. Anche il Tg3 nazionale il 27 febbraio scorso e poi anche La7, hanno ripreso questa notizia.



Luigi De Magistris candidato alle elezioni europee 2009 con Antonio Di Pietro per l’Italia dei Valori

17/03/2009 alle 16:50 | Pubblicato su politica, società | Lascia un commento
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leggi anche: De magistris: Poseidon, Why not, Toghe lucane. Chi indaga viene cacciato!

leggi anche: De Magistris perchè mi hanno tolto le inchieste Why Not e Poseidone


Testo dell’intervento:

La prima cosa in questo momento importante, per la mia storia personale e professionale è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la P maiuscola.
Lascio un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni.
Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico Ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita.
Sono stato in qualche modo ostacolato in questa attività che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l’attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane, e in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale.
Mi sono, in sostanza, reso conto che non ci sono più le condizioni per esercitare, almeno per quanto riguarda la mia persona, le funzioni che amo e, quindi, di riuscire a fare qualcosa di importante come magistrato in questo Paese.
Cercherò di portare la mia esperienza personale, la mia passione civile e il mio amore per la giustizia e la mia attenzione ideale in quella che è la realtà principale in cui si possono modificare le cose, i fatti e anche la storia di un Paese, che è appunto la politica con la P maiuscola.
Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori e dell’impegno richiestomi dalla società civile. E’ l’impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia.

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Conferenza Onu contro il razzismo: l’Italia non partecipa, unico Paese in Europa a ritirarsi per sostenere l’apartheid di Israele

07/03/2009 alle 05:34 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | 1 commento
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La prima Conferenza mondiale dell’ONU contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenophobia e l’intolleranza che vi è associata – si tenne a Durban in Sud Africa nel 2001.  La prossima assise generale di tutti i Paesi del mondo denominata “Durban II”, si terrà a Ginevra in Svizzera dal 20 al 25 aprile 2009. A Durban la conferenza dell’Onu aveva al centro non solo la questione di Israele e Palestina, ma il tema delle «riparazioni» per la schiavitù che il Sud chiedeva al Nord e i problemi dei migranti. Erano temi non solo per le diplomazie, ma discussi dagli 8.000 partecipanti al Forum della società civile, con confronti e scontri tra valori, esperienze e proposte di organizzazioni sociali di tutto il mondo.

In queste ore divampa la polemica dell’Italia e Israele contro la bozza di testo preparatoria che dovrà aprire i lavori della conferenza.

L’Italia per bocca del suo ministro degli Esteri Frattini, ha già annunciato che non parteciperà alla conferenza perchè ha giudicato alcune frasi della bozza preparatoria dei lavori  “aggressive e antisemite”.  Il documento esprime infatti una critica durissima nei confronti della politica israeliana nei territori palestinesi occupati. 

Nella dichiarazione si legge che la condotta tenuta da Tel Aviv costituisce “una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l’umanità e una forma contemporanea di apartheid”. In altri stralci del testo viene espressa “profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato, mentre Tel Aviv viene accusata di “tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori” oltre che di costituire “una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza”.

Ieri Frattini, al termine di un incontro bilaterale con la collega israeliana Tzipi Livni a margine del Consiglio Esteri Nato a Bruxelles,  aveva annunciato che l’Italia non avrebbe partecipato alla Conferenza Onu sul razzismo a causa della bozza di dichiarazione finale contenente delle ”frasi aggressive e antisemite” ed aveva riferito di aver ”parlato personalmente con l’Olanda, la Danimarca e la Francia” spiegando come avessero espresso ”grandi dubbi”. Per questo il titolare della Farnesina aveva affermato di auspicare che altri Stati europei potessero seguire l’esempio italiano.

Ma poche ore fa la Francia ha annunciato che, invece, vi parteciperà “perchè è importante esserci per permettere che le tensioni non degenerino e non prendano il posto della lotta in difesa per i diritti umani”. Anche il Vaticano farà lo stesso ed anche tutti gli altri paesi europei.

