Influenza H1N1: rischio pandemia sottovalutato in Italia? File negli Usa per acquistare il vaccino. In Svizzera no alla vaccinazione delle donne incinte.

18/07/2009 alle 07:05 | Pubblicato su cronaca, politica, società | 6 commenti
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All’indomani dell’annuncio giovedì scorso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla diffusione del virus H1N1, che rappresenterebbe la più rapida pandemia a diffondersi di cui si abbia ricordo, i telegiornali di prima serata sono tornati massicciamente sulla notizia, salvo però omettere numerose informazioni e dichiarazioni ufficiali delle autorità sanitarie dei Paesi più colpiti dalla virus.

Nelle passate pandemie, i virus dell’influenza hanno impiegato più di sei mesi per diffondersi al livello raggiunto dal nuovo virus H1N1 nel giro di meno di sei settimane.  E’ diventato pertanto impossibile per le autorità sanitarie e per i laboratori tenere il conto dei singoli casi — che per la maggior parte non sono particolarmente virulenti, mentre il virus continua a diffondersi a macchia d’olio.

Si conterebbero già più di un milione di casi negli Stati Uniti, dove Obama ha stanziato quasi 2 miliardi di euro per l’acquisto degli ingredienti per il vaccino e per aiutare le autorità sanitarie nella campagna di vaccinazione.

In Gran Bretagna il prof. Liam Donaldson, direttore del National Health Service, ha relazionato giovedì scorso al Governo sull’ ipotesi di 65.000 morti, già dal prossimo inverno. La previsione arriva dopo pochi giorni dall’annuncio del Ministro della Salute Andy Burnham sull’aumento dei contagi che già dalla fine di agosto potrebbero raggiungere i 100.000 casi al giorno. In Gran Bretagna si registrano già i primi casi di morte da H1N1 di persone che non avevano precedenti problemi di salute, ma perfettamente sani. In dieci giorni è stato registrato un aumento del 46% nel numero dei casi di morte e il conto delle vittime è salito a 29, dieci nelle ultime 48 ore. Il Governo Brown ha deciso la vaccinazione di massa già da settembre. E’ a rischio la riapertura delle scuole. Infatti tenere chiuse le scuole per un lungo periodo potrebbe ridurre la diffusione dell’influenza suina, la facilità del contagio tra i bambini potrebbe potenzialmente limitare il numero di morti. Più del 60% dei casi di influenza suina sono stati riscontrati tra i più giovani, con l’incidenza più alta tra i cinque a 15 anni.

Anche in Francia Sarcozy  già lo scorso giugno ha deciso la vaccinazione obbligatoria di tutti i francesi maggiori di 3 mesi.

Intanto Stati Uniti e Gran Bretagna hanno lanciato un’allerta: evitare da subito di recarsi in Argentina dove il virus non è più sotto controllo e il contagio sarebbe molto più diffuso di quanto non confermato dalle autorità sanitarie. Il governo argentino ha dichiarato in queste ore l’emergenza sanitaria nazionale dopo che e’ stata accertata la presenza del virus H1N1 in alcuni maiali e a Buenos Aires si va in giro con la mascherina.

Nel resto dei paesi europei l’allerta rimane alta. Anche la Germania ha stanziato due miliardi di euro per vaccinare i tedeschi. Imprese belghe hanno cominciato ad acquistare importanti quantità di mascherine di protezione per essere pronte a prevenire un’eventuale ondata di assenze del loro personale colpito dal virus della nuova influenza. Lo scrive l’agenzia Belga, citando fonti imprenditoriali. Il direttore commerciale di una grande industria farmaceutica di Liegi (sud del Belgio) riferisce di avere ricevuto un ordine per 1,25 milioni di mascherine da parte di una grande banca belga. Secondo il commissario interministeriale «Influenza» Marc Van Ranst, dal 12 al 35% della popolazione belga potrà contrarre il virus da qui alla fine dell’inverno prossimo.

I dati del contagio in Cina rimangono oscuri. Data la vastità del paese e la scarsa trasparenza delle autorità sanitarie, non si hanno informazioni certe sul grado di diffusione del virus h1n1.

In Italia cosa succede?

Il Governo italiano prevede di vaccinare “entro fine anno 8,6 milioni di italiani, ovvero il 14% della popolazione tra cui oeratori sanitari, lavoratori di servizi essenziali e malati cronici. Ferruccio Fazio, vice ministro della Salute ha affermato che  “l’Italia può contare su 4 milioni di scorte di farmaci antivirali ed ha già avviato accordi, semmai ne avesse bisogno, per l’acquisto di altri sei milioni di dosi”.  Il ministro rassicura e chiude anche il numero gratuito 1500 attivato lo scorso aprile per dare informazioni sul virus: “le caratteristiche cliniche della nuova influenza A/H1N1 sono di modesta gravità e del tutto simili a quelle dell’influenza stagionale” – ha tagliato corto il ministro. Il Governo Italiano, inoltre, dai suoi siti web istituzionali non da alcuna indicazione sui Paesi a  rischio: l’Argentina si può visitare quindi. Il Governo, insomma, continua a smorzare l’allarme e attua la cosiddetta politica “delle dita incrociate”. Si continua nel frattempo ad incapsulare il principio attivo che dovrebbe combattere il virus, acquistato nel 2005 durante l’emergenza dell’aviaria e fino a un mese fa ancora stipato in bidoni in alcune caserme dell’esercito. Con il ritorno dalle vacanze degli italiani in giro per il mondo, verificheremo se i contagi si impenneranno e se le strutture sanitarie riusciranno a contenere l’influenza.

Cosa dobbiamo realmente aspettarci?

Nei prossimi giorni non troveremo più il puntuale report dei contagiati nei vari Paesi del mondo, dopo che l’OMS giovedì scorso ha dichiarato che a questo punto è del tutto inutile, bensì soltanto l’indicazione dei focolai di infezione. Quello che più fa paura è la sua diffusione su larga scala che potrebbe far mutare il virus e renderlo immune ai principali anti-virali utilizzati in questo momento per combatterlo. Con l’arrivo dell’autunno nell’emisfero nord, l’abbassamento delle temperature, potrebbe accellerare il processo di contagio. Inoltre  l’economia mondiale, già duramente colpita dalla recessione dopo la crisi finanziaria cominciata nel settembre 2008, in caso di contagi su larga scala verrebbe ancor di più compromessa.

Su questi scenari, infine, bisogna registrare anche l’annuncio delle principali case farmaceutiche in grado di produrre il vaccino, che hanno dichiarato di non poter più accettare ordinativi da parte dei governi. Sarebbe già tardi, infatti, perchè per soddisfare le richieste dei principali paesi occidentali, sarebbero tagliati fuori più della metà degli altri stati del mondo. E sarà difficilissimo se non addirittura impossibile, che uno stato si privi di parte delle dosi di vaccino, per aiutare un altro stato. Se davvero la nuova influenza non è una bufala, i Governi che non si sono mossi per tempo per acquistare dosi massiccie di vaccino, potrebbero uscire davvero malconci a causa della pandemia e poter solo portare la triste contabilità dei morti.

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