Eruzione vulcano Eyjafjallajökull: 2010 anno senza estate

16/04/2010 alle 08:32 | Pubblicato su ambiente, politica, salute | 9 commenti
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L’Islanda non è nuova a fenomeni di questo tipo. L’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull non è un caso isolato e non sarà nemmeno l’ultima che l’isola offrira al Pianeta. L’ultima eruzione del Eyjafjallajökull risale a circa 200 anni fa. Vicino ce n’e’ un altro, che recentemente ha dato segnali di attivita’, il Katla. Alcuni ricercatori islandesi ritengono che ci potrebbero essere ripercussioni anche su questo secondo vulcano, la cui ultima eruzione risale al 1981, e che stavolta potrebbe anche essere piu’ intensa. A memoria d’uomo la piu’ grande eruzione mai verificata in Islanda e’ quella del vulcano Laki, nel 1783;  le conseguenze furono quelle di riversare in cielo una nube di cenere che copri’ quasi tutto l’emisfero settentrionale. La stagione estiva fu completamente annullata da un inverno freddo con carestie in tutta Europa e anche in Nordamerica.

Successivamente nel 1812  il vulcano Soufrière nell’isola di Saint Vincent nei Caraibi eruttò per quasi sei mesi. Due anni dopo nel 1814 toccò al Mayon nelle Filippine nel 1814. Un anno dopo tra il 5 e il 15 aprile del 1815 ci fu l’eruzione del vulcano Tambora nell’isola di Sumbawa, l’attuale Indonesia.

Questi tre vulcani riversarono nella stratosfera ingenti quantità di ceneri e anidride solforosa che rimasero sospesi nell’atmosfera per più di due anni.

L’anno 1816 venne ricordato come l’anno senza estate, conosciuto anche come l’anno della povertà, un anno durante il quale gravi anomalie al clima estivo distrussero i raccolti nell’Europa settentrionale, negli stati americani del nord-est e nel Canada orientale. Il fiume Mississipi gelò in pieno agosto.

L’eruzione del vulcano Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve sporca. Qualcosa di simile accadde anche inItalia, che per un anno circa vide cadere della neve rossa, anche in Sicilia in pieno agosto. I raccolti furono tutti distrutti e la carestia interesso tutta la Penisola.

L’Europa, che stava ancora riprendendosi dalle guerre napoleoniche, soffrì per la mancanza di cibo. Ci furono rivolte per il cibo in Gran Bretagna in Francia e i magazzini di grano vennero saccheggiati. La violenza fu peggiore in uno stato senza sbocchi sul mare come la Svizzera, il cui governo fu costretto a dichiarare un’emergenza nazionale. Grandi tempeste, piogge anomale e inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all’eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell’agosto del 1816.

Nel 1816 la temperatura si abbassò perchè, come accade sempre in caso di importanti eruzioni vulcaniche, la luce del sole fatica ad attraversare l’atmosfera e con l’oscuramento del sole arriva l’effetto di raffreddamento.

Esistono prove del fatto che nel passato vi sono stati parecchi episodi di intensificazione del vulcanismo in tutto il mondo, nonchè di un possibile legame con il mutamento climatico. Se poi il mutamento climatico  sia una causa o un effetto delle variazioni nel tasso di vulcanismo rimane una questione del massimo interesse. Sembra che i vulcani costituiscano un meccanismo di raffreddamento globale che modera termostaticamente le periodiche brusche variazioni della temperatura che si verificano nel corso dei millenni.

Anche nel nostro Paese l’Etna sta dando segni di agitazione in questo momento, lo ha fatto proprio pochi giorni fa con numerose scosse di terremoto. E sono sempre di più gli scienziati che mettono in relazione l’aumento dell’attività sismica del Pianeta con il risvegliarsi dei vulcani in tutto il mondo.

Ma quanto potrà durare l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull? L’ultima voltà è andato avanti per due anni! E la nube di cenere arriverà sul nostro Paese sul tirreno nella giornata di lunedì.

Francamente lo scenario è fosco e i media televisivi non hanno più di tanto lanciato l’allarme. Lo stop del traffico aereo su larga parte del nord Europa è solo uno dei segnali inequivocabili di un cambiamento in atto che potrebbe riservarci spiacevoli sorprese da un punto di vista socio-economico.


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