Perchè in Italia si muore sempre il primo giorno di lavoro?

28/03/2009 alle 21:07 | Pubblicato su lavoro, politica | Lascia un commento
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Le cronache ci stanno abituando sempre più spesso a notizie di morti di lavoratori assunti proprio il primo giorno di lavoro. Sembra una litania quella delle edizioni locali di tg e carta stampata che specificano, sempre, che nei cantieri le cosidette “morti bianche” avvengono  il primo giorno di servizio del lavoratore. Che il povero lavoratore morto sia stato assunto e abbia iniziato a lavorare proprio il giorno stesso della sua morte, di sicuro non potrà mai testimoniarlo a nessuno, ma i datori di lavorano ci tengono sempre a precisarlo che,”purtroppo”,  era il primo giorno di lavoro.

Perchè si dichiara sempre che la morte è avvenuta il primo giorno di lavoro?

Perchè il governo Berlusconi con il l’art. 39 del D.L.  112 del 25 giugno 2008, convertito in legge il 6 agosto 2008, n. 133 ha “semplificato” la materia della tenuta del libro matricola e le relative sanzioni per chi contravviene alle nuove disposizioni.

In particolare Berlusconi ha voluto istituire il “libro unico del lavoro” che non è più necessario conservare sul luogo dove si svolge l’attività lavorativa, come era prima. Il nuovo libro unico del lavoro dovrà essere conservato presso la sede legale del datore di lavoro o, in alternativa, presso lo studio dei consulenti del lavoro o degli altri professionisti abilitati. L’iscrizione del lavoratore dovrà avvenire “soltanto” entro il giorno 16 del mese successivo. E’ evidente che questa “semplificazione”, in un Paese di diffusa illegalità, vada nella direzione di facilitare il più possibile il lavoro nero, il lavoro irregolare di quelli che comunemente vengono rappresentati come “non segnati”. E nell’edilizia questa piaga è dilagante. Ma c’è di più! La legge sul “libro unico del lavoro” prevede che in caso di controllo da parte degli ispettori del lavoro, il datore di lavoro abbia tempo 15 giorni prima di fornire il registro e se non lo fa, la sanzione pecuniaria va da 250€ a 2000€. Come dire se vi becchiamo vi diamo tutto il tempo per mettervi in regola con la compilazione del “libro unico del lavoro”. Cosa volte di più? Prima dell’approvazione di questo decreto legge, il datore di lavoro aveva l’obbligo della tenuta del libro matricola e del libro paga in ogni sede di lavoro. L’iscrizione del lavoratore doveva avvenire il primo giorno di lavoro e in caso di omessa istituzione e presentazione immediata di questi registri, in caso di ispezioni, la sanzione amministrativa andava da 4000€ a 12.000€. Le sanzioni erano state inasprire dal Governo Prodi con l’art. 1178 della legge finanziaria 2007 (l. 296 del 27/12/2006).

Vi ricordo che nello stesso decreto legge sempre nell’art.39 c’è stata anche l’abrogazione della legge 188 del 17 ottobre 2007, voluta dal Governo Prodi, per combattere la piaga delle dimissioni in bianco.

Continuo a chiedermi cosa di liberale ci possa essere in Berlusconi, se ogni provvedimento che questa maggioranza prende, va nella direzione opposta al contrasto dell’illegalità. Si cerca, costantemente, in ogni provvedimento, di favorire chi froda e chi specula sulla pelle dei lavoratori, senza rafforzare le misure di ispezione e verifica.

leggi anche: Le dimissioni in bianco dei lavoratori volute da Berlusconi

Il piano casa di Berlusconi con i soldi per gli sfrattati

15/12/2008 alle 17:23 | Pubblicato su economia | Lascia un commento
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Il precedente Governo Prodi (decreto legge 159/2007 art. 21, covertito in legge nr. 222 del 29/11/2007) aveva stanziato 550 milioni di euro per realizzare un programma straordinario di ristrutturazione di alloggi popolari da rimettere subito a disposizione dei cittadini; sotto sfratto; aveva inoltre recuperato altri 150 milioni di euro per il finanziamento di programmi innovativi in ambito urbano e altri 100 milioni di euro per ristrutturare altrettanti immobili pubblici per affittarli a canoni sostenibili. Nella legge finanziaria 2008 il Governo Prodi aveva proceduto anche alla definizione dell’ alloggio sociale (come richiesto da norme comunitarie, e come definito dalla legge 8 febbraio 2007, n.9) a cui erano stati destinati altri 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 e aveva istituito un Fondo per le politiche giovanili con 15 milioni di euro per incrementare gli alloggi da destinare alla locazione sostenibili dei giovani nelle grandi aree metropolitane.

