Stupri di serie A e stupri di serie B come distrarre i cittadini dalla crisi economica

16/02/2009 alle 07:58 | Pubblicato su politica, società | 1 commento
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Se la differenza che riguarda l’indignazione popolare sullo stupro deve essere quella di caratterizzare una violenza guardando soltanto a chi la compie, sicuramente c’è il pericolo fortissimo di una deriva xenofoba della società.

In un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, quello che bisognerebbe evitare è trovare i capri espiatori, di creare i mostri di cui aver paura e individuare il nemico da colpire. Ma si sa che farlo per chi governa vuol dire distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi della crisi economica che non riesce a gestire.

La violenza alle donne è un atto gravissimo in qualsiasi forma essa venga attuata e in qualsiasi contesto si verifichi, ma ciò che fa rabbia è che se la violenza viene commessa da un immigrato i media cavalcano la notizia e fomentano lo sgomento popolare, se viene commessa da italiani e spesso da “buoni italiani” allora l’informazione passa sotto voce a mezza bocca e dopo mezza giornata viene già dimenticata dalle cronache. Questo sta accadendo.

E’ ancor di più odioso l’atteggiamento di chi ha responsabilità di governo che soffia sul fuoco dell’indignazione popolare che fomenta e incita alla giustizia fai da te.

Chi ha risposto all’emergenza sicurezza con i tagli alle dotazioni della Polizia e con pochi e sparuti soldatini per le strade delle città metropolitane a guardia dei monumenti e delle ambasciate, oggi sceglie di promuovere le ronde, formazioni di cittadini a cui delegare il controllo del territorio: siamo all’acqua fresca! Continuano a cavalcare l’onda emotiva per continuare a carpire quel consenso che non hanno più e che in campagna elettorale li avevano avvantaggiati perché avevano accusato chi era al Governo di non fare abbastanza.

I parchi delle grandi città sono poco illuminati, interi quartieri sono lasciati a se stessi senza il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine e perché ci si lamenta quando accadono simili crimini? Non sarebbe stato più facile indignarsi prima perché i lampioni erano tutti spenti?

Si attacca poi la magistratura rea di essere buonista con i delinquenti e non si perde l’occasione di continuare la battaglia contro di essa per continuare nell’opera di distruzione del potere giudiziario.

Ma nessun uomo di Governo ricorda che se non c’è la certezza della pena nel nostro Paese è colpa di leggi sbagliate e fumose che permettono di evitare le condanne a tutti i livelli, fin anche per i reati più spregevoli.

Se un creditore deve fare causa al suo debitore che non lo paga dopo la vendita di un bene e, probabilmente, non vedrà mai soddisfatta la sua legittima richiesta di pagamento perché i meccanismi tortuosi del processo sono lunghi e farraginosi e non lo garantiranno mai, perché ci si scandalizza solo se uno stupratore viene messo agli arresti domiciliari? E’ la legge signori, nel primo e nel secondo caso, è solo il rispetto della legge!

Si può delinquere rimanendo in giacca e cravatta senza sconcertare l’opinione pubblica ma creando più danno di quanto non si pensi, oppure lo si può fare da reietto senza fissa dimora, magari clandestino, senza le tutele formali di una società garantista.

Se la gente non si scandalizza perché Mastella si candiderà con Berlusconi alle Europee, se non si scandalizza perché l’evasione fiscale è arrivata a livelli record (300 miliardi di euro l’anno!), se non si scandalizza perché le speculazioni sui prezzi continuano allegramente e se le banche continuano a fare il bello e cattivo tempo a danno dei risparmiatori, ma di cosa vi meravigliate?

Il Governo vuole intervenire per decreto per arginare l’ondata di stupri di queste ore.

E l’emergenza non c’era pure prima, non c’è da sempre nei confronti delle donne che subiscono violenza nel chiuso delle mura domestiche, dai loro mariti, compagni, conviventi? E la legge sullo stalking che giace ancora in Parlamento non poteva essere varata per decreto? Era meno urgente di quello che la cronaca racconta in queste ore?

