Augusta e Priolo come L’Aquila: rischio sismico elevato ma solo sulla carta. Ma un rigassificatore può essere costruito su una zona di colore viola?

19/04/2009 alle 18:09 | Pubblicato su cronaca, politica | 1 commento
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Mi sono chiesto se quello che è accaduto a L’Aquila potesse essersi verificato anche in altre zone d’Italia. Se fosse stato possibile cioè, costruire case e palazzi con criteri meno restrittivi rispetto al reale rischio sismico. Ed ancora se addirittura nelle zone maggiormente a rischio, per intenderci quelle viola, identificate nella mappa del rischio sismico elaborata dall’INGV nel 2004  e recepita con l’ordinanza n. 3519 PCM del 28 aprile 2006, qualcuno avesse potuto costruire impianti industriali non adatti ad una zona fortemente soggetta a terremoti. Ancora una volta, internet, è stata una fonte preziosa di informazioni.

Lo scenario è la provincia di Siracura ed in particolare il polo petrolchimico di Augusta che si erge proprio su una zona di colore viola, pertanto dovrebbe essere identificata come territorio con pericolosità sismica elevata: “rischio 1” per intenderci – lo stesso che avrebbe dovuto avere L’Aquila, ma che la Regione Abruzzo ha lasciato, invece, come “rischio 2”. La stessa identica cosa riguarda la totalità dei comuni della Sicilia orientale, classificate dall’INGV come un territorio ad altissima pericolosità sismica secondo la più recente classificazione dell’ordinanza n. 3519 PCM del 28 aprile 2006.

Il 13 dicembre 1990 alle h 1,24 ci fu una scossa di terremoto che forse superò il IX grado della scala mercalli che per 45 secondi fece tremare tutta la Sicilia sud-orientale. Oggi sappiano che l’epicentro del sisma venne individuato in mare nel golfo di Augusta, ma per quasi un anno venne dichiarato ufficialmente che si trovava spostato più a sud di 55 km, prima a Noto e poi a Carlentini. Il terremoto è passato alla storia come “il terremoto di Carlentini” il centro abitato che registrò il maggior numero di morti. In totale il sisma provocò 17 morti con quasi 15.000 senza tetto. Un sisma largamente previsto data la natura geologica del territorio. Più volte, negli anni precedenti, gli scienziati avevano dato l’ allarme; purtroppo, questo allarme non è stato mai preso in seria considerazione dalle Autorità competenti, le quali si sono augurate solamente che tale evento non accadesse mai. Insomma come per il terremoto de L’Aquila.

La delibera n. 408 del 19/12/2003 della Regione Sicilia che ha recepito l’ordinanza del PCM n. 3274 del 20/03/2003,  sancisce per tutti i comuni interessati da questo terremoto il “rischio 2”, più basso dunque di quello previsto dall’ordinanza n. 3519 PCM del 28 aprile 2006, che assegna a questa zona il famigerato colore viola. Nessuna modifica alla delibera 408 del 19/12/2003 è stata apportata ad oggi.

Il polo petrolchimico siracusano sorge in un’area compresa nel territorio dei comuni di Mililli, Priolo Gargalo e Augusta. L’industrializzazione selvaggia iniziata negli anni ’50, ha concentrato in questa zona una serie incredibile di impianti. Pochi giorni dopo il sisma del 1990 la Regione Sicilia finanziò  altri tre insediamenti nella zona industriale di altrettanti impiani petrolchimici. Per quasi 10 mesi ci fu un black out informativo totale sul terremoto nella zona di Augusta e l’attenzione dei media si concentrò completamente su Carlentini. Di li a poco arrivò la “prima Guerra del Golfo” e non se ne parlò più. E come se non bastasse vogliono impiantare su questo territorio un rigassificatore… ma i rigassificatori possono essere costruiti nelle zone sismiche colorate di viola?

visita e informati anche su “Il Terremoto dei Silenzi”

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1 commento »

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  1. se non ci ammazzerà il terremoto lo faranno le raffinerie.ho detto tutto


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