Il Governo attuale, ha ridotto drasticamente tali risorse facendo rimanere esclusivamente i 550 milioni di euro, ma bloccandone il trasferimento agli enti locali che in alcuni casi, li avevano già impegnati stanziandoli per progetti urgenti di edilizia pubblica. Con il decreto legge 112 del 25 luglio 2008 il governo Berlusconi ha azzerato il piano straordinario previsto dal decreto legge 159/2007 del Governo Prodi e spostato i 550 milioni di euro verso il nuovo “piano casa”.

L’ennesimo spot del Governo si e’ realizzato e per mesi non si e’ fatto altro che parlare di questo faraonico progetto di edilizia urbana che concretamente mette a disposizione meno risorse di quelle globalmente stanziate precedentemente. Sono stati in questo modo cancellati circa 12.000 nuovi alloggi popolari a canone sostenibile, per i quali erano già state stanziate risorse e partiti i progetti. Un vero e proprio blitz del Governo Berlusconi passato sotto-silenzio nell’agosto scorso.

La legge nr. 133 del 6 agosto 2008 (pubblicata sulla GU il 21 agosto) che ha convertito il decreto legge 112/2008 dava 60 giorni di tempo al Governo per predisporre il decreto attuativo del cosiddetto piano casa, ad oggi non ancora emanato.

Quello che si sa e che e’ stato scritto tra i principi del nuovo provvedimento, e’ che viene stravolto completamente il riferimento agli alloggi in affitto che viene sostituito con il riferimento alla “prima casa”. Dunque un netto cambio di rotta da un piano di alloggi ad affitto calmierato a uno per la proprieta’. Siamo completamente fuori dall’Europa. Questo Governo persegue politiche opposte a quelle di tutti gli altri paesi UE che mediamente spendono ogni anno lo 0,7 del PIL nella realizzazione di nuovi alloggi in affitto contro il nostro 0,07, cioè 10 volte di meno. Il patrimonio di case pubbliche in Italia raggiunge la quota del 5% e siamo ultimi in Europa dove in diversi paesi arriviamo (Spagna, Francia e Germania) ad oltre il 40% con punte in alcuni paesi superiori al 50%. Il Governo Berlusconi con il suo “piano casa” ha deciso in questo modo che tutto viene messo in mano alle società immobiliari private, per un’offerta di alloggi diretti alle fasce sociali medio alte dimenticandosi completamente dell’edilizia residenziale pubblica, che dovrebbe finanziarsi unicamente con i soldi derivanti dalla svendita generalizzate degli alloggi pubblici esistenti. E intanto costruttori grandi e piccoli si fregano le mani nell’attesa di spartirsi i 550 milioni scippati agli sfrattati.
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Le dimissioni in bianco dei lavoratori volute da Berlusconi

15/12/2008 alle 17:13 | Pubblicato su lavoro | 2 commenti
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La legge del 17 Ottobre 2007  n. 188 recitava che la lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l’intenzione di recedere dal contratto di lavoro, e’ presentata dalla lavoratrice e dal lavoratore, su appositi moduli predisposti e resi disponibili gratuitamente dalle direzioni provinciali del lavoro e dagli uffici comunali, nonche’ dai centri per l’impiego. I moduli riportano un codice alfanumerico progressivo di identificazione, la data di emissione, nonche’ spazi, da compilare a cura del firmatario, destinati all’identificazione della lavoratrice o del lavoratore, del datore di lavoro, della tipologia di contratto da cui si intende recedere, della data della sua stipulazione e di ogni altro elemento utile. I moduli avevano validita’ di quindici giorni dalla data di emissione. I moduli erano disponibili anche on line, da scaricare dal sito del Ministero del Lavoro e dell’Inps. Questa legge aveva introdotto un principio semplice, il divieto di far firmare preventivamente dimissioni n bianco al lavoratore e alle lavoratrici. Le dimissioni in bianco sono una piaga sociale che soprattutto al sud, ma anche nelle regioni del nord, rappresenta un’arma di ricatta verso tutti quei lavoratori che pur di lavorare, subisco vessazioni contrattuali e irregolarità di trattamento rispetto ai contratti collettivi nazionali. E’ una piaga sociale che limita l’accesso al mondo del lavoro delle donne e le ricatta costantemente rispetto all’evoluzione della loro vita famigliare. “Ti assumo ma se rimani incinta ti  licenzio, se fai sciopero ti licenzio, se non fai quello che dico io ti licenzio”. Purtroppo questo malcostume è dilagante soprattutto nelle piccole aziende, soprattutto nel settore manifatturiero, soprattutto in quelle aree del Paese depresse dove criminalità e sommerso la fanno da padroni.
L’attuale Governo con la legge 133 del 06 agosto 2008 art.39 comma 10 ha abrogato la legge 188/07, completamente!
Nessun giornalista, in nessuna trasmissione o talk show politico ha chiesto conto al Governo di questa pericolosa marcia indietro. Mi chiedo quante persone di buon senso, quanti lavoratori possano condividere questa scelta e appoggiare il Governo. Ma anche questa informazione e’ sparita.

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Contro la piaga delle dimissioni in bianco per i lavoratori


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