C’è una via d’uscita?

Sì, ricostruire dalle fondamenta un modello di società diversa, ripartendo dalla scuola per ripartire dalla costruzione di un rapporto di convivenza civile che si è perduto a causa della perdita di quei valori di solidarietà che per anni sono stati alla base della civiltà dell’inclusione sociale.

Femminicidio stalking la violenza sulle donne nascosta

24/01/2009 alle 13:52 | Pubblicato su diritti civili, politica, società | Lascia un commento
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Oggi giornali e tv focalizzano la loro attenzione “sugli stupri nella capitale”, uno per la verità accaduto in un piccolo comune a est della città di Roma, Guidonia. Fatti gravissimi che creano sconcerto e rabbia, specie se pensiamo che queste violenze riguardano sempre le donne. Da subito stampa e tv amplificano queste tragiche notizie spostando il problema sulla sicurezza nelle città e il contrasto all’immigrazione. E’ addirittura intervenuto il Governo d’urgenza, prorogando l’intervento dei militari nelle città. Per altri sei mesi i militari potranno fare la guardia all’obelisco a piazza S. Giovanni in Laterano a Roma. Oppure fare la guardia fuori dall’Ambasciata dell’Arabia Saudita su viale Regina Margherita, sempre a Roma. Le forze dell’ordine hanno intrapreso battute nelle campagne intorno a Guidonia per abbattere baracche abusive, setacciare i campi nomadi ecensire gli immigrati senza fissa dimora, extracomunitari e non. I nemici sono sempre i rumeni. Questo è lo scenario che i cittadini hanno sotto gli occhi attraverso le televisioni.

In nessun modo si giustificano queste violenze e chi se ne è reso responsabile dovrà pagare.

Ciò che però è indispensabile denunciare in maniera forte è l’ipocrisia di chi oggi torna a ribadire che esiste l’emergenza sicurezza, senza affrontare il problema più ampio della violenza sulle donne.

Nonostante la strage di donne continui, un vero e proprio quotidiano femminicidio silenzioso, il Governo continua ad essere latitante continua con i suoi spot sulla sicurezza con i “soldatini nelle città”.

Giovedì scorso ben tre donne, tre mogli, tre mamme, sono state uccise dai loro mariti. Massacrate a roncolate, a colpi di pistola, violentate. Ma i media non si sono minimamente soffermati sul problema del femminicidio. Dall’inizio dell’anno sono già 20 le donne rimaste vittime di violenza all’interno della propria famiglia. Quasi una al giorno. L’anno scorso le donne rimaste vittime di abusi e violenze consumate all’interno del nucleo familiare sono state ben 238. Una strage infinita. A nessuno è venuto in mente di andare ad intervistare il ministro dell’interno Maroni o il Presidente del Consiglio per chiedere conto di cosa il Governo sta facendo per risolvere questo problema. Le notizie passano, le donne muoiono e poi arrivano gli stupri che accendono i riflettori sull’unico problema che sembra avere questo Paese rispetto alla sicurezza: gli immigrati. Ed anche questa volta non è la violenza sulle donne l’emergenza su cui focalizzare gli sforzi del Governo.

In Italia è sempre più emergenza. La principale e prevalente violenza sulle donne si genera all’interno dei nuclei familiari, figli, mariti, conviventi ne sono spessissimo i responsabili prevalenti. Le donne sono completamente lasciate sole al loro destino, vittime di abusi, molestie, violenze fisiche e psicologiche ripetute, sistematiche.