Dunque l’Italia di Berlusconi scegli di allinearsi con Israele contro tutto il resto dell’Europa, come se nell’ultima aggressione di Israele nei confronti dei Palestinesi a Gaza lo scorso gennaio, non fosse accaduto nulla. Le frasi incriminate non sono affatto razziste ma denunciano chiaramente l’azione criminale del Governo israeliano che massacra, segrega e discrimina i palestinesi in violazione di ogni norma internazionale. Nulla più. Il fatto che si voglia impedire in una conferenza dell’Onu di analizzare quanto accaduto per impedire che aggressioni simili si ripetano nel prossimo futuro, è inammissibile.

Il razzismo, in tempi di migrazioni mondiali e di politiche repressive contro immigrati e minoranze, è sicuramente uno dei più urgenti problemi internazionali. Di questo, alla conferenza di Ginevra, tutti governi dovrebbero essere chiamati a rispondere,  all’opinione pubblica e alle vittime di tutto il mondo. Anche l’aggressione di Israele nei confronti dei Palestinesi è un tema che va discusso senza censure, nella maniera più trasparente possibile e senza demagogia.

Ma si sa, ormai la linea del Governo italiano nei confronti dei temi dell’immigrazione va nella direzione della discriminazione e della chiusura totale. Sicuramente in ambito internazionale tutti i provvedimenti che stanno accompagnando le decisioni interne di Berlusconi e della Lega, verso gli immigrati e i cittadini di etnia rom, non ci fanno fare una bella figura all’Onu e, pertanto, è meglio non esporre il fianco a critiche ben più feroci che potrebbero venire dalla partecipazione ad un evento internazionale di portate globale come quello che si terra a Ginevra alla fine di aprile.

Le tv e i Tg hanno omesso completamente di leggere quelle che sono le frasi che Frattini ha definito razziste e antisemite.

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Agente “Betulla”: Conferma radiazione dall’albo dei giornalisti per Renato Farina

04/03/2009 alle 19:21 | Pubblicato su politica, società | Lascia un commento
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Oggi pomeriggio i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno confermano la condanna di Renato Farina pronunciata dall’Ordine dei giornalisti. L’ex vicedirettore di Libero e ora parlamentare era stato radiato a marzo dell’anno scorso: nelle indagini sul rapimento di Abu Omar era emerso che Farina fu arruolato nel Sismi con il nome in codice di ‘Betulla’.

Renato Betulla Farina, che ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar prendeva soldi dal Sismi per spiare colleghi e pubblici ministeri. Oggi è deputato Pdl e ha appena proposto una commissione d’inchiesta sul “caso Genchi”, il funzionario di polizia che svolge regolari consulenze per le Procure. Nel Paese di Sottosopra, è normale che chi agisce secondo la legge venga punito e chi la rispetta premiato.  Modesta proposta: siccome i politici che vogliono arrestare o multare o radiare i giornalisti che scrivono la verità, da Mastella a Gasparri a Bergamini, sono tutti iscritti al’Ordine dei Giornalisti, perchè l’Ordine non li espelle prima che quelli espellano noi”.  E’ quanto scrive Marco Travaglio su l’Unità nella sua rubrica quotidiana ‘Zorro’.


Stupro della Caffarella rumeni colpevoli a tutti i costi, la Polizia prende una “cantonata” clamorosa

04/03/2009 alle 09:08 | Pubblicato su cronaca, media, società | 2 commenti
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“Naso schiacciatofaccia da pugile e capelli lunghi e neri…». Questa è stata la descrizione del fidanzatino della ragazzina stuprata a Roma al parco della Caffarella lo scorso 14 febbraio.  Gli inquirenti in quelle ore affermavano che non si sarebbero fermati finchè li avrebbero presi: “lo dobbiamo soprattutto alla ragazza e alla sua famiglia” affermava in quelle ore il questore Giuseppe Caruso e qualche ora più tardi si vanterà della sua “investigazione pura” di tipo tradizionale, senza tracce elettroniche e telematiche, all’antica.