Anche in questo caso, il Governo ha fatto solo spot. L’annunciata legge sullo stalking che il Ministro delle pari opportunità Carfagna aveva annunciato e che il Governo ha presentato al Parlamento giace in chissà quale cassetto al Senato. Contrariamente a quanto annunciato dal Ministro Carfagna che aveva detto che la legge sarebbe stata approvata entro la fine di marzo, il disegno di legge del Governo non è stato nemmeno calendarizzato e quasi sicuramente non lo sarà che dopo l’estate. In Italia, l’86% delle vittime dello stalking e’ una donna ed ha un’età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%). Sono dati diffusi dall’Osservatorio nazionale stalking dell’Associazione italiana di psicologia e criminologia.

Ammettere che sia la famiglia il principale coacervo di violenza nella nostra società è un tabù, specie per tutti quelli che continuano a sbracciarsi per difenderne i valori fondanti che a loro dire vengono minacciati dal relativismo culturale della sinistra e da chi vuole una legge sulle unioni civili per le coppie di fatto.

Più morti della mafia. La famiglia italiana uccide più della mafia, della criminalità organizzata straniera e di quella comune. Ogni tre giorni una donna muore per mano del proprio compagno. Sono infatti oltre 1.300 le vittime negli ultimi sei anni. Quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, la casa, si trasforma a volte in una camera delle torture. Ma esiste una violenza che non arriva alle prime pagine dei giornali. E’ quella dell’umiliazione quotidiana, della dipendenza economica, della denigrazione che alcuni uomini operano nei confronti delle loro compagne. Un processo invisibile, di cui la violenza fisica è solo l’ultimo atto. I responsabili sono – in entrambi i casi – uomini possessivi, incapaci di gestire l’abbandono, la separazione e il rifiuto.

La storia di Stella Palermo

In Spagna dove esiste lo stesso problema, tra i primi provvedimenti che il Premier Zapatero, ha concretizzato dopo la sua vittoria all’elezioni c’è stata una legge che affrontava il problema della violenza sulle donne. Il Governo Spagnolo ha fatto approvare dal Parlamento una legge che istituisce tribunali speciali deputati unicamente a reprimere questo problema, con pene severissime.

La legge afferma che “si tratta di una violenza diretta contro le donne per il mero fatto di essere donne, considerate dai propri aggressori, come soggetti privi dei più elementari diritti di libertà di rispetto e di potere decisionale”. La violenza “di genere”, afferma questa legge, costituisce uno degli attacchi più pericolosi ai diritti fondamentali.

I “tribunali per la violenza di genere” sono competenti a istruire e decidere le cause per omicidi, lesioni, violazioni della libertà, sessualità dell’integrità morale o di ogni altro reato che comporta violenza e intimidazione commesso contro una persona che è o è stata moglie o che ha avuto una relazione sentimentale, con o senza convivenza con l’aggressore.

In Italia una legge simile è ostacolata anche dalla Chiesa che non può accettare che venga riconosciuto per legge il reato di violenza contro la donna. Questo è l’unico motivo per cui questa legge non passa e viene affossata di legislatura in legislatura, così come del resto una legge che punisca l’omofobia.

E l’altro ieri a Foggia un uomo ha mandato alla ex moglie un Sms dove diceva “domani ti ammazzo”, cosa che poi puntualmente ha fatto. Ma quante altre morti annunciate dobbiamo avere per ottenere questa legge? Quante altre storie “Amore Criminale” dovrà raccontare in tv per svegliare le coscienze dei politici? E’ assurdo. Quella sullo stalking è una legge semplice che darebbe alle forze dell’ordine la possibilità di intervenire. E poi c’è il problema della giustizia, ma questa è un’altra storia, ancora più triste. Per l’omicidio della sig.ra Reggiani, la tragedia di Tor di Quinto a Roma (che fece scatenare la Destra contro il Governo Prodi), il giudice ha ridotto la pena all’imputato perchè la donna si è ribellata. Oppure a Genova, Luca Delfino, che ha massacrato e ucciso due donne che ha perseguitato per anni, si è visto riconoscere l’infermità mentale e anche per lui la pena è stata ridotta. Non è un Paese civile questo.

guarda la trasmissione completa di Otto e Mezzo del 26/11/2008

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