E’ arrivata ieri la notizia che sono tutti negativi gli esami sui reperti trovati nel parco della Caffarella, a Roma, dopo lo stupro di San Valentino. La polizia scientifica scagiona definitivamente Alexandru Isztoika Loyos, 20 anni, e Karol Racz, 36. Anche i prelievi effettuati sui mozziconi delle sigarette fumate dai violentatori e sui fazzolettini usati dopo la brutale aggressione smentiscono le accuse. Il profilo genetico ricavato dagli esperti effettuando queste analisi è differente da quello degli indagati. E dunque non ci può essere alcun dubbio: non sono stati i due romeni arrestati il 17 febbraio a violentare la ragazzina di 15 anni e a picchiare il suo fidanzato. Non combacia, dunque, il Dna e anche l’esito delle verifiche sulle impronte digitali conferma l’estraneità dei due. Non da ultimo l’identikit reso dalla vittima e dal suo findanzatino non si avvicinano minimamente alle caratteristiche somatiche dei due fermati.

Ribadendo senza ombra di dubbio che chi ha commesso questo orrendo crimine dovrà pagare, è però doversoso evidenziare come l’impazzimento generale che la commistione tra media e xenofobia  ha generato, abbia provocato la scelta delle forze dell’ordine e delle autorità di andare alla  ricerca, in poche ore, del colpevole a tutti i costi. Lo stupratore per la polizia e la gente non poteva che essere immigrato, non poteva che essere straniero, non poteva che essere rumeno. Si è sputato talmente tanto fango sulla comunità rumena dopo che i presunti colpevoli sono stati esibiti come trofei dalla polizia davanti alla folla inferocita, che oggi la notizia del clamorosa “cantonata” presa dagli investigatori non pare scuotere affatto le coscienze dei giustizieri della prima ora.

A questo punto aspettiamo soltanto che i due ex imputanti Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, vadano ospiti a Porta a Porta oppure a Matrix e che magari il Capo della Polizia  vada a stringere  loro la mano con tante scuse e “un arrivederci e grazie”. Ma nulla di tutto questo accadrà, ovviamente, e la notizia scomparirà dalle cronache molto presto.

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Censura internet: continuano gli attacchi contro Youtube e Facebook degli intellettuali italiani

28/02/2009 alle 16:01 | Pubblicato su media, politica, società | Lascia un commento
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Il prof. Francesco Alberoni nell’ambito della strategia del Governo Berlusconi per limitare la libertà dell’informazione attraverso internet e perorare, la causa milionaria di risarcimento di Mediaset nei confronti di Youtube, entra nel dibattito quotidiano che ormai affolla lo schieramento dei nemici della rete.

L’articolo comparso il 23 febbraio scorso sul Corriere della sera di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera, segnala un ulteriore preoccupante ripiegamento del sistema intellettuale italiano, di fronte alla crisi.

Il senso del ragionamento delle minchiate che scrive questo sociologo  è quello di dire che visto che i giovani non ci seguono allora aboliamo i giovani e i mezzi di comunicazione che vanno per la maggiore tra di loro: internet.

Alberoni lamenta che i giovani si droghino abbinando cocaina e internet, mentre invece gli anziani come capodogli spiaggiati che passano ore ed ore  davanti alla tv rappresenterebbero un elemento positivo di valori che salvano la nostra società.

Gli stessi ragionamenti di molti leader dell’attuale Governo che cercano in ogni modo di limitare la libertà d’informazione attraverso la rete.

Si cerca di creare in tutti i modi quello spauracchio necessario a chi vuole normalizzare la società, prima che scoppi la grande rivolta  sociale del 2009 dovuta alla dilagante disoccupazione conseguenza della crisi economico finanziaria globale.

Cercano di criminalizzare internet e i canali d’informazione on line tra cui Youtube e la rete di Facebook, per trovare un capro espiatorio al dilagare dei comportamenti “anti-sociali” e “criminogeni” che in tutti i modi cercano di imputare alla rete.

Le notizie devono sparire è questo il loro obiettivo, solo questo. Quando le rivolte per il lavora invaderanno le capitali di mezza Europa e il Tg di Riotta e di Mimun continueranno a parlare di veline e gossip, nessuno dovrà avere l’occasione di informarsi su quello che sta realmente accadendo nel mondo